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Il presidente Guzzo di Acque Vicentine entra nella giunta esecutiva di Federutility

Di Redazione VicenzaPiù Venerdi 18 Luglio 2014 alle 11:01 | 0 commenti

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Acque Vicentine - Il presidente di Acque Vicentine Angelo Guzzo è stato nominato tra i 14 membri della Giunta Esecutiva di Federutility, la federazione che riunisce le aziende di servizi pubblici locali che operano nei settori di energia elettrica, gas e acqua. La nomina dell’organo, che avrà il compito di partecipare alla definizione delle linee di indirizzo della federazione, è avvenuta nel primo Consiglio Direttivo successivo all’elezione del nuovo presidente di Giovanni Valotti.

“Federutility è un luogo di incontro, di confronto e di indirizzo fondamentale per le aziende che come la nostra svolgono servizio pubblico – spiega Guzzo – Porteremo la nostra esperienza virtuosa e il nostro contributo operativo per definire assieme le strade verso un servizio ai cittadini sempre più efficiente e attento alla qualità e alla sostenibilità. Tutela del valore pubblico del servizio idrico; garanzia della qualità e dell’economicità per gli utenti; sviluppo nell’ottica del miglioramento continuo: queste sono delle priorità che da sempre sono al centro della nostra azione e che vogliamo promuovere anche in sede di federazione”.

Assieme ad Angelo Guzzo entrano a far parte della Giunta Esecutiva il presidente Giovanni Valotti (A2A - Milano) e i vicepresidenti Mauro D'Ascenzi (ACOS - Novi Ligure) e Catia Tomasetti (ACEA - Roma), Roberto Barilli (HERA - Bologna), Roberto Banchetti (ESTRA - Prato), Nicola Costantino (Acquedotto Pugliese), Rudi Oss (Dolomiti Energia - Rovereto), Maria Vittoria Pisante (SIBA - Milano), Maria Prestigiacomo (AMAP - Palermo), Francesco Profumo (IREN Torino), Alessandro Ramazzotti (ABBANOA - Cagliari), Paolo Romano (SMAT - Torino), Riccardo Trisoldi (C.V.A. - Chatillon, Aosta) e Fulvio Zugno (ASCOPIAVE - Pieve di Soligo, TV).

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Sabato 13 Gennaio alle 18:56 da kairos
In Lettura di Parolin e Formisano su Vittorio Emanuele II, Indipendenza Veneta Vicenza Città: irrispettoso ricordare a Vicenza "il re infingardo che sottomise Terre Venete"
A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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