Quotidiano | Categorie: Economia&Aziende

Associazioni Unite per il Fondo concordi su tre punti concreti pro vittime banche: accelerare decreto attuativo fondo ristoro, sede Anac in Veneto, 100 mln da Intesa. I punti politici siano riservati al voto

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Sabato 30 Dicembre 2017 alle 11:14 | 0 commenti

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Mercoledì 27 dicembre 2017 a seguito della approvazione in legge del Fondo vittime da reato finanziario, le associazioni Unite per il fondo si sono incontrate presso la sala Adiconsum di Mestre per valutare quanto approvato e predisporre eventuali iniziative. L'ordine del giorno era condensato in un punto: Verifica legge riguardante il Fondo Vittime da reato Finanziario, approvata con legge di bilancio il 23/12/2017. Le associazioni presenti Adiconsum, Adusbef, Adoc, Casa del Consumatore, Codacons, Ezzelino III da Onara, Federconsumatori Veneto, Federconsumatori Friuli Venezia Giulia, Lega Consumatori, Unione Consumatori Veneto hanno manifestato l'intenzione di incontrare quanto prima il ministero dell'economia, l'Autorità anticorruzione (Anac) e Intesa SanPaolo.

Questo allo scopo di attivare i tre punti su cui l'accordo è unanime: accelerare la scrittura del decreto attuativo della legge sul Fondo di ristoro per i risparmiatori delle sei banche italiane in default (fra cui le due ex popolari venete, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca); istituire un ufficio distaccato Anac in Veneto e procedere alla ripartizione dei 100 milioni resi disponibili da Intesa per i casi più disagiati.

A fronte di queste azioni, magari minimaliste ma con prospettive di sviluppo pratico a partire dai 100 milioni del fondo statale incrementabile che si aggiunge ai 100 promessi da Intesa Sanpaolo, prosegue l'encomiabile ma sempre più di fatto velleitaria azione di "Noi che credevanmo nella BPVi", che al presidente della Commissione d'inchiesta sulle banche Pier Ferdinando Casini chiede che dia «pubblico accesso a tutti gli atti e documenti che detiene in modo che tutti i risparmiatori truffati e loro associazioni possano liberamente consultarli, atto che come capirete sarà indispensabile al raggiungimento di verità e giustizia in queste tragiche vicende che, come avete visto, coinvolgono centinaia di migliaia di cittadini onesti.

Che, però, la "giustizia" certifichi "verità" ormai conclamate e di sistema (malagestio delle banche e assenza di controlli o, peggio, controlli pilotati da parte di Bankitalia e chi di dovere) non si tramuterà in alcun recupero dei propri risparmi da parte dei soci traditi, lo ripetiamo noi che fino ad un certo punto abbiamo sostenuto e spinto l'azione delle associazioni più battagliere che hanno contribuito a far venire a galla i mali del sistema.

I due piani, a nostro parere, oggi vanno distinti.

Uno è quello del recupero pratico, sia pure parziale, dei propri denari ed oggi la via del fondo istituito dal governo è l'unica percorribile per la massa dei risparmiatori che dovrebbe ricompattarsi e includere anche le associazioni, ad oggi minoritarie, che non dialogano con il gruppo di quelle che hanno spinto e ottenuto l'istituzione di quel fondo, con l'obiettivo comune di farlo rimpinguare consistentemente.

L'altro piano è quello, politico ma condivisibile, della lotta per modificare il sistema, piano su cui potrebbero convergere anche in questo caso tutte le associazioni magari a sostegno di inizative come quelle del Movimento Risparmiatori Traditi, il primo partito dei soci truffati da Veneto Banca, BPVi e non solo di cui ci ha riferito Alberto Artoni.


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