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I duellanti

Di Marco Milioni | Sabato 11 Agosto 2012 alle 15:15 | 0 commenti

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La battaglia sul futuro della A31 Nord comincia ad entrare nel vivo. Mentre la politica berica spinge compattamente per il completamento, i trentini squadernano i loro no e li motivano con studi e relazioni. E con l'attaccamento ai loro monti

Se l'Adige che passa da quelle parti potesse parlare forse racconterebbe un sacco di cose sulla Vallagarina. Probabilmente racconterebbe delle fortificazioni che in quell'area di confine in Trentino a un tiro di schioppo dal «Veneto vicentino» sono presenti sin dalla notte dei tempi.

Forse racconterebbe di come ha visto venir su pian piano, anzi in un baleno visto il differente punto di vista in materia di tempo, il castello di Beseno che in cima all'omonimo colle scruta il paese di Besenello e i regolari rilievi che tra estate e autunno si gonfiano di frutta e di nembi di mosto. Chissà se all'orecchio dell'Adige arrivano i botta e risposta tra le amministrazioni trentine, fieramente contrarie al nuovo tracciato della Valdastico Nord e i veneti. Tutti trasversalmente, o quasi, favorevoli al fronte delle grandi infrastrutture che dovrebbero cavare le castagne del fuoco a un'Italia in crisi che scollinando cieca tra movida e depressione vede nel turbocemento l'unica fonte d'acqua in un deserto chiamato recessione. Ma sarà un miraggio? E la Pirubi, la vecchia Vicenza-Trento, pure?
Cristian Comperini, sindaco di Besenello nutre dubbi pesanti come le pietre che, scarponi ai piedi, ha dovuto addomesticare quando si è arrampicato su per gli «squaranti» della Valdastico dove coi suoi occhi, lì al confine tra Veneto e Trentino, ha potuto constatare che gli studi commissionati dalla sua giunta ad un pool di super-esperti parlano di rischi reali. Ed essendo un po' germanico quando affronta una questione lo fa per la sua intereza, grundlich, direbbero i tedeschi: «I nostri tecnici hanno rilevato i gravi rischi che la realizzazione della Valdastico Nord comporterebbe non solo sul versante trentino, ma anche su quello veneto, dove la progettazione ha completamente dimenticato l'indicazione dell'Iffi ovvero dell'Inventario dei Fenomeni Franosi Italiani sulla gravità del pericolo di una frana del volume di circa 20 milioni di metri cubi gravitante sulla località Casotto nel Comune vicentino di Pedemonte, dove il progetto vorrebbe collocare il viadotto Molino, lo svincolo Valle dell'Astico, un centro di manutenzione, l'area di servizio Lavarone e un centro di ristorazione». Il primo cittadino va giù duro: «Potrebbe essere un nuovo Vajont».
Besenello si è infatti affidata al professore universitario Dario Zampieri, associato presso il Dipartimento di Geoscienze a Padova. Nella sua relazione Zampieri spiega che la frana incombente costituisce «un rischio molto elevato di perdita di vite umane e danni agli edifici e alle infrastrutture».
E ancora leggendo la impressionante mole di documentazione prodotta da Besenello e inviata al ministero dell'ambiente per le osservazioni del caso si legge anche l'intervento dell'ingegnere Helmut Moroder, vicepresidente della Cipra Internazionale; il quale nella sua relazione ricorda che nel 1991 gli otto Paesi alpini e l'Unione Europea «firmarono e poi ratificarono la Convenzione per la Protezione delle Alpi che, tra l'altro, prevede che le parti contraenti adotteranno misure al fine di ridurre gli effetti negativi e i rischi derivanti dal traffico interalpino e transalpino ad un livello che sia tollerabile per l'uomo, la fauna, la flora e i loro habitat, tra l'altro attuando un più consistente trasferimento su rotaia dei trasporti e in particolare del trasporto merci...».
