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Il Torrione di Porta Castello aprirà in ritardo: sarà un museo per collocarci una collezione privata o per esposizioni pubbliche?

Di Mario Giulianati Sabato 30 Dicembre 2017 alle 19:17 | 0 commenti

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Metto da parte le tante perplessità che ho espresso a suo tempo, quando si è profilata la vicenda legata al Torrione di Porta Castello ultimo brandello, si fa per dire, di un complesso notevole ormai presente solo nei testi che narrano le strie della nostra città. Avevo al tempo una visione diversa dell'utilizzo della grande torre, ma le cose hanno preso un avvio d'altro genere e quindi non rimane che prenderne atto e, magari, aiutarlo anche a realizzarsi al meglio. Pensarlo facilmente trasformabile in un autentico museo, indipendentemente dal fatto che sia pubblico o privato, è stato per lo meno azzardato.

Leggere oggi la dichiarazione del vice sindaco Jacopo Bulgarini d'Elci ("L'obiettivo è riuscire a creare le condizioni legali per poterlo aprire con le tutele per tutti. Se ci sarà la possibilità per le feste bene, altrimenti attenderemo. Stiamo comunque parlando di un'operazione temporanea e preliminare in vista della trasformazione completa in museo che richiede, invece, interventi e tempi più lunghi") fa un po' sorridere perché la torre presenta oltre a tanti problemi di ordine strutturale (il superamento delle barriere architettoniche, ad esempio) e burocratiche, motivo più che sufficiente per fare appello esclusivamente, a mio avviso, alla buona volontà del "donatore", alla suo personale impegno, piuttosto che fissare prima un termine legato alle Festività Natalizie ed ora a prorogarlo di un paio di mesi come suggerisce anche l'assessore al bilancio Michela Cavalieri. Al massimo potrà essere utilizzato per qualche visita di gruppo molto ben informato sulla situazione. Per essere aperto come un autentico museo, con orari precisai, fruibile da chiunque lo desideri, con percorsi del tutto tranquilli, il tempo, e non solo quello, sarà assai più lungo. Per questo ritengo che non si debbano porre, ora, dei limiti temporali al mecenate Antonio Coppola. Un museo, per essere autenticamente tale, non ha solo necessità di possedere una collezione, cosa questa che esiste in questo caso ma che non esiste a Vicenza in almeno un altro caso. E nemmeno di avere lo spazio adeguato per esporla, nel caso specifico il Torrione, cosa questa che sarà stata valutata sia dal donatore che dai riceventi il dono. Ma come già accennato è indispensabile che anche una persona non completamente abile possa raggiungere ogni parte del Museo se aperta al pubblico. Se l'utilizzo del bene, il museo, fosse riservato a pochi soggetti, allora si dovrebbe ritenere che non di un pubblico strumento culturale si tratta, ma di una sede per collocarci una collezione privata. Non ho personale conoscenza né della collezione in oggetto né del donatore. Quindi mi astengo dall'esprimere giudizi in merito. Ma ho conoscenza, purtroppo, della ricerca affannosa, spesso dimostrata in un passato anche recente, del momento mediatico di qualche rappresentante della pubblica amministrazione. Un museo autentico è una macchina complicata e abbisogna di conoscenze specifiche e non di improvvisazioni. Non è solo esposizione ma anche studio e ricerca. Quindi rinnovo l'invito di dare al signor Coppola tutto il tempo che gli serve per fare al meglio quel che si è impegnato a realizzare: un autentico museo pubblico. La fretta, è il caso di rammentarlo, fa nascere i gattini ciechi.


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