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Imu, i sindaci decidono le aliquote

Di Redazione VicenzaPiù | Venerdi 9 Marzo 2012 alle 16:43 | 0 commenti

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Comune di Vicenza Imu, le decisioni dei sette Comuni più popolosi della provincia: aliquota minima sulla prima casa, ma aumento per gli altri fabbricati "per coprire i buchi di bilancio dovuti ai tagli nei trasferimenti dallo Stato". "Di municipale nell'Imu non c'è nulla". Sono dispiaciuti, addirittura "incavolati", come ha detto il sindaco di Vicenza Achille Variati, i sette Comuni più popolosi della provincia che questa mattina si sono riuniti nel capoluogo per affrontare assieme la questione dell'Imposta municipale unica.

Per poter colmare il buco nel bilancio 2012 derivante dai pesanti tagli imposti ai Comuni dalle manovre dei governi Berlusconi (2010) e Monti (2011), lo Stato ha infatti imposto l'applicazione dell'Imu, che però andrà allo Stato per intero nel caso delle abitazioni principali e per la metà nel caso degli altri fabbricati. Ospitati dalla direzione generale dell'Ulss 6 al terzo piano della Palazzina Uffici di via Rodolfi, attorno al tavolo, oltre a Variati, c'erano sindaci dall'appartenenza politica trasversale: Giorgio Gentilin di Arzignano, Stefano Cimatti di Bassano del Grappa, Luigi Dalla Via di Schio, Maria Rita Busetti di Thiene e gli assessori di Montecchio Maggiore Loris Crocco, di Valdagno Federico Granello e di Vicenza Umberto Lago. A conclusione dell'incontro di stamane, i Comuni hanno quindi reso nota la linea che verrà adottata, frutto delle tre riunioni tenutesi a Schio, tecnici compresi, su iniziativa del sindaco Dalla Via, "per dare un messaggio di serietà ai cittadini": aliquota minima per l'Imu sulla prima casa (0,4%), di conseguenza un aumento rispetto al minimo (0,76%) dell'aliquota per gli altri immobili (tra lo 0,88 e lo 0,98%), differenziazioni tra gli immobili utilizzati direttamente dalle aziende e quelli dati in affitto per ricavarci reddito, agevolazioni per le abitazioni affittate a canone agevolato, aliquota abbassata allo 0,15 per cento nel primo anno per i beni strumentali agricoli. In questo modo, solo per coprire i mancati trasferimenti dallo Stato, a Thiene si cercherà di coprire il buco da 1,2 milioni, a Valdagno di 1,8 milioni, a Vicenza di circa 6 milioni euro. Ma i tecnici dei sette Comuni sono tuttora al lavoro simulando tutti gli scenari possibili, anche se - hanno confermato tutti i presenti - emergono conteggi che gli stessi amministratori faticano a credere. "L'Imu è stata stravolta nel suo significato federalista che aveva quando è stata pensata - ha sottolineato Variati -: doveva essere sostitutiva di altre imposte e invece è il mezzo che il Governo ha cavalcato per portarsi i quattrini a Roma per rimettere in sesto le casse centrali. Di fatto quindi è un'imposta dello Stato, che poteva allora applicarla direttamente invece che mettere in mezzo noi sindaci. Anzi, ci costringe ad aumentare l'imposizione per mantenere almeno i servizi minimi essenziali in un periodo di gravissima difficoltà sociale". "È una situazione nuova, eccezionale, che ci chiama a trovare insieme una soluzione per gravare il meno possibile sui cittadini - ha spiegato Dalla Via -. L'Imu doveva entrare in vigore nel 2013 e invece è stata anticipata al 2012 per fornire al bilancio statale 11 miliardi di euro all'anno in via sperimentale per i primi tre anni. Ciò significa incidere pesantemente sui bilanci delle famiglie e delle aziende, nonché, prima ancora, sui bilanci dei Comuni che si trovano di fronte ad ulteriori riduzioni nei trasferimenti". "È una manovra vergognosa e drammatica per due motivi - ha dichiarato senza mezzi termini Cimatti -: per gli effetti economici sulla nostra gente e per l'immagine di noi sindaci, visti dai cittadini come vessatori. Invece dei tagli avremmo in realtà bisogno di più denaro, anche per coprire l'insolvenza che ci aspettiamo: se una famiglia non riesce a pagare la bolletta del gas, non riuscirà a pagare nemmeno l'Imu. Peccato però che lo Stato non faccia sconti ai Comuni".

"Contrariamente a quanto hanno deciso in molte altre città del Nord Italia - ha precisato Variati - noi abbiamo deciso di lasciare al minimo l'aliquota dello 0,4% sulla prima casa, perché la consideriamo il risultato del risparmio e dei sacrifici della nostra gente. Su questo fronte dunque i nostri Comuni non incasseranno alcun euro perché andrà tutto a Roma. E pur dovendo aumentare rispetto al minimo l'aliquota sulle altre abitazioni, abbiamo deciso di fermarci ben lontani dal massimo, 1,06%, che è pur stato applicato in altre realtà. Ad ogni modo, la fetta su cui possiamo agire è piccolissima e quindi con effetti positivi minimi sui nostri bilanci". Nonostante i nostri sforzi - ha fatto notare Busetti -, resta il fatto che i cittadini non si aspettano la stangata, dovuta anche alla rivalutazione delle rendite catastali. Il colpo sarà duro da smaltire, anche perché per la prima volta ci troviamo di fronte ad una nuova povertà, variabile, nata con questa crisi e quindi dall'assenza o dalla precarietà del lavoro e da affitti assai alti. Di fronte ad una tale situazione lo Stato ci impone di fare i gabellieri con un'imposta che non ha nulla di federalista". L'aumento dell'aliquota sulle seconde case - ha puntualizzato Gentilin - è dovuta alla necessità di mantenere i servizi essenziali, specie in realtà come Arzignano e Montecchio, dove abbiamo un'alta percentuale di lavoratori extracomunitari, che sono una risorsa per l'economia locale, e che saranno quelli che subiranno una maggiore sofferenza". Gli amministratori questa mattina si sono lasciati consapevoli che in futuro la rete dei sindaci sarà destinata ad infittirsi rispetto al passato per affrontare assieme gli stessi problemi. "Specie ora - ha aggiunto Variati - che l'ente Provincia viene declassato nella sua funzione di rappresentanza diretta dei cittadini, visto che sarà emanazione dei Comuni stessi".

