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Il mercato del sociale: profit o nonprofit, questo è il problema

Di Luciano Parolin Sabato 15 Luglio alle 15:19 | 1 commenti

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Sino a qualche anno fa era chiamata beneficenza, assistenza ai bisognosi. Esisteva l'Eca l'ente comunale di assistenza, le Dame di San Vincenzo, ora Ipab. Ma la filantropia, ridotta ad un gesto occasionale, non risolve la tutela della salute, dell'anziano, dell'ambiente, dei profughi. Il valore di queste attività chiamate volontariato, terzo settore, no profit o meglio Nonprofit, ONG non Governative, sta nella strategia diventata: organizzata, continuativa, coordinata, con obiettivi di lavoro. Perché tanta crescita del non profit e delle coop? E' il risultato della incapacità delle Istituzioni di risolvere i problemi delle persone, perché esiste troppa incompetenza.

Il principio di base con cui si legittima il ruolo sociale, è quello di un'impresa che svolge un'attività in favore della collettività e che non persegue fini di lucro, sostenuta dalla pubblica amministrazione con sgravi fiscali, contributi e numerose facilitazioni. L'esplosione del terzo settore in Italia avviene in concomitanza con gli sbarchi dei migranti. Gli ideali di onestà, altruismo, solidarietà, impegno sociale, sono un po' alla volta svaniti, ormai è diventato un Lavoro come un'altro. Il volontariato in senso stretto è cambiato, la solidarietà non può essere gestita in modo generico, richiede una formazione professionale e maggior qualificazione. Si stimano in 26 mila le organizzazioni operanti nel territorio, coinvolti circa 5/6 milioni di individui. Nel volontariato lavorano più di 100.000 persone, retribuite regolarmente. Le associazioni sono iscritte nel registro regionale e ricevono finanziamenti sotto forma di contributi. Lo Stato, le Regioni, i Comuni incapaci a gestire un Piano di Intervento Nazionale appaltano le operazione divenute di qualsiasi tipo per scaricare i bisogni dei cittadini. Ma chi sono gli operatori sociali? Assistenti domiciliari, badanti, educatori, soci e collaboratori di cooperative sociali, protezione civile, associazioni che gestiscono servizi pubblici quasi sempre con denaro pubblico. Lo Stato tendo a potenziare la presenza del Volontariato, non come attività di solidarietà libera e gratuita, ma come lavoro a basso costo, sostitutivo del servizio pubblico. Ecco quindi proliferare associazioni di volontariato che fiutando il "business" fanno a gomitate per offrire servizi al ribasso, un mercato sociale con tanto di progetto ed offerta di servizi o bonus monetari offerti agli utenti. Bisogna riflettere, sulle molte ambiguità esistenti per un impegno in cui non si distingue più il volontariato puro, dal lavoro part time. Per questo motivo bisogna partire da una distinzione onde evitare equivoci. Cioè la suddivisione del personale del Terzo Settore in Volontari e Cooperanti. I primi sono volontari allo stato puro, con semplici rimborsi spese, i secondi hanno contratti di collaborazione continuata e continuativa, con livelli economici del settore Commercio. Il problema della sussidiarietà è trascurato, dimenticato, il servizio alla persona, pur essendo uno dei fondamenti della dottrina sociale della Chiesa dal 1891 quando Papa Leone XIII° ne parlò nella Rerum Novarum come subsidium cioè aiuto, tutto questo 100 anni prima delle cooperative di cui si parla. Purtroppo il lavoro di tanti volontari puri è vanificato dalla continua ricerca del guadagno e dai rapporti di lavoro mascherati sotto le false spoglie della prestazione lavorativa del socio tesserato. A quando una seria verifica delle problematiche?

 

