Inchieste | Quotidiano | Categorie: Scuola e formazione, Lavoro

Il caso Lepido Rocco, l'inchiesta sulla formazione in Regione Veneto e sul presunto "Clan Romano" con Elena Donazzan assessore si arricchisce di un nuovo capitolo

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Venerdi 13 Gennaio 2017 alle 10:19 | 0 commenti

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La nostra inchiesta iniziata il 2 dicembre su «Formazione in Regione Veneto, presunto "Clan Romano" e ruolo di Elena Donazzan nella "cupola della P.A."» e proseguita il 3 con «ll caso Ipea, parte I...» approfondito il 4, 5 e 9 gennaio con «Caso Ipea, parte II: prosegue l'inchiesta sulla formazione in Regione Veneto e sul presunto "Clan Romano" con Elena Donazzan assessore» si arricchisce oggi di un nuovo capitolo, quello relativo al cfp Lepido Rocco, sui fondi in gran parte europei, gestiti dalla Regione Veneto attraverso bandi di concorso rivolti ad enti esterni accreditati nella cui «selezione, nella redazione dei bandi e nel complesso sistema di gestione e controllo interno sarebbero stati distratti più di 100 milioni di euro all'anno, una cifra seconda per importanza solo a quella del bilancio della sanità regionale». Il centro di formazione professionale (cfp) Lepido Rocco, con sede a Motta di Livenza e con diramazioni a Castelfranco, Pramaggiore e Caorle, è un ente accreditato dalla Regione del Veneto sin dal 2002. La scuola esiste dall'inizio del Novecento, ma il suo corso come ente accreditato è stato spesso funestato da indagini della Guardia di Finanza

Lo si legge negli atti ufficiali, un voluminoso dossier che da settembre 2015 (ne avevamo scritto a febbraio) e aggiornato fino a giugno 2016 è sulla scrivania del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, e del presidente del Consiglio regionale, Roberto Ciambetti, e che sarebbe anche a conoscenza delle autorità giudiziarie competenti.

Nel 2004 sei dirigenti del cfp furono, quindi, rinviati a giudizio con l'ipotesi di truffa: secondo l'accusa i registri dei partecipanti ai corsi erano stati alterati al fine di conteggiare più ore di quelle effettuate, aggiungendo inoltre nominativi di personale addetto a funzioni mai svolte. Tutto finì con l'assoluzione degli imputati perché il fatto non sussiste. Nell'aprile del 2014 i finanzieri perquisirono la sede di Motta di Livenza, chiedendo di controllare tutta la documentazione contabile dal 2008 in avanti.

Alla Regione Veneto, nel luglio precedente, era arrivata una segnalazione anonima che aveva portato alla sospensione dell'approvazione delle verifiche rendicontali su due progetti di formazione dell'anno scolastico 2011-2012. Segnalazione girata alla Polizia tributaria e alla Procura della Repubblica, la quale iscrisse nel registro degli indagati tre persone per l'ipotesi di reato di truffa e danno erariale. Nel gennaio del 2015 il consigliere regionale del Veneto, Pietrangelo Pettenò, del gruppo Federazione della Sinistra Veneta, presentò un'interrogazione a risposta immediata all'assessore Elena Donazzan, chiedendo di "riferire urgentemente" sulla questione del cfp Lepido Rocco.

L'assessore rispondeva precisando che "la revoca parziale dei contributi ammontava a 117.637,50 euro per i progetti di competenza della sezione Formazione e a 14.300 euro per i progetti di competenza della sezione istruzione". Donazzan affermò che le indagini della GdF avevano "evidenziato la registrazione di presenze non veritiere da parte di alcuni allievi dei progetti", ma queste non sarebbero state "in alcun modo rilevabili in sede di verifica rendicontale da parte della Regione".

Nel gennaio del 2015 il direttore della sezione Formazione, Santo Romano, (nella foto con l'assessore), revocava il decreto da egli stesso firmato nell'estate del 2013, che imponeva la sospensione dell'approvazione delle verifiche rendicontali del cfp Lepido Rocco relativamente ai due progetti del 2011, e nel febbraio del 2015 approvava il rendiconto delle attività svolte nel 2011-2012 per i corsi di primo e di secondo anno e quelli di terzo anno relativi all'anno scolastico 2012-2013.

Secondo il dossier nonostante l'accertamento da parte della Guardia di Finanza di "falsificazione di atto pubblico (firme false sui registri), la Regione del Veneto non ha attuato alcun provvedimento cautelativo" nei confronti della Lepido Rocco, contrariamente a quanto fatto verso il cfp Ipea, il quale si vide "bloccare ingiustificatamente (sic) le garanzie fideiussorie".


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