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Il 20 settembre 2016 Belpietro denunciava "interessamenti" di Renzi per Etruria dal 19 febbraio 2014, ora Del Rio racconta i suoi con BPER ma tutti si scandalizzano solo per Maria Elena Boschi. Per la gioia di Bankitalia

Di 5 Schei de Mona Martedi 16 Maggio 2017 alle 15:26 | 0 commenti

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Il Fatto Quotidiano il 20 settembre 2016 pubblicava un articolo, che viene ricordato da Marco Travaglio (qui nell'allegato), in cui Carlo Di Foggia citava il libro "I segreti di Renzi. Affari, clan, banche, trame" scritto da Maurizio Belpietro. Di Foggia, il cui "approfondiemnto" riportiamo integralmente a seguire*, scriveva: «È il 19 febbraio 2014, Renzi, poco dopo aver ricevuto il mandato di formare il nuovo governo, incontra Visco e, tra l'altro, gli chiede informazioni sulla banca aretina. A Belpietro lo ha confermato "una fonte autorevole". Non è nota la risposta del governatore. Il Fatto ha chiesto un commento a Bankitalia, che non ha risposto...». Belpietro confermava, quindi, basandosi su "una fonte autorevole", come fa oggi Ferruccio De Bortoli per l'interesamento di Maria Elena Boschi a Banca Etruria, di cui era vice presidente il padre, «da premier incaricato, Matteo Renzi chiese informazioni sulla Banca Popolare dell'Etruria al governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco».

Per Di Foggia, quindi, «l'episodio, in un momento cruciale per l'ascesa a Palazzo Chigi e per la storia della banca aretina azzerata dal governo a novembre getta un'ombra sulla vicenda...».

Mi sembra, quindi, che, secondo il libro di Belpietro del 20 settembre 2016 e le osservazioni del Fatto Quotidiano, si possa parlare di quei contatti di Renzi con Visco come della "mamma" di tutti gli interessamenti del governo su Etruria, un vero affollamento da allora in poi.

Ci viene voglia, quindi, di fare alcune considerazioni:

1) strano che in questi giorni sulla vicenda Il Fatto Quotidiano, Belpietro, direttore de La Verità da quel 20 settembre 2016 data di pella pubblicazione del suo libro, e le altre testate non abbiano ricordato quest'episodio, che sarebbe per gli "accusatori" ben più grave rispetto a quello riferito alla Boschi e per i "difensori" un atto normale per chi, facendo politica, si occupa delle sorti del Paese e, quindi, anche delle banche, toscane o di papà che siano... Nessuno richiama questo episoio, che non ci sembra sia mai stato smentito, mentre sembra che sia più mediatico "accanirsi" contro la bella Maria Elena...
2) in sintesi, si sono interessati di Banca Etruria Renzi con Ignazio Visco, per bacco!, Boschi con Federico Ghizzoni, ex ad Unicredit, e Graziano Del Rio con Ettore Caselli, l'ex ad BPER...
3) direi non male per una banca che rappresentava lo 0,4% del mercato bancario italiano.

E delle altre banche chi, a livello politico e di governo, si è interessato?

Di Veneto Banca nessuno visto che Vincenzo Consoli e Flavio Trinca, per quanto emerge, si sono dovuti arrangiare da soli, con quali esiti si è visto; di Banca Popolare di Vicenza si è autoincaricato Gianni Zonin con le "sue reti relazionali" e anche qui per gli effetti stanno ancora piangendo decine di migliaia di soci); di CariFerrara e CariChieti nessuno; di Banca Marche il presidente della regione, Gian Mario Spacca, probabilmente poco "pesante"; della Banca Popolare di Bari in modo trasversale tutta la politica pugliese tant'è che viene modificato il giudizio di Bankitalia sull'istituto che a tutt'oggi, "complice" la bocciatura della Corte dei Conti dell'operato sempre di Palazzo Koch, non si è trasformato in spa...

Quante cose strane accadono nel nostro paese sempre più bizantino.

Con tutti i problemi veri che assillano il nostro Paese ci troviamo in mezzo a giochi di potere che nulla avrebbero a che fare con i problemi veri dei cittadini...

Senonché sta distruggendo il Paese la distruzione delle banche o, meglio, di certe banche a favore di altre (Intesa e...?), in alcuni casi favorita dalla loro mala gestio, in altri dai mancati o insufficienti o interessati controlli di Banca d'Italia, competente per tutte, e Consob, coinvolta per le quotate e le quotande, sempre da lotte di potere e poteri.

