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La città del Palladio va verso il fondo...

Di Mario Giulianati Venerdi 22 Dicembre 2017 alle 09:45 | 0 commenti

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Sembra che si sia giunti al capolinea della vicenda Fondo immobiliare del Comune di Vicenza. Due assessori, Antonio Dalla Pozza e Michela Cavalieri, qualche settimana fa hanno dichiarato che ci lavoravano da due anni quando il sindaco Achille Variati ritenne di comunicare all'intero mondo vicentino che era intenzionato, a Natale, a concludere con un bel no tutta la faccenda. Un no che durò pochissimo perché, sempre a detta dei mass media, tutto rientrò nel binario predisposto dai due solerti assessori, forti di un appoggio delle Categorie così rapide nell'esprimersi tramite i presidenti che vien da pensare che gli organismi siano stati sentiti per telefono.

Comunque una prima considerazione mi è d'obbligo. Due anni per mettere sul tavolo in modo definitivo, o quasi, la formula di partecipazione al Fondo immobiliare, e poche settimane per dare al Consiglio Comunale e alla città il tempo per valutare quelle che, si suppone, siano una vagonata di documenti, di studi, di delibere fatte e rifatte, di consulenze, di ipotesi e di numeri che chiamarli ballerini è ancor poco.Fortuna che per qualche volonteroso esiste una informazione giornalistica che tenta di farci sapere qualche cosa, altrimenti per 22 dei 24 mesi citati saremmo vissuti praticamente senza saper nulla di quanto stava accadendo.

Sempre con l'incertezza dei numeri ballerini, qualche cosa si può comunque dedurre. La prima è che se il Comune cede al Fondo quella diecina (altro numero ballerino) di immobili di sua proprietà, allora praticamente rimane a mani vuote. Ovverossia senza un patrimonio immobiliare disponibile per operazioni di urgenza in caso di problemi eccezionali che, nei prossimi venti anni, possono anche accadere. Non mi pare una buona prospettiva. La seconda è legata al fatto che il Fondo, tramite Investire SGR o qualche altro soggetto legato alla sua società di gestione, costruisce degli uffici per il Comune e una parte della Biblioteca Bertoliana. Pare un successo. Pare ma non è. In realtà il Comune consegna dieci immobili e ne ottiene un paio. Ma in affitto e se i miei conti non sono del tutto ballerini questi affitti, per 18/20 anni costano, euro più euro meno, dai 12 ai 14 milioni di euro. Naturalmente pagati dai vicentini.

Ma la cosa non finisce qui. È vero che nel conferire al Fondo gli immobili non si paga l'IVA, ma quando rientreranno quei due particolari edifici, l'IVA si pagherà e, ancora una volta euro più euro meno, dovremmo sborsare 4 milioni di euro. Insomma pressappoco una quindicina di milioni. Mica bazzecole. Si può controbattere che in qualche misura incasseremo un'IMU che ora non esiste. Ma nessuno è, per ora, in grado di dire quanto varrà.

Una terza deduzione è quella relativa ai rientri e ai costi. Sempre considerando che tutto vada per il meglio, tutto secondo i piani, che ancora non si conoscono, che il mercato immobiliare, affitti e vendite, si sostenga in modo un pochino più favorevole di quanto non accada oggi e che alla fin fine gli affitti sianosostanziosi per tutti i 18/20 anni di vita del Fondo, anche questi son numeri ballerini, e che finiti gli anni ballerini si proceda alla vendita degli immobili riqualificati, non è il Comune il primo a incassare. Il primo evidentemente è chi ha cacciato il denaro e quindi Invimit Sgr, società di gestione del MEF, che deve rientrare di quanto, 51 milioni di euro si legge, ha elargito inizialmente nell'operazione e incassare gli interessi che, a occhio e croce, si aggirano sul 4%. Annuo. Pressappoco una trentina di milioni. Di interessi si intende.

Ma poi bisogna, da galantuomini, retribuire chi si è preso la briga di gestire tutta questa vicenda, quindi Investire Sgr o chi, in una gara pubblica si spera, prenderà il suo posto. Una operazione del genere, valutabile pressappoco attorno agli 85 milioni complessivi con un impegno operativo per un paio di decenni, sempre un euro in più o uno in meno, costerà una diecina, forse abbondante, di milioni. Sempre di euro si intende.

Alla fine, sperando nella fortuna che tutto vada per il meglio, potrebbe anche essere che qualche cosa rimanga anche per il nostro Comune che deterrà una parte delle quote del Fondo. Ma se va storta anche una sola operazione allora giungeremo alla resa dei conti con i piatti lavati.

L'ultima considerazione mi riporta all'inizio e cioè: cosa si dovrebbe fare in una circostanza del genere? A mio parere andrebbe assolutamente esercitata la prudenza, anche se per qualche personaggio della politica pare che sia meglio guardare al futuro e vederlo roseo, un rosa che a mio avviso è l'alterazione del rosso. Un futuro che non è proprietà personale di qualcuno, ma dell'intera comunità. Quella sì del futuro perché si rischia di lasciare a chi verrà un mucchio di problemi irrisolvibili e le casse, comunali, praticamente vuote.


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