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Lo sfogo con i suoi ex di Ario Gervasutti: "gestione GdV da record, il resto chiacchiere e miserie". Tolettini toppa i numeri ma i conti li avrebbe fatti Confindustria tagliando il prossimo "unico potente". E 18 mesi di bonus

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Sabato 17 Settembre 2016 alle 23:44 | 0 commenti

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«Il licenziamento di Ario Gervasutti: la storia vera che iniziamo a raccontarvi è il segno del degrado vero di Vicenza, quello dei vertici": con questo titolo davamo conto della nostra intervista esclusiva il 7 all'ormai ex direttore de Il Giornale di Vicenza, dopo averne annunciato il 5 settembre il subitaneo licenziamento da parte, ufficialmente, dell'editore Athesis, di cui, approfittando dell'occasione, rendevamo nota il 6 ai lettori, nostri e del quotidiano locale, la fitta ragnatela di società con altrettanto onerosi Cda che lo controllano avendo, comunque, come riferimento per il GdV Confindustria Vicenza. Infatti, per bocca del suo presidente Luciano Vescovi e per mano del suo delegato alle partecipate, Alberto Luca, ha fatto intendere Gervasutti alla redazione a cui ha subito riferito i fatt(acc)i), ha comunicato, davanti all'Ad Alessandro Zelger, la decisione che dettagliavamo all'alba del, locale, 11 settembre: "Ario, meglio di così non si può fare per cui è meglio dare un segno di discontinuità e cambiare. Perciò ti chiediamo di risolvere consensuamente il contratto..." (nella foto d'archivio Ario Gervasutti, a sx, con Luca Ancetti, a dx, in una tavola rotonda su "Informazione e democraziia, il ruolo dei media locali").

"Confindustria Vicenza e il suo GdV muti con i lettori sul licenziamento di Ario Gervasutti: li informiamo noi, come per BPVi. Al giornale arriva Luca Ancetti e a Tva Domenico Basso?" titolavamo questa seconda parte della nostra ricostruzione in cui esprimevano anche la forte meraviglia per la mancata informazione puntuale ai suoi lettori sulla vicenda neanche almeno col tipico editoriale di saluto del direttore uscente e avanzavamo l'ipotesi di Luca Ancetti come suo successore.

Il 12 settembre notte, in questa sequenza di avvenimenti da trhilling e salvo smentite ancora non arrivate mentre sono forti i rumors di conferma, eravamo in grado di titolare: "Ci avevamo "azzeccato": Luca Ancetti va al Gdv dopo 36 anni a Tva, di cui 20 da direttore. Rappresenta il "nuovo" voluto da Luciano Vescovi al posto del "vecchio" Ario Gervasutti. E a Tva il direttore è... Basso".

A distoglierci dal terminare la ricostruzione dei fatti, dal lato di Ario Gervasutti, è stata proprio la notizia del nuovo direttore, che, comunque, ancora attende l'ufficialità, mentre i lettori continuano, a 12 giorni dall'addio, a comprare il quotidiano firmato ad interim da Marino Smiderle, anche se lo fanno da tempo sempre in minor numero a dire la verità.

Questa contrazione delle vendite, tra l'altro, ieri 16 settembre, durante il convegno-corso "La giustizia tra informazione e rischio di spettacolarizzazione" tenutosi a Vicenza, su cui torneremo domani, la confermava ("vendiamo 31.000 copie al giorno in media"), in ciò contraddicendo, come vedremo, alcune affermazioni dell'ex direttore, anche il ben noto cronista di giudiziaria del GdV stesso Ivano Tolettini, che però provava anche a "valorizzare" il suo giornale, e, quindi, l'operato di Gervasutti, consolandosi col poco incoraggiante "agli altri va peggio".

Tornando al nostro racconto, Gervasutti ci aveva, comunque, detto il 7 settembre di virgolettabile, solo questo: «ciò che è avvenuto è sotto gli occhi di tutti, ed è sconcertante nel merito e nel metodo. Ciascuno è libero di agire come crede in base alle proprie qualità. Sono fiero dei risultati ottenuti in questi sei anni, il resto sono chiacchiere e miserie che non mi interessano».

"Ciò che è successo è sotto lo sguardo di tutti" e allora, nel silenzio eterno di Confindustria Vicenza, che prima, da anni, non parlava con noi ma ora non parla neanche con i lettori del suo giornale (qualcuno direbbe "meglio così" pensando ai danni fatti dai passi dal Cda della BPVi targato Gianni Zonin in cui dal 2003 c'era il suo ex presidente Giuseppe Zigliotto dove poi è stato raggiunto da Roberto Zuccato e non dimenticando che Luciano Vescovi è stato vice di Marino Breganze in Banca Nuova fino alla sua elezione a Palazzo Bonin Longare), proviamo a finire di ricostruirlo noi.

Continuiamo a farlo tramite verifiche fatte, senza dare troppo nell'occhio o, magari, con loro gioia, presso alcuni dei suoi ex redattori, a cui, scrivevamo l'8 settembre, "il direttore ormai ex ha raccontato tutto quello che sapeva e aveva capito prima di uscire con i suoi scatoloni, che raccolgono le carte di sei anni di lavoro...".

