Quotidiano | Categorie: Economia&Aziende

Il GdV sponsorizzava le azioni della BPVi e ora abbraccia l'emendamento del dem Giorgio Santini pro soci truffati. Eccovi i testi anche di Erika Stefani, LN, e di Enrico Cappelletti, M5S: li legga, pubblichi e commenti Smiderle

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Domenica 12 Novembre alle 16:24 | 1 commenti

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Sul giornale locale chi prima appassionatamente (abbiamo scritto appassionatamente non "spassionatamente"!) per anni ha fatto da spalla ai proclami dei musinari Gianni Zonin, Giuseppe Zigliotto, Samuele Sorato e amichetti loro oggi ci spiega non che, forse, è l'unico approvabile stante il "sistema" di poteri attuale ma quanto sia buono e bello l'emendamento alla finanziaria presentato dal senatore dem bassanese Giorgio Santini, che per i soci truffati di quelle banche si accontenta di briciole a fronte dei miliardi persi dai soci risparmiatori di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca e di quelli donati a Banca Intesa Sanpaolo per farsi carico (?) della loro parte buona lasciando il peggio del peggio alle due liquidazioni. Vi invitiamo, quindi, a rileggere il testo della proposta (fatto oggettivo) e quanto da noi sinteticamente scritto (commento soggettivo)

Se Il Giornale di Vicenza esalta i 150 milioni in tre anni per la fu banca Popolare di Vicenza e gli altrettanti 150 per la fu Veneto Banca previsti da Santini, che attinge per ogni caso 50 milioni all’anno per tre anni dal Fondo Interbancario (e chi ha bisogno di soldi ora o mai più?) e ipotizza, senza quantizzarle e temporizzarle, altre fonti da cui reperire risorse per i traditi negli Npl e nei conti dormienti, Marino Smiderle dimentica un altro particolare.

Se anche lui leggesse non i nostri commenti, per carità, ma il testo dell’emendamento e non solo le note di accompagnamento capirebbe che quei soldi, se pure bastassero ai soci azzerati, difficilmente potrebbero arrivare nelle tasche dei truffati siccome ad averne diritto, in base all'emendamento, potrebbe essere solo chi fosse ammesso al passivo.

Se, infatti, l’ammissione al passivo è meno difficile per gli obbligazionisti residuali, legalmente è quasi impossibile per i titolari di azioni salvo norme ad hoc dopo quelle comunque allucinanti del decreto di messa in LCA delle due Popolari venete che hanno tolto ai soci ogni diritto.

E anche se i risparmiatori soci fossero ammessi al passivo bisognerebbe che i loro diritti al “ristoro” fossero dichiarati come prioritari rispetto ad altri aventi diritto, come lo Stato, i fornitori e chissà quanti altri.

Bene, anzi male, ma così funziona l’informazione dalle nostre parti che, tra l’altro, da ieri dà spazio all’emendamento, sia pure apprezzabile se fosse realizzabile, presentato dal senatore dem insieme a Laura Puppato, Rosanna Filippin e altri, ma ne dimentica almeno altri due che sono quelli presentati dalla senatrice della Lega Nord, Erika Stefani, e dal senatore del Movimento M5S Enrico Cappelletti, entrambi interlocutori, insieme a Santini & c., nelle scorse settimane di Luigi Ugone, coriaceo combattente per i soci della BPVi, oltre che per il suo ego.

Il presidente di “Noi che credevamo nella BPVi” è, però, sempre più “disperato”, anche se, dimenticando la forza dell’umiltà, prova a non farlo vedere, da quando è stato messo all’angolo da chi, politici e poteri finanziari o, meglio, viceversa, è più furbo di lui sapendo anche che i 2.000 che si sono affidati alla sua associazione non sono pochi, ma di fatto pesano solo come una goccia nel mare delle decine di migliaia di soci che hanno abbandonato la battaglia, accettando l’Offerta Pubblica di Transazione o mollando completamente, o che la continuano affidandosi, però, a migliaia ad altri, associazioni diverse o studi professionali che siano.

Nell’emendamento Stefani, che abbiamo pubblicato ieri e che aderisce alla richiesta (boutade?), difficile per la verità da esaudire, di 2 miliardi e non 150 milioni per ognuna delle due “comunità” tradite dalle due ex Popolari, nella versione in nostro possesso non vediamo, però, indicate (ci aiuti Smiderle a capire scrivendone) le coperture indispensabili per rendere ammissibile l’emendamento che, se anche fossero indicate in altri passaggi ma si riferissero a tagli di fondi già destinati all’immigrazione, sarebbero di ben difficile se non impossibile attuazione.

Nel testo depositato da Enrico Cappelletti, a cui avevamo già accennato ieri e che oggi pubblichiamo in fondo a queste riflessioni per i nostri lettori e per quelli del GdV, la cifra è quella dei 2 miliardi a testa pro banca ma, a renderla meno utopistica, ci sono le coperture indicate: una più equa (maggiore) tassazione del sistema bancario che già usufruisce di vantaggi fiscali e normativi inconcepibili per le umane imprese ma, addirittura, incassa utili consistenti, approvati nel tempo dai vari governi di vario colore succedutisi, per le partecipazioni che le banche hanno in Banca d’Italia.

L’Istituto, una volta, centrale è infatti controllato da chi dovrebbe controllare e anche quando non lo fa o la fa male stacca dividendi a tantissimi zeri per le banche socie.

