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Immigrati, Nicolò Naclerio: Vicenza dal degrado a latrina

Di Redazione VicenzaPiù Sabato 26 Novembre 2016 alle 18:24 | 0 commenti

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Nicolò Naclerio, Presidente Circolo di Vicenza Progetto Nazionale

Parlare di degrado è oramai un eufemismo se pensiamo ai gravi fatti accaduti in pochissimi giorni nella nostra città. Zone sensibili ad un continuo e prepotente spadroneggiare da parte di individui senza arte né parte che non meritano la presenza sul nostro territorio. Propedeutica sarebbe l'applicazione di idee risolute e funzionali al bene comune; non la solita paccottiglia di parole cacofoniche che altro non portano che alla diserzione da una vita normale per tutti i  cittadini.

Tra profughi che si annoiano, (lavori sociali non sarebbero male per impegnare la giornata già comunque bene retribuita) prostitute costrette alla più schifosa delle situazioni da immigrati che apparentemente scappavano dall'inferno per poi l'inferno ricrearlo a casa nostra, sfruttamento e schiavitù; utilizzando strutture destinate a quella famosa accoglienza perbenista che porta solo un arricchimento a cooperative monocolore e sindacati e agli stessi immigrati con licenza di delinquere.
Non parliamo dell’educata risorsa nord africana che utilizza il suolo pubblico come una latrina, sputi ed insulti per i passanti da parte di altro figuro proveniente dalla Costa D’Avorio e personaggi ubriachi fin dal primo mattino che altro non fanno che infastidire la popolazione.
Chiediamo con decisione un minimo di presa di posizione e provvedimenti concreti da parte di chi questa città ha deciso, fino ad ora, non di governarla ma di distruggerla.


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A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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