Ebbene nel manifestare il suo stupore per il licenziamento per meriti e non demeriti acquisiti Gervasutti ai suoi ex collaboratori ha ricordato i risultati degli ultimi 4 anni in cui consecutivamente il giornale da lui diretto avrebbe raggiunto risultati che lo avrebbero posto tra i primi 5, pesando percentualmente le singole testate, tra quelli che stanno meglio assorbendo, comunque, i crolli di lettori della carta stampata con una resa percentuale delle copie non vendute rispetto a quelle distribuite attestata intono al 16%e con un venduto dichiarato medio intorno alle 34.000 copie.

Su questi dati, non conoscendo su quanti ultimi anni la media "ariosa" sarebbe stata fatta, c'è da ridire come ha confermato lo stesso Tolettini che, lo scrivevamo prima, parla di una cifra reale di 31.000 copie, e altre considerazioni andrebbero fatte sullo scarsissimo numero di copie digitali vendute, quelle che anche il cronista di giudiziaria dimentica di valutare quando esalta la cosiddetta tenuta percentuale del quotidiano locale rispetto a quelli nazionali trascurando, completamente, che questi ultimi hanno "spostato", pur non pareggiando di certo i vecchi totali, molte delle loro copie sul digitale.

Per fare un esempio se nel mese di luglio 2016 la Repubblica ha venduto 251.862 copie cartacee (quelle su cui Tolettini, "vecchio e cartofilo" cronista, "pesava" ieri il crollo del quotidiano nazionale rispetto al passato) sono 30.348 le copie digitali vendute pari a oltre il 12% della carta.

Il GdV, invece, ha in quel mese solo 1.196 copie digitali vendute a fronte di 30.395 giornali cartacei (il digitale pesa, quindi, per meno del 4% del totale), 4.694 abbonati compresi, "pagati" dai lettori e di una tiratura di ben 42.221 copie con un reso di 10.744 copie (la differenza sta nelle copie tipicamente omaggiate). Il reso di luglio, quindi, è di ben il 25% e non del 16% a cui fa riferimento Gervasutti anche se bisogna allargare l'arco temporale dei dati (cosa che faremo) per verificare le medie.

Ma, ecco gli altri sfoghi di Gervasutti con gli ex collaboratori, sarebbe partita proprio ora la fase di maggiore attenzione al web che, traduciamo quello che avrebbe detto Ario, avrebbe riguardato la maggiore fruibilità delle notizie sul sito e da qui nasce l'ulteriore disappunto per l'editore che non gli avrebbe consentito di completare il suo progetto.

Suo progetto, lo ha detto a tutti, che non è naufragato per contrasti che avrebbe avuto con Matteo Marzotto (ecco un altro ex BPVi, scusateci se ci viene sempre in mente il dramma trascurato dalla truppa del GdV), con cui si sarebbe cortesemente  incontrato, invece anche in occasione dell'ultima e più importante fiera dell'anno.

E allora, lasciando ad altri illazioni e dubbi, che non sappiamo se riferibili all'ex direttore o se nati nel processo di "arrivo" a noi dei resoconti, sulla lealtà vera o presunta di chi al GdV l'aveva voluto al posto del predecessore Giulio Antonacci (Indro Montanelli intervistato da un altro ex direttore del quotidiano, Luigi Bacialli, disse che "i vicentini sono doppi, tripli e quadrupli...") una considerazione valutiamo che realmente l'abbia fatta considerando anche la grossa autostima che ha di se stesso: "fra due anni, con una città e un'area che hanno perso la banca e la provincia e che perderà la Fiera e la Camera di Commercio e con un sindaco Achille Variati, l'unico uomo fortre residuo, che da Vicenza decollerà (noi diremmo più prudentemente "decollerebbe") per altri lidi, in mano a chi rimarrà il potere se non al direttore del GdV?".

E lui, che oggettivamente ha un peso specifico e una personalità non indifferenti, forse questa è la sua analisi, sarebbe stato difficle da gestire per "poteri" di livello inferiore.

Tutto qui, anche se non è da sottovalutare questa considerazione?

Sì, ma anche no perchè nelle modalità e, soprattutto, nei tempi del licenziamento sarebbe intervenuto anche il classico "gusto" tutto "piccolo vicentino" di voler tagliare i costi alla prima difficoltà.

E Gervasutti che, come da contratto a tempo indeterminato, avrebbe avuto diritto a 24 mensilità di "buona uscita", avrebbe commesso, ci ha raccontato chi l'ha ascoltato, un errore di ingenuità (fiducia) verso i vari Giuseppe Zigliotto & c.: per rispettare la forma di lasciare più libero un eventuale e improbabile nuovo presidente di Confindustria Vicenza non allineato all'asse con Luciano Vescovi delle varie Z che contano (a voi compilare l'elenco...) di scegliersi il direttore che avesse gradito, il "buon" Ario avrebbe acconsentito pro forma ad accettare un accordo per ridurre il bonus a 6 mesi dagli originali 24 mesi.

L'opzione che sarebbe scaduta in questi giorni e sarebbe stata, verbalmente, nella disponibilità di un presidente di "opposizione" avrebbe, invece, allettato Luciano Vescovi e, parrebbe, soprattutto, Alberto Luca, per cui "via Gerva e 18 mesi si risparmiano...".

Noi non ci vorremmo credere, ma... Vicenza sta implodendo.

Tra "chiacchiere e miserie", che, senza accomodamenti sempre possibili e senza smentite, documentate, degli interessati, avranno strascichi legali tanto più che c'è già chi immagina Ario Gervasutti già pronto a giocarsi un'altra... carta.

Dove?

Qui vicino, ci vogliono (far) dire i suoi (ex?) fans.


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