E mentre i vertici di Bankitalia e Consob, guarda caso, sono in via di nomina, scoppiano le rivelazioni su Maria Elena Boschi, interessanti, di Ferruccio De Bortoli, con una mega eco mediatica, e le denunce sui prospetti falsi di BPVi e Veneto Banca, sconquassanti, di Giuseppe Guzzetti, subito cancellate dall'agenda grazie anche ai fumogeni lanciati tra i... Boschi.

 

Da premier incaricato, Matteo chiese notizie su Etruria a Visco. Poi il ribaltone al vertice

"I segreti di Renzi" Le rivelazioni di Belpietro sull'incontro con il governatore di Bankitalia
IL LIBRO di Carlo di Foggia, da Il Fatto Quotidiano

Da premier incaricato, Matteo Renzi chiese informazioni sulla Banca Popolare dell'Etruria al governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco. L'episodio, in un momento cruciale per l'ascesa a Palazzo Chigi e per la storia della banca aretina azzerata dal governo a novembre getta un'ombra sulla vicenda. LO RIVELA il libro "I segreti di Renzi. Affari, clan, banche, trame" (Sperling & Kupfer) in uscita oggi, scritto dall'ex direttore di Libero Maurizio Belpietro con Giacomo Amadori e Francesco Borgonovo, ex firme del quotidiano della famiglia Angelucci, lasciato dopo un brusco ricambio al vertice gradito al premier (sempre oggi esce il primo numero del loro nuovo giornale, La Verità). È il 19 febbraio 2014, Renzi, poco dopo aver ricevuto il mandato di formare il nuovo governo, incontra Visco e, tra l'altro, gli chiede informazioni sulla banca aretina. A Belpietro lo ha confermato "una fonte autorevole". Non è nota la risposta del governatore. Il Fatto ha chiesto un commento a Bankitalia, che non ha risposto. "Renzi s'informa su una piccola Popolare tanto cara a lui e a chi gli stava vicino", scrive il giornalista alludendo a Pier Luigi Boschi (padre della ministra per le Riforme Maria Elena) membro del cda e vicepresidente dell'istituto commissariato nel febbraio del 2015 da Bankitalia. L'incontro con Visco avviene due mesi prima del ribaltone ai vertici della banca. Tutto inizia il 5 dicembre 2013, quando il governatore spedisce al presidente di Etruria, Giuseppe Fornasari una lettera: la banca versa "in uno stato di degrado irreversibile", il cda deve trovare subito un partner solido a cui consegnarsi. Si fa avanti la Popolare di Vicenza di Gianni Zonin. "Su vicende bancarie, Etruria, Siena, si sente odore di massoneria", ha detto qualche giorno fa l'ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli. Ad Arezzo il mondo della massoneria ha sempre incrociato le vicende dell'istituto di credito, per trent'anni presieduto da Elio Faralli, iscritto alla loggia del Grande Oriente. Nel 2014, l'idea di perdere il controllo della banca agita il mondo aretino, che si oppone. I rilievi di Bankitalia finiscono sulla scrivania del procuratore facente funzioni di Arezzo Roberto Rossi, in quel momento consulente giuridico di Palazzo Chigi. Nel marzo 2014, Rossi fa perquisire la sede di Etruria e si scopre che Fornasari e il direttore generale Luca Bronchi sono indagati per falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza. Una perizia commissionata da Rossi il 24 febbraio escluderà poi il falso in bilancio, ma intanto l'effetto delle perquisizioni rimane e coincide con l'ascesa della Boschi e di Renzi, che s'insedia il 22 febbraio. L'AVVISO di garanzia, infatti, costringe Fornasari a non ricandidarsi all'assemblea che due mesi dopo rinnoverà il cda. Il suo vice, Lorenzo Rosi - in affari con i soci di una società che fa capo alla famiglia del premier - diventa presidente, Lorenzo Berni, fino al 2008 direttore generale e braccio destro del massone Faralli, viene promosso vicepresidente (vicario) insieme a Pier Luigi Boschi. Che pochi mesi dopo - ricostruisce il libro di Belpietro - per cercare un nuovo dg si affiderà al faccendiere Flavio Carboni, amico di Licio Gelli e imputato per lo scandalo P3, e a Valeriano Mureddu, imprenditore nel mirino di due procure e conoscenza di Tiziano Renzi, padre di Matteo. Mureddu si presenta come massone e vanta presunti rapporti con Bankitalia. Nel giugno del 2014, Rossi viene nominato procuratore capo. La fusione con Vicenza viene esclusa dal cda e anche per questo, a marzo 2016, Visco multa i vertici (Boschi compreso). Ed è stato attaccato dal ministro Boschi, figlia del multato.  

 

 


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