Quotidiano | Categorie: Politica

Il partito del "non fare" e il partito "del fare": gli errori di Achille Variati, uomo solo al comando

Di Mario Giulianati Venerdi 29 Dicembre 2017 alle 14:16 | 1 commenti

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È nato un nuovo partito, a Vicenza. Almeno così affermano alcune personalità della politica, dell'imprenditoria, dell'informazione. Il partito del non fare. Naturalmente si sarebbe assegnato il compito, oggi si dice la mission, di contrastare il partito del fare. Come slogan, fa effetto e immediatamente ci si chiede se si è partecipi dell'uno o del'altro in base alle proprie azioni, espressioni, parole dette e scritte. Nessuno rilascia tessere né patenti. Ognuno decide per se stesso. Tento di tracciare un quadro generale, riferito agli ultimi dieci anni vicentini.

Ma facciamo un passo indietro per una sintesi della storia del sindaco Achille Variati. Una laurea, un lavoro in Banca, una giovinezza e una maturità nella Democrazia Cristiana. Incarichi politici e amministrativi. Sindaco, una prima volta, tra il 1990 e il 1995. Una legislatura all'insegna della confusione assoluta, come in gran parte d'Italia ma con l'aggiunta di una produttività pari a zero. Un paio di amministratori DC finiscono nei guai giudiziari. Variati e altri soggetti fanno saltare il banco e riescono a sfasciare sia la DC che il PSI, il PLI, il PSDI e a imbarcare in Giunta anche il PCI oltre ad altre frange. Risultato finale: il caos. Segue un primo periodo con un altro sindaco DC, Marino Quaresimin, una brava persona mandata allo sbaraglio. Nuove elezioni anticipate e viene eletto un sindaco di Destra, Enrico Hüllweck. Medico noto, già parlamentare, una prima presenza nella Lega Nord poi in Forza Italia. Trascorrono dieci altri anni e ritorna Achille Variati.

E da qui partiamo, anno 2008. Quasi dieci anni, segnati da una serie di avvenimenti catastrofici. Tralasciamo l'alluvione del 2010, cause naturali prima, molta incertezza dopo. Vanno ringraziati gli "angeli del fango" e la Regione se ne siamo usciti alla meno peggio. Qualche esempio.
Vi è un "tesoretto" in quote dell'autostrada. Una garanzia per i tempi magri. Sono state cedute ad un valore non proprio favorevole e soprattutto senza una destinazione precisa. Ma solo per fare cassa. Del ricavato, salvo una parte, 8 milioni di € utilizzati per abbattere il debito relativo a mutui, il rimanente, circa 22 milioni, è stato utilizzato per asfaltare strade con risultati che, a detta del Giornale di Vicenza, parevano piuttosto una sequenza di buche che un nastro d'asfalto. Il resto utilizzato per interventi minimali, spese ordinarie, un tempo si sarebbe detto "interventi a pioggia" quasi da campagna elettorale. Il risultato: il "tesoretto" è quindi svanito nel nulla.
Il tentativo perseguito con tenacia di distruggere le tradizioni, da un Natale all'altro, da uno spettacolo all'Olimpico ad un altro. Fortunatamente tentativi falliti.
Vi è un Ente Fiera di Vicenza, orgoglio del passato. Pare abbia problemi, poi negati, ma intanto parte una "fusione" con l'ente fiera di Rimini. Vicenza città si ritrova, nel pacchetto azionario del nuovo ente con un 6,5% a fronte di Rimini che detiene 81%. Da scriverci un romanzo. In effetti Vicenza non controlla concretamente più nulla.
La noncuranza della tragica fine della Banca Popolare di Vicenza, nel quasi assoluto silenzio, per lungo tempo, di una Amministrazione che pareva, se non a funerali annunciati, di non sapere praticamente nulla della faccenda. Molte migliaia di famiglie, persone, attività di vario genere della città sono state colpite dal terremoto quasi nella indifferenza di una Giunta che ignorava qual che accadeva. Così come è apparso che non si sapesse praticamente nulla della vicenda relativa alla Fondazione Roi.
Rammentiamo l'urgenza del decidere per il passaggio della TAV a Vicenza, era il 2014, su un progetto (ad esempio il foro sotto la Villa dei Nani o la stazione dietro il tribunale nuovo) che definire catastrofico è dare dimostrazione di eccessiva cortesia. Eppure era stato posto un diktat al Consiglio Comunale e alla Città: era indispensabile dare l'assenso entro e non oltre l'ottobre di tre anni fa. Pena la perdita del grande progetto. Progetto che è comunque andato avanti anche se non sui binari pretesi da questa Amministrazione che, ad esempio, non trova il tempo per dare sostegno a quanti saranno colpiti dagli espropri.
E siamo al punto dolente. Il Fondo Immobiliare. Due anni che una giunta lavora attorno al nuovo straordinario progetto di partecipazione al Fondo Immobiliare proposto da Investire SGR. Ma alla città non giunge praticamente nulla, nessuna chiara informazione salvo quello che fortunatamente racconta la stampa locale. Ora a una città che è stata sconvolta in dieci anni da terremoti di vario genere si chiede di accettare un'ulteriore possibile grande incognita sulla parola. Due anni di lavoro della Giunta, con a disposizione tecnici interni e consulenze esterne, e un mese di tempo per dire SI o NO assegnato al Consiglio, con informazioni ancora una volta ballerine. Con un sindaco che parla di incertezza e perplessità del suo stesso partito, della sua maggioranza, del futuro candidato sindaco della sua coalizione. Se Variati aveva l'assoluta certezza della positività del Fondo Immobiliare ci si chiede perché ha affannosamente, e assai tardivamente, cercato l'appoggio di una opposizione che non aveva affatto coinvolto fin dall'inizio? Perché non aveva coinvolto tutto il Consiglio e le diverse espressioni economiche, culturali, sociali, il mondo del lavoro fin dall'inizio, non per limitare l'attività della Giunta, ma per far si che la cittadinanza comprendesse quanto veniva proposto? La partecipazione e la trasversalità invocata su un qualche cosa di così importante, che non si è potuto conoscere perché non si è voluto farla conoscere per tempo, non può essere barattata come un richiamo alla democrazia partecipata, ma semplicemente come un tentativo di condivisione di responsabilità. È anche possibile che, messo ordine in varie sue parti, questo progetto potesse anche essere condiviso, ma allora diviene ancora maggiore la responsabilità di chi non ha chiesto due anni fa che iniziasse il processo di partecipazione.

Ora mi pongo la domanda fondamentale: a quale partito, del fare o del non fare, appartengo? Credo di poter dire che appartengo al partito che pretende di pronunciarsi sulla base della conoscenza. Pur tuttavia non ritengo che la responsabilità di un SI come di un NO sia di una singola persona o di un gruppo ristretto di persone. Ritengo che in molti soggetti vi sia stata carenza di attenzione verso questo processo che coinvolgeva l'intera città, sia sul piano economico, del lavoro, che quello sociale, culturale, urbanistico. Soprattutto, come mi faceva notare un amico, perché segnava il futuro di Vicenza e dei vicentini. In una occasione di questo genere la Città non aveva necessità di avere un "uomo solo al comando" ma di ritrovarsi una autentica classe dirigente.


Commenti

Inviato Venerdi 29 Dicembre 2017 alle 18:13

Una vita di "omissioni" e di "errori". Ma i suoi "sostenitori" dov'erano ? Responsabilità comune di incapacità amministrativa.
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