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In solo 1500 a Sandrigo firmano contro i richiedenti protezione internazionale, Maria Rosaria Baldin scrive al prefetto: vergognosa petizione a cui non voglio essere associata

Di Citizen Writers Martedi 2 Gennaio alle 00:09 | 0 commenti

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Gentile direttore, rendo nota proprio oggi, primo giorno dell'anno, la lettera inviata al prefetto di Vicenza il 20 novembre scorso con richiesta di pubblicazione. È il mio punto di vista sulla "petizione al prefetto per regolamentare la presenza dei richiedenti asilo negli hotel di Sandrigo". Finora la stampa ha dato voce soltanto a chi ha proposto e promosso la raccolta firme. I promotori, semplicisticamente, hanno fatto credere alla cittadinanza che, firmando, si sarebbe fatto pressione sul prefetto, attivando così il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati - Sprar a partire da marzo.

A quel punto, soltanto una trentina di richiedenti protezione internazionale sarebbero rimasti in paese, senza più nessuno negli hotel. Ma le cose sono molto più complesse. È impossibile immaginare l'adesione alla rete Sprar per marzo, come è impossibile immaginare che i richiedenti asilo possano essere allontanati dagli hotel, in barba a contratti regolarmente stipulati dalle cooperative. In mancanza degli spazi attualmente a disposizione a Sandrigo, sarebbe molto più probabile l'apertura a Dueville di un HUB da 1000 posti stile Cona. Questo però non è stato detto ai sandricensi. Per fortuna, nonostante le imponenti risorse messe a disposizione dall'amministrazione (raccolta firme due mattine alla settimana in piazza, in biblioteca durante gli orari di apertura, volantini in tutti i locali pubblici del paese), le firme raccolte sono state soltanto 1.500, molte meno delle 8.000 immaginate dal consigliere Mariano Chemello.
Ringrazio dell'attenzione, mentre colgo l'occasione per augurare a tutti un anno colorato di Pace, serenità e condivisione.
Maria Rosaria Baldin

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Sandrigo, lì 20.11.2017

Egregio signor Prefetto,

Le scrivo perché mi riesce intollerabile l'idea di essere associata a coloro che, a Sandrigo, hanno avviato una raccolta firme per cacciare i richiedenti protezione internazionale dai due hotel in cui sono ospitati.

Le ultime settimane sono state uno stillicidio quotidiano di articoli ed interviste che mi hanno fatta profondamente vergognare di essere italiana e sandricense. Ho letto falsità, pressapochismo, incompetenza. Ho visto l'uso distorto della parola "accoglienza", uso che sottendeva, in realtà, soltanto l'intenzione di mandar via da Sandrigo persone che hanno, come unica colpa, quella di essere nate nel luogo sbagliato. L'accoglienza diffusa di cui tutti parlano, ma che pochi hanno il coraggio di mettere in pratica, diventerà realtà solo per chi deciderà di superare paure, egoismi e chiusure; credo che, nel frattempo, sia fondamentale far funzionare al meglio quello che c'è.

Da anni i nostri amministratori soffiano sul fuoco della paura, dipingendo i richiedenti asilo come portatori di malattie, pericolosi per la sicurezza, potenziali delinquenti da cui guardarsi, troppo numerosi per il paese. Così, gran parte della cittadinanza è giunta a percepirli come un gravissimo e insolubile problema. Ci sono persone che telefonano allarmate ai vigili appena vedono un profugo camminare per strada. Lo stesso sindaco, in una recente intervista a Schio&Thiene Week, ha dichiarato che "le cooperative li lasciano liberi di bighellonare per il territorio comunale", come se camminare liberamente fosse un reato. Oltretutto, l'isteria collettiva che si è generata in paese, porta a situazioni paradossali nelle quali cittadini sandricensi con la pelle scura, o immigrati che vivono e lavorano in zona da decenni, sono considerati da molte persone "profughi degli hotel". In realtà i richiedenti protezione internazionale non hanno mai creato problemi (le pallonate sulle auto e qualche innocua partitella di calcio non sono certo problemi).

Dopo il ritiro delle mai presentate dimissioni da parte del vicesindaco Giovanni Rigoni e dopo l'appello di Prima Noi, gruppo fascista estraneo a Sandrigo di cui non abbiamo certo bisogno in paese, si fa ancora più evidente la spinta dell'attuale amministrazione a una "cacciata del profugo", che sta aprendo la strada a scenari preoccupanti per la comunità.

Ritengo che l'attuale situazione sia stata causata dalla voluta inazione del sindaco e della giunta durante questi anni; essi, infatti, non hanno partecipato agli incontri proposti a suo tempo e si sono rifiutati di firmare il protocollo d'intesa con la Prefettura. È un po' tardi adesso per dire: "Aderiamo allo Sprar, ma voi dovete svuotare gli hotel".

Invece che pensare ai problemi reali del paese, come, per esempio, la mancata soluzione allo sversamento in falda delle acque di emungimento da parte della ditta Cromador - nonostante, ancora nel lontano 2014, l'Arpav avesse dato 3 mesi di tempo per trovare alternative, l'amministrazione perde tempo con una questione profughi costruita a tavolino e ampliata con un'operazione di marketing, purtroppo ben riuscita.

Vivo a Sandrigo dalla nascita, ma mi sono sempre sentita cittadina del mondo ed ho come valori fondanti della vita la costruzione di un mondo di Pace e giustizia, la tutela del diritto, il rispetto e la piena attuazione della nostra Costituzione. Proprio pensando all'articolo 10, sento il bisogno di far sentire la mia voce forte e chiara, in un momento che considero di profonda regressione sociale, culturale e civile per il mio paese. So anche di non essere l'unica sandricense a vivere il profondo disagio causato dal clima di razzismo e rifiuto dell'Altro che si respira in paese a partire, purtroppo, dalle istituzioni, che dovrebbero calmare gli animi, anziché attizzarli. Sono solo una normale cittadina qualunque, ma non voglio essere in alcun modo collegata a questa vergognosa petizione solo perché abito a Sandrigo, pertanto, con la presente, desidero rendere esplicito e pubblico il mio dissenso.

La ringrazio della cortese attenzione, mentre colgo l'occasione per porgerle i miei auguri per un lavoro fruttuoso e proficuo.

In fede

Maria Rosaria Baldin


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