Le condizioni di assistenza risultano sempre più basse e purtroppo si continua a produrre carta cioè: protocolli, codici etici, carte di servizi, certificazioni di qualità che costano milioni. Intanto i dirigenti delle cooperative (spesso politici) fingono di ignorare il legame tra il lavoro organizzato e i destinatari delle prestazioni che sono anziani, disabili, diversamente abili e non autosufficiente.
Nessuno sembra controllare la reale esistenza di requisiti e titoli per essere Operatori Socio Sanitari. L'introduzione di operatori senza titolo, delle badanti, la sostituzione nelle scuole del personale educativo con addetti sempre precari, il continuo ricorso ad Associazioni di Volontariato (peraltro benemerite) esclude di fatto tutti quegli operatori che lavorano quotidianamente con il disagio e avrebbe potuto realmente dare un contributo prezioso nella mappa dei bisogni della città.
Troppo spesso le risorse del fondo sociale vengono assegnate alle solite organizzazioni No profit, addette ai lavori, a questo si aggiunge la prassi di mantenere in piedi servizi costosi e parassitari senza una valutazione partecipata dell'efficacia mentre è carente l'offerta di strutture di accoglienza di primo e secondo livello.
Grande discussione per i mendicanti in centro storico, per il campo nomadi, per l'alcolismo secondo l'Acat o Alcolisti Anonimi, si sperperano soldi in tanti "contributi spezzatino" piuttosto che creare una Azienda Unica del Sociale che offra servizi alla città, partendo, dai bisogni fondamentali dei cittadini: la salute, il posto di lavoro, un ambiente vivibile, una giusta pensione, la casa.
Chissà se un giorno si potrà contare su un monitoraggio dell'Osservatorio Comunale del lavoro sociale?
Ma è inutile programmare se i traguardi esposti non diventano impegni politici fondamentali, priorità sociali, dove l'interesse pubblico è prevalente e rilevante. Bisogna combattere le ingiustizie, gli sperperi, le inefficienze del Sociale altrimenti, senza una inversione di rotta si arriva al fallimento nella equità sociale ed qualità.
Intanto Lorenzo Ornaghi Rettore della Cattolica e Presidente dell'Autorità Governativa per le Organizzazioni Non Lucrative di Utilità sociale presenta la 2a relazione al Forum della Pubblica Amministrazione.
Milano è la capitale del volontariato, ma nel resto del paese cresce, in numeri e qualità. Ornaghi dice: " Il volontariato sta cambiando mentalità e dimostra di adeguarsi alla trasformazione del paese prevenendo i bisogni del domani e capisce che anziani, disabili, e ammalati sono risorse, non un peso. E' stato superato il concetto di filantropia per arrivare a quello di una grande partecipazione popolare, mantenendo una grande libertà". Il volontariato è trasversale 220 mila associazioni, 4 milioni di persone, 38 miliardi di euro di entrate, 35 di uscite., un giro d'affari enorme per il Terzo Settore.

Ma se si percepisce del denaro, ci si può considerare appartenenti al mondo del nonprofit ? Oppure si cade in quello del guadagno a qualunque costo? Gli interrogativi non possono avere risposte semplicistiche.
Quel che è certo e che molti considerano il Terzo Settore come un lavoro e quindi deve essere remunerato
Le associazioni del volontariato puro si trovano di fronte a reali nodi critici e difficili gestioni che richiedono affidabilità con un assetto minimo di retribuzione.
Certo che le condizioni retributive del personale hanno sollevato numerose proteste, contenziosi giudiziari, e alcuni casi di attività riconducibile in forme distinte di "lavoro nero".
Spiega (Giorgio Fiorentini) nelle rilevazioni effettuate nel mondo nonprofit che il 42% dei lavoratori a tempo pieno ha una remunerazione fra i 500 e 750 €, quasi il 50% tra 750 e 1.000 €, solo il 3% è sotto i 500.

 

 


Il principio di Sussidiarietà

E' uno dei fondamenti della dottrina sociale della Chiesa. Sussidiarietà deriva da subsidium, che vuol dire aiuto. Il Papa Leone XIII° nel 1891 ne parla nella Rerum Novarum.
La formulazione classica è contenuta nell'enciclica Quadragesimo Anno di Pio XI° nell'anno 1931.
Il Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 dichiara che il principio della sussidiarietà è la direttrice fondamentale che guida il processo di formazione dell'Unione Europea. Esso è fondamentale principio di libertà e democrazia, cardine della nostra concezione dello Stato. Si articola su tre livelli.
A) Non faccia lo Stato ciò che i cittadini possono fare da soli. Lo Stato deve creare le condizioni che permettano alla persona e alle aggregazioni sociali come la famiglia, le associazioni, gruppi, di agire liberamente.
B) Lo Stato deve intervenire solo quando singoli e gruppi che compongono la Società non sono in grado di farcela da soli. Gli interventi saranno temporanei e dureranno il tempo necessario a consentire alle associazioni di ritornare indipendenti.
C) L'intervento sussidiario pubblico deve essere portato al livello più vicino al cittadino.
Pertanto in caso di necessità il primo ad agire deve essere il Comune a seguire solo in caso di necessità, La Provincia, La Regione, Lo Stato. La gradualità d'intervento garantisce efficacia ed efficienza e permette al cittadino di controllare nel modo più diretto possibile.

Commenti

Inviato Domenica 16 Luglio alle 07:40

1.Purtroppo la carità non è più di moda, si parla solo di solidarietà che è una dimensione orizzontale, sociale, giuridica, mentre la carità intellettuale, spirituale e materiale è fondata sull'amore del prossimo. venuta meno...viene meno anche la sua realizzazione.
2. La Chiesa, come ben diceva Benedetto XVI non è una organizzazione di no profit, perchè essa propone l'amore (fede, speranza e carità)
4..Troppi costituiscono un' associazione o una cooperativa, ecc per farne il Presidente e poi cercare denaro pubblico e spesso, quasi sempre, presentarsi ai politicanti per offrire voti in cambio di qualche favore, purtroppo anche personale.
4. Lo Stato non dovrebbe mai dare nulla al volontariato -abolizione dei centri di servizio del Volontariato -solo controllare che non vi siano ruberie ecc. Solo se avesse necessità dell'opera del volontariato può dare loro dei rimborsi.
5 Abolizione di tutte le onlus, troppe non sono che coperture.
Purtroppo quello che sta mancando nella società italiana e non solo è una vera dimensione umana, ,soprattutto diceva il curato d'Ars: lasciate una parrocchia senza preti e tra vent'anni si adoreranno gli animali.
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