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La formazione in Regione Veneto: il, non più, presunto Clan Romano fa "risparmiare" sui controlli dei rendiconti e i fornitori dei CFP appartengono ai CFP. Come per l'Irigem degli Jannacopulos di Rete Veneta fan di Donazzan

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Domenica 28 Maggio 2017 alle 20:04 | 0 commenti

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Pubblicato il 17 marzo, aggiornato il 28 maggio alle 20.04. «Nell'ambito della nostra inchiesta sulla «formazione in Regione Veneto, il presunto "Clan Romano" ed Elena Donazzan. 700 mln dei fondi pubblici 2007-2013 in "mano" a consulenze private..», ci sono arrivate, ve lo abbiamo raccontato, ben 12 "diffide" a non pubblicare più e a "cancellare" quanto già pubblicato con tanto di riferimenti documentali ai nomi e ai fatti riferiti. Ne prendiamo atto e... proseguiamo dopo aver compiuto alcuni passi a tutela nostra e della prosecuzione del nostro lavoro per i lettori e  i cittadini veneti». Così scrivevamo il 17 marzo, oggi vi rinfreschiamo la memoria e da oggi in poi, scusandoci per l'attesa legata ad ulteriori informazioni acquisite e ad alcuni casi, vedi BPVi e Fondazione Roi, che ci hanno assorbito più del previsto, pubblicheremo nuove puntate dopo aver controllato, con cura, altri documenti, senza mai averne ricevuti a smentita di quanto finora scritto.

Ebbene, scrivevamo il 17 marzo, molti esperti di finanziamenti pubblici affermano, all'unanimità, che il danaro pubblico ricevuto non si deve utilizzare solo per finalità collettive, bensì deve essere speso.

Spendere i soldi ricevuti è il primo obiettivo da perseguire. E allora i guadagni possono essere ingenti, se si conoscono i trucchi della rendicontazione, ovvero quell'obbligo imposto dalla Regione e dallo Stato agli enti beneficiari di risorse collettive per dimostrare la "bontà" delle attività formative finanziate.

Se il comune cittadino veneto spulciasse i libri regionali ufficiali e pubblici della rendicontazione dei fondi regionali ed europei potrebbe rendersi conto che le irregolarità - nell'ultimo periodo - riscontrate dagli uffici ispettivi, nell'attuazione dei corsi a finanziamento nella nostra Regione sono inferiori allo 1%. Un risultato... straordinario, che equivale a un 10, se con o senza lode lo vedremo, per tutte le scuole accreditate in Regione per la formazione e l'istruzione professionale.

Ma il quesito che oggi ci poniamo è il seguente: perché i tagli per le irregolarità dei finanziamenti per la formazione sono quasi inesistenti? Sono veramente tutti estremamente regolari o i controllori sono disattenti ed ogni tanto si fanno sfuggire qualche milione perché non avevano il tempo per completare le procedure di verifica.

Questo quesito potrebbe apparire una mera "illazione" del provocatore di turno, magari autore del solito dossier ingombrante per i piani alti della politica e della dirigenza che le è vicina, o viceversa. Ma l'illazione diventa dubbio fino a sconfinare nella ragionevole certeza grazie alla lettura "incrociata" dei bilanci di alcune società controllate o collegate a queste Istituti.

Stati patrimoniali e Conti economici che si gonfiano di immobili e liquidità, mentre la disoccupazione giovanile nazionale raggiunge il 41% e il 25% degli italiani (veneti compresi) è in povertà assoluta o relativa. Attenzione non vogliamo fare di tutt'erba un fascio. Vi sono anche realtà funzionali che spendono quanto ricevono, ma non sono la maggioranza.

Incrociando le visure camerali con i proprietari e le dichiarazioni fiscali di molti enti di formazione, la nostra inchiesta sta evidenziando risorse consistenti distratte dai nobili scopi educativi della formazione verso meno aristocratici conti correnti. Un fiume di soldi che ha visto e vede crescere il portafoglio dei titolari delle scuole e non l'occupazione. Alvei di personale assunto ad esempio per la progettazione dei corsi, che spesso è il solito taglia incolla centrifugato di vecchi progetti sbiancati con l'amuchina.

Progetti, per esempio, a S. Donà di Piave per conto di Ipea della gestione Florio che risultano coordinati anche dal commercialista, le cui fatture venivano rendicontate ai fini dei contributi.

Acquisti di immobili a suon di milioni di euro (case,terreni ed alberghi) da parte di Camouflage srl principale fornitrice di Ipea ma di proprietà della stessa coppia Florio Rossato, citata nei precedenti articoli.

Irigem di Rosà che ha quasi sempre un solo fornitore per la pubblicità, uno per la locazione delle aule scolastiche, uno per il noleggio delle attrezzature scolastiche ed informatiche. Fornitori che coincidono, però, quasi sempre con la proprietà stessa del Centro di formazione professionale, la famiglia Jannacopulos a cui fa capo Rete Veneta, oltre che ora anche Antenna 3, e molto vicina a Elena Donazzan, l'assessore a cui Santo Romano risponde politicamente

E non pare esserci provincia che abbia enti esenti da queste "cattive" prassi.
Anche lo scandalo ed il buco milionario dello IAL Veneto, non è stata una semplice mala gestione dei soliti "furbetti" sindacalisti, ma una vera e propria complicità nell'omissione di controllo di alcuni funzionari e dirigenti regionali allora preposti.
E' sempre più chiaro che il gran commis della Formazione, Santo Romano, ha sentito l'esigenza di appaltare dal 2009 ad oggi servizi di controllo dei rendiconti, degli enti finanziati, ad un soggetto esterno, magari tarando un capitolato teleguidato, per fedelissimi funzionari veneziani.
Dal 2009 aveva vinto l'appalto la lombarda Iter Audit, gia indicata nei precedenti articoli e che successivamente in data 13 settembre 2013 viene posta in liquidazione, .

Lo scettro del controllo dei rendiconti dei corsi finanziati viene poi gestito dalla capofila di un Raggruppamento Temporaneo di Imprese BDO spa di Milano, che ha appena vinto - per la seconda volta - l'appalto regionale, con ancora minori risorse finanziarie per... "velocizzare" i controlli e ridurre la spesa "pubblica".

Certo è che anche la società BDO di Milano riesce a mantenere i costi di verifica dei rendiconti affidatigli dalla Regione recuperando una buona parte dei vecchi dipendenti di Iter audit, come Greco e Ferro o risparmiando su i revisori dei conti, come Greta Angelini, che si firmano revisori e non lo sarebbero (non lo sono, dicono i documenti in nostro possesso...) ma controllano guidati dalla committenza i rendiconti (da "guidare"?).
Ora il controllo di come sono stati spesi gli "schei" pubblici è ancora più "efficiente". Si controlla quello che serve, si vede ciò che serve vedere ed in particolare si applicano le regole del contratto "ad personam", su segnalazione interna. Tutto è reso possibile da una gara d'appalto che non permette al vincitore di eseguire nei metodi e tempi, e con quelle modeste risorse, una verifica finanziaria puntuale, come previsto dalla normativa nazionale ed europea.

A presto.


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