E agli atti c'è anche lo studio del professor Geremia Gios, docente presso il dipartimento di Economia dell'Università degli Studi di Trento. Il quale fa le chiose dal punto di vista economico. Rispetto alla sua analisi Comparini spiega: «Gios parla di mancanza di approfondimento rispetto allo scenario di riferimento. Il che rende non adeguata agli scopi l'indagine condotta precludendo la possibilità di valutare adeguatamente le principali alternative possibili, compresa la possibilità di non realizzare l'opera». Insomma mancano i termini e anche i metri di paragone. E mancano analisi specifiche sui flussi di traffico. Che sono in declino. Sembra di rivedere il film della Pedemontana Veneta. Almeno nella versione di chi la contesta. Così il sindaco, che è a capo di una civica locale spiega che l'autostrada in questo preoccupante contesto, «lungi dall'essere una soluzione alle richieste di mobilità, rappresenta una seria minaccia per la qualità ambientale e quindi per la salute delle persone che vivono in questi territori».
Vista da sud c'è però chi non ci sta. In primis c'è il top management del proponente l'opera ovvero la Brescia Padova per conto di Anas. La società autostradale, coperta dietro garanzia dell'anonimato, si fa sentire sul portale del GdV del 18 luglio 2012: «Il tracciato della Valdastico, in corrispondenza di tale zona passa in prossimità del fondovalle e prevede la realizzazione di un casello di esazione. Ma in quella zona l'A31 non provoca alcun pericolo nei confronti della frana censita e ancor meno nei confronti della presunta area di rischio a monte. Non solo. Dagli accertamenti svolti dagli enti che hanno autorizzato l'attività estrattiva, attualmente in atto, e dai successivi monitoraggi non risultano emerse segnalazioni di pericoli. E ancora. I numerosi enti coinvolti nell'iter approvativo del progetto dell'A31 Nord, tra cui quelli veneti con specifica competenza in tema di geologia, non hanno segnalato situazioni critiche sull'argomento». Gli studi e le persone che li citano tuttavia non hanno nome.
La faccia comunque ce la mette il sindaco dell'avamposto berico di Valdastico Alberto Toldo: «Se dicessi al mio amico Mauro Corona che si spende il nome del Vajont in questo modo, avrebbe tutte le ragioni per offendersi. Sicuramente analizzeremo la relazione dei geologi di parte e la metteremo in contraddittorio, ma una cosa è certa: con i colpi di teatro non si fa buona amministrazione. La cava, poi, è attiva in base ad un procedimento regionale: sono certo che se ci fossero rischi reali non si sarebbe concesso il nulla osta». L'uscita di Toldo non è però felice visto che identificare le autorizzazioni estrattive come paradigma di trasparenza in un settore estrattivo veneto puntualmente attraversato da scandali sull'operato dei funzionari regionali come di quelli provinciali può risultare un boomerang affilato.
Basta una scorsa ai media. Romina Varotto su corriereveneto.it del 14 maggio 2009 scriveva: «Mazzette, l'inchiesta si allarga. Perquisito l'ufficio cave regionale... altri sei indagati dopo Angelo Canalia: c'è anche il primo dirigente dell'ente pubblico veneto. Nei guai il responsabile provinciale di Vicenza, il sindaco di Tezze e tre imprenditori». Storie che si ripetono come un cliché il cui prototipo è stato descritto da Roberto Scarpinato, uno dei massimi magistrati antimafia, più e più volte. Uno dei suoi interventi è stato riportato sul blog di Roberto Galullo sul portale de Il Sole 24 ore il 10 maggio 2011: «La corruzione fa parte della costituzione materiale di questo Paese... Prima veniva praticata sottobanco mentre oggi avviene alla luce del sole. È stata scientificamente pianificata negli anni, basti pensare alla depenalizzazione del falso in bilancio...». Sembra di assistere ad uno scontro fra linguaggi. Da una parte quello felpato di Toldo con le sue mise à la page e il look metrocasual di provincia post anni '80. Dall'altro le camicie e le giacche ruvide di Comparini che sembrano infeltrite seppur appena uscite dalla fabbrica. Uno seppur sindaco di una comunità dell'estremo nord vicentino parla come un politico di pianura e usa il linguaggio dell'economia. L'altro, glielo leggi in faccia, ha lo sguardo pungente degli aghi di pino secchi e parla il linguaggio della geologia, anzi dei monti. I suoi monti.

