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La bimba che in un anno ha preso a prestito 212 libri in biblioteca

Di Rassegna Stampa Martedi 14 Febbraio 2017 alle 08:33 | 1 commenti

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Alice nel paese dei libri è una favola, ma anche una storia vera. Alice nella realtà si chiama Angelica, ha sette anni e abita in un paese di tremila abitanti alle porte di Bassano del Grappa, cuore del Veneto che brilla(va) per dedizione al lavoro e schei , meno per la voglia di cultura. Ebbene, facendo conti e conteggi coi propri utenti, alla biblioteca di Bassano si sono accorti che ce n’era uno speciale: in un anno aveva preso a prestito (e restituito) 212 libri. E questo vorace lettore era una bambina di sette anni. Vedere per credere. Prima di incontrarla mettiamo in borsa un libretto illustrato: servirà a rompere il ghiaccio.

Non va secondo le attese. «Angelica, volevo chiederti...». Tempo di alzare gli occhi dal notes e la bambina ha le mani sulle pagine aperte. Legge e, semplicemente, tu non le interessi più. Assorta, concentrata, da un’altra parte... Mamma Michela, giornalista: «L’avevo detto, no?». «Onnivora, predilige ancora opere con immagini, ma si sta progressivamente avvicinando alla lettura di parole pure», dice la nota dei bibliotecari. In un Paese dove il 9,1 per cento delle famiglie non ha in casa neppure un libro (report Istat 2015) e quasi la metà della popolazione non va oltre i tre libri l’anno. Angelica tutto questo non lo sa, però, a modo suo, lo intuisce. «I tuoi compagni ti dicono qualcosa? Ti apprezzano?». La bambina va secca: «No, anche perché nessuno dei miei compagni legge libri». La madre racconta. «Ha iniziato la prima elementare che sapeva a malapena scrivere il nome. Ero perplessa, perché alcuni compagni già leggevano e scrivevano. Le ho proposto dei libri...». Accesa la miccia, è esploso un mondo. «Angelica ama i libri con figure e animali. Ha letto talmente tanto che, da una figura, mi anticipa la storia che verrà. Per lei è un gioco». Michela vuol proteggere la figlia: «Non facciamone un fenomeno, non lo è». Sa che la lettura in tenera età non corrisponde necessariamente a un adulto vorace di pagine. La bambina, però, nella semplicità di alcune risposte ha tratti adulti. Perché leggi così tanto? «Perché mi fa stare bene». Oltre al piacere, ti interessa anche quel che c’è nei libri? «Sì, importa anche quello che ho imparato». Quali storie preferisci? «Quelle con le fate». C’è un libro speciale, tutto tuo? «Sì, quello al Polo Sud, ci sono degli animali». È tardi, Angelica saluta e se ne va. Il nostro regalo, sottobraccio, è già un po’ vecchio.
Di Renato Piva, da Corriere della Sera

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Commenti

Inviato Mercoledi 15 Febbraio 2017 alle 12:07

Dovremmo investire sulla cultura per i nostri giovani, che sono il futuro e già hanno un pesante fardello sulle spalle, le pensioni d'oro, il debito pubblico... serve una sana e sincera riflessione.
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Commenti degli utenti

Sabato 13 Gennaio alle 18:56 da kairos
In Lettura di Parolin e Formisano su Vittorio Emanuele II, Indipendenza Veneta Vicenza Città: irrispettoso ricordare a Vicenza "il re infingardo che sottomise Terre Venete"
A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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