Si taglino allora i privilegi delle banche, sopravvissute anche grazie al “sistema” che ci ha messo di suo nel “truffare” chi ha sottoscritto obbligazioni o, peggio, azioni delle due banche disastrate dai loro gestori e/o dai voleri occulti di Via Nazionale che quei disastri non li hanno fermati in tempo.

Se proprio non si vuole intaccare Bankitalia si destinino diversamente i suoi “utili” e si tassino di più le banche amiche sembra leggersi nel testo di Cappelletti, vero Smiderle?

E a proposito dell’emendamento sponsorizzato dal GdV si chieda il collega se per “svegliare” i due miliardi dormienti nella pancia delle banche, che non li hanno resi disponibili neanche per altri disastri finanziari come i tango bond, e per consegnarli ai due fondi santiniani, che anche da quei depositi dovrebbero essere rimpolpati, non sia meglio aggiungere le richieste al rialzo di Cappelletti: fuori i soldi, giusti, o vi tassiamo!

Giorgio Santini ieri, quando lo cercavamo, invano, evidentemente era attaccato per ore al telefono col collega Marino per dirgli anche: «confiderei in un sostegno esteso».

Ad Enrico Cappelletti, allora, che, ce lo ha dichiarato, mai è riuscito ad avere dal collega dem la bozza promessa dell’emendamento per poterlo eventualmente integrare e/o condividere, chiediamo quindi uno sforzo: chiami lui, magari dal telefono amico di Smiderle, il suo collega dem e gli chieda “un sostegno esteso” e urgente al suo emendamento visto che, lo ha detto sempre Santini, «l'obiettivo è quello di approvare il tutto entro la fine dell'anno, prima della chiusura della legislatura».

Amen.

 

 

EMENDAMENTO AS 2690

ART. 100

Dopo l'articolo 100 inserire il seguente:

«Art. 100-bis

(Misure di ristoro)

1. Al comma 1 dell'articolo 2 del decreto-legge 25 Giugno 2017, n. 99, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2017, n. 121, dopo la lettera d), è aggiunta la seguente: “d-bis) entro 150 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale che dispone la liquidazione coatta amministrativa, l’erogazione a favore di ciascun soggetto sottoposto a liquidazione coatta amministrativa dell’ammontare massimo di 2.000 milioni di euro, da utilizzarsi entro i sei mesi successivi per il soddisfacimento, in tutto o in parte e proporzionalmente, dei crediti risarcitori di azionisti e obbligazionisti subordinati che hanno sottoscritto o acquistato titoli entro la data del 12 giugno 2014 e che abbiano presentato istanza di ammissione al passivo. Il Ministero acquisisce un credito nei confronti del soggetto sottoposto a liquidazione coatta amministrativa per il rimborso. Il credito derivante dall’erogazione di cui al presente comma è pagato dal soggetto sottoposto alla liquidazione coatta amministrativa dopo i crediti indicati all’art. 4, comma 1, lettera a) punto i, ai crediti a questo equiparati e ai crediti prededucibili previsti dal presente decreto.»

Conseguentemente:

a)    dopo l'articolo 88, inserire il seguente:

«Art.88-bis

(Riduzione deducibilità interessi passivi banche e assicurazioni)

 

1. All'articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 sono apportate le seguenti modifiche:

a) i commi 67 e 68 sono abrogati;

b) al comma 69 le parole: ''ai commi da 65 a 68'' sono sostituite dalle seguenti: ''ai commi 65 e 66''.

2. All'articolo 96, comma 5-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive integrazione e modificazioni, al primo periodo, le parole: " sono deducibili nel limite del 96 per cento del loro ammontare" sono sostituite con le seguenti: "sono deducibili nel limite dell'82 per cento del loro ammontare''.

3. Al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 6, comma 8, dopo il primo periodo è inserito il seguente: ''Gli interessi passivi concorrono alla formazione del valore della produzione nella misura dell'82 per cento del loro ammontare.'';

b) all'articolo 6, comma 9, al secondo periodo, le parole: " nella misura del 96 per cento del loro ammontare" sono sostituite con le seguenti: ''nella misura dell'82 per cento del loro ammontare.'';

c) all'articolo 7, comma 2, secondo periodo, le parole: ''nella misura del 96 per cento'' sono sostituite dalle seguenti: ''nella misura dell'82 per cento''.

4. In deroga all'articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, le disposizioni di cui ai commi da 1 a 3 si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2017.

5. Le modifiche introdotte dai commi 1 e 3 rilevano ai fini della determinazione dell'acconto dell'imposta sul reddito delle società e dell'acconto dell'imposta regionale sulle attività produttive dovuti per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2017.»

b) all'articolo 94, alla tabella A, alla voce Ministero dell'economia e delle finanze, apportare le seguenti variazioni:

2018: -80.000.000:

2019: -150.000.000;

2020: -150.000.000.


Commenti

Inviato Martedi 14 Novembre alle 12:54

Smidollo che scrive sulla carta di stampa
laudava la banca da immemori lustri
‘chè ai tosi diceva: è così che si campa
non siamo noi qui a paventar mostri
che tipi i me paga ancor da quel tempo
in cui io a scriver non avevo campo
ma si bravo ero a menar di conto.
Comprè tosi ea roba xe bona, disevo
e che i se ciava chi che versa i quattrini
Parchè e me tasche impinire dovevo
Che g’hò da pensare ai mii fantolini
E dopo chel botto xe g’ha palesà
A mi che me ciava, ‘ndè tutti a cagar.
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