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I cappuccini lasciano Schio dopo 500 anni, ma la gente non ci sta e si mobilita

Di Andrea Genito Domenica 19 Agosto 2012 alle 07:56 | 1 commenti

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"Non accetteremo passivamente una decisione sbagliata"

Un legame che ha radici profonde. L'intera comunità di Schio segue con apprensione le sorti del Convento dei Cappuccini, autentico punto di riferimento della città dal 1536 ed oggi a rischio chiusura per la cronica carenza di vocazioni che porta alla scelta di concentrare le risorse spirituali, da parte delle autorità ecclesiastiche regionali.

 Dopo la chiusura del Convento delle Agostiniane e la perdita della comunità delle suore della casa di riposo "Baratto", Schio si ribella a questa ipotesi, che penalizzerebbe la città a discapito