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ieri alle 14:45 da Luciano Parolin (Luciano)
In Mercati in centro a Vicenza, Confesercenti furiosa con Bulgarini: "toni da crociata"
Provenendo da un'antica famiglia di ambulanti credo di conoscere l'ambiente e quindi di scrivere il mio pensiero senza essere accusato di "crociatismo". Molto spesso ho discusso di questo problema con Rampazzo affinchè una riorganizzazione del commercio ambulante in Piazza Grande, sia fatta, proprio per evitare problemi pratici che ci sono, senza fare polveroni, ma con un confronto serio e di tipo CULTURALE e TURISTICO come si dovrebbe. Se facciamo un Referendum cittadino sull'utilità del mercato in Piazza, la grande maggioranza sarebbe contraria. Perchè? Il mercato del Martedì e Giovedi non è un "elemento tipico di attrattiva turistica" e non lo può essere visto che almeno il 60% dei banchi vende mercanzia cinese, indiana, africana o altro. I pochi banchi "Vicentini" rimasti, si contano sulle dita di una mano. Il mercato, dovrebbe avere anche una funzione calmieratrice sui prezzi, ma la merceologia messa in mostra, è poco desiderabile..con le arie che tirano! In Piazza Garibaldi o delle Poste, dove ci sono banchi alimentari Italiani gli esercizi sono affollati. Se poi, andiamo al mercato della Stazione di Viale Roma, "forzatamente" costituito mi sembra un casba di Tunisi. Cosa vede un turista che arriva in Stazione per la mostra magari di Giovedì mattina e passa (se può) per Viale Roma? Mutande e reggipetti appesi sulle cordicelle. Quali vantaggio hanno i consumatori Vicentini per fare acquisti in questi luoghi? Per il resto, ci sono i mercati rionali con frutta, verdura, pesce, formaggio, fiori, latte e generi vari, sono in grado di soddisfare le esigenze dei consumatori del territorio. Ma per il resto, non ci siamo! Non credo che la Piazza Grande o Piazza dei Signori possa restare come è cioè il mercato delle "cineserie". Questo si chiama decoro e chi "arte no xa far botega sera". La responsabilità gestionale è del Comune per una parte la Regione per un'altra, ma sono e resto in sintonia con il Vice Sindaco Bulgarini, bisogna rivedere il piano "del mordi e fuggi", senza dimenticare che tra corso Palladio e Fogazzaro e Contrà limitrofe son quasi 100 le botteghe artigianali e negozi che hanno chiuso. Una vetrina spenta è un colpo al cuore. Qui bisogna "fermare il degrado". Luciano 1942.

Lunedi 26 Gennaio alle 18:14 da Luciano Parolin (Luciano)
In Lista candidati PD per le regionali, gli indirizzi e criteri di Rolando (Area Civati)
C.v.d. Come volevasi dimostrare Caro Rolando. Una pagina completa per non dire nulla anzi inquinando ancor di più le già torbide acque del nostro sistema...partitico. Ho capito, siamo in campagna elettorale, ma invece di proporre cose Fattibili da inserire in un programma, si fa l'elogio del PD , versione Civati (pronto ad andarsene) e allora si comincia con "oggi il pd è pluralista e con diverse sensibilità" via siamo seri, pluralista di che, comanda Renzi che NON E' STATO ELETTO DA NESSUNO. Occorre innovare dice Rolando, o volevi dire ROTTAMARE quello che resta! E ancora "rappresentanza paritaria dei sessi" Da non credere, i sessi sono 2 o più? Dopo cinque anni siamo ancora alle quote rosa; parità di genere (sessi) liste alternate; quote rosa e infine......la ciliegina MASSIMA QUALIFICAZIONE di che? Qui ci vogliono titoli ed esami, con una domanda precisa: Cosa sa fare il candidato? Conosce Vicenza e le sue esigenze? Conosce un bilancio? Cosa si farà per la Sanità? Cosa farete per la Scuola? Cosa farete per i fiumi di Vicenza? Come andrà a finire per i Trasporti in Prov.? QUESTA E' POLITICA! Quello che scrivete voi è partitocrazie..politichese..storielle..insomma Balle da raccontare ai giovani portaborse ..Europei! Fracasso va bene, ho seguito il suo lavoro. E dunque il minor...appeal nel confronto ... E qui ci risiamo:le candidate devono essere belle, biond, occhi azzurri, coscia lunga, anche se non capiscono..niente? Così si faceva 7 anni orsono. Altro che innevamento pardon innovazione. Amen. Esiste nel Circolo 6 , un metodo scientifico per la formazione delle liste, chiedete a Vivian se si ricorda. Amen. Ecco....la Nostra concezione della democrazia..Evviva! Mala tempora currunt.
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