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Commenti degli utenti

Mercoledi 27 Agosto alle 17:38 da DavideDeMeo
In I pacifisti nostrani
Nooo, mi dispiace, non ci sto. Mi riconosco nel movimento pacifista. Ero tra quelli che hanno manifestato contro la costruzione dell?ecomostro Del Din. Sono ancora oggi convinto che quella base non doveva essere fatta. Primo perché è una installazione straniera in preziosissimo suolo nazionale e vicentino. Secondo perché rappresenta un simbolo del modo proprio delle superpotenze di risolvere i conflitti. Vale a dire con la risposta militare. Proprio questa, dai tempi della Guerra del Golfo (con il ridicolo ultimo sviluppo secondo il quale i cacciabombardieri e i droni americani i attaccano mezzi corazzati e armi americane date al governo irakeno dagli stessi americani), dalla Guerra in Afghanistan e dall?intervento in Libia, mostra negli ultimi tempi la sua inutilità. I conflitti regionali sono ancora più aspri di un tempo e l?instabilità internazionale (Iraq, Libia, Pakistan, Ucraina) è ai massimi storici.
Venendo ora al conflitto arabo-israeliano, non posso soffermarmi sulla enorme complessità dei rapporti che hanno determinato l?odierno assurdo scenario (mi ha aiutato a capirci qualcosa il libro ?Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista 1881-2001? di Benny Morris ? Ed. Bur ? 2003). Di certo, pensare che lo stato di Israele, a cui la stragrande maggioranza di noi ed io personalmente riconosciamo il diritto all?esistenza ed alla salvaguardia dei propri confini, sia giustificato a radere al suolo (le bombe intelligenti...) i quartieri di Gaza, donne e bambini compresi, per me vuol dire soffrire di cecità selettiva.
E? di ieri la notizia che Tsahal (il tanto ammirato esercito israeliano) ha ucciso tre leader di Hamas, i quali sfortunatamente erano assieme a una dozzina di propri familiari, tra cui diversi bambini innocenti (beh, mica colpa nostra se questi terroristi fanno anche figli, potevano pensarci prima...).
Se i palestinesi radicali, del resto, avessero a disposizione bombardieri e droni non esiterebbero un minuto a farne l?uso di cui noi occidentali siamo maestri. Saremmo pronti, in quel caso, a schierarci a fianco dell?alleato israeliano senza alcun indugio, partecipando allegramente al bomb show.
Allora preferisco di gran lunga l?appello alla pace, con le manifestazioni e i cortei, che sempre sono stati pacifici, che magari poco hanno prodotto (opporsi ai miliardi di giro d?affari del business delle armi è poco popolare, per non parlare dei guerrafondai veri e propri, che sparerebbero anche con il fucile a tappo), che forse possono sembrare antiamericani ma che in realtà esprimono solo il cocente fastidio di essere impotenti di fronte alle scelte fallimentari della war machine internazionale. Anche queste sono azioni forti (e la nostra città non è che ne abbondi).
Caro Prof. Balbo, Gentile Signora Farina, dissento profondamente dalle vostre affermazioni.. Con buona pace del vescovo Rufino e di Erasmo da Rotterdam.

Martedi 26 Agosto alle 15:27 da claudiofiori
In Luca Zaia aderisce alla campagna per la lotta alla SLA
Ottimo gesto "mediatico" del Governatore Zaia. Peccato però che resti solamente un?esposizione mediatica che NON aggiunge nulla agli scarsissimi fondi per la ricerca, e mi riferisco a tutte le patologie delle quali a oggi, le persone ammalate, sono ritenute "rare" se non inesistenti. Un Politico per di più Governatore della Regione, oltre a questi gesti estivi, deve impegnarsi per far si che l'articolo 32 della nostra costituzione sia rispettato, deve impegnarsi per evitare che tutte le persone sofferenti a causa di una patologia non siano derise ma curate, deve dare sostanza e seguito ad ogni paragrafo del P.S.S.R.2013\2016. Queste cose si possono fare, con un po? di buona volontà, visto che, come riferito dal Governatore Zaia in conferenza, i Conti Consuntivi Economici delle A.S.L.Venete hanno chiuso l?esercizio 2013 con un utile (pardon attivo) di 41.467.101.?. Ha poi aggiunto l?Assessore Coletto che il 2013 è per il Veneto il QUARTO anno consecutivo di esercizi positivi???. Ricordo al Governatore Zaia agli Assessori Coletto e Mantoan che in data 04\07\2014 ho spedito una mail (da loro ricevuta e letta, e pubblicata dalla vostra testata il 19\07) nella quale facevo presente che dopo oltre 400 giorni dall?approvazione all?unanimità della Legge, che riconosceva l?M.C.S. come patologia rara e con la quale dovevano essere attuati anche 5 paragrafi a essa collegata, nulla oltre il mero ?riconoscimento? è stato fatto. Oltretutto la lettera era controfirmata da 28 persone sofferenti di tale patologia abitanti in 5 province Venete che mi avevano delegato, e NESSUNO dei destinatari si è degnato di fornire a queste persone un minimo cenno di riscontro. Nessuno cerca la malattia, questa può colpire chiunque a qualsiasi età, una persona ammalata di qualsiasi patologia, proprio a causa del suo stato di salute ha bisogno di tutele ed aiuto. Credo che Il livello di civiltà di una Regione si misura anche dalla cura con cui assiste le persone ammalate. Cordialmente Claudio Fiori

Sabato 23 Agosto alle 19:31 da dreck
In La serata americana a Vicenza con il college basket al top di Michigan
Grazie Direttore, come sempre molto gentile.

Quanto all'autore trovo molto irritante e puerile continuare a rispondere tono su tono ad un (assiduo) lettore. Ormai non posso certo sottrarmi e quindi:
-Da giornalista quale immagino sia sa che non può certo basarsi sul "sentito dire" ma è lei che deve verificare le voci.
-Non metto in dubbio che dovesse lavorare ma sono rimasto al palazzetto ben oltre la fine dell'incontro e l'appunto le avrebbe rubato meno di un giro di lancette.
-Ho chiamato le majorettes con quel nome per quello che sono, non per quello che fanno. Raffaella Masciadri non è stata definita "premiante" bensì "giocatrice del Famila Basket Schio".
-La stessa insegnante ha specificato come le sue ragazze facciano anche cheerleading ma in altre occasioni e contesti. L'esibizione di quella sera era frutto solo del lavoro compiuto come majorettes.
-Il pubblico del Palazzetto ha potuto sentire più e più volte il fatto che fossero di Malo poiché, proprio per farle risaltare, l'ho ripetuto ad ogni stacchetto (primo escluso).
-Le polemiche inutili le ha iniziate a creare lei con questo articolo. Ad ogni modo ho chiesto anche alla mia ragazza (che nulla centra in questo contesto) che è del settore se per caso la conoscesse. Alla sua risposta negativa l'ho cercata sui social senza successo. Solo allora ho provato a commentare in un angolino di sito specifico (e non qui) proprio sotto il suo pezzo, luogo che ritengo il più idoneo in assoluto per far presente una sciocchezza.
-Visto che ha scoperto che conosce la mia ragazza poteva benissimo essere lei ad avvicinarmi!
-Non mi sono firmato perché c'è il nickname (usato anche da lei) che mi identifica. Che non abbia nulla da nascondere è palese visto che ho dichiarato di essere io stesso lo speaker.
Devo continuare?
In realtà ho già sotterrato l'ascia di guerra. Spero vivamente che lei venga al palazzetto lunedì sera in modo da parlare serenamente di ciò che è importante veramente di quell'occasione ovvero lo sport!
Giovanni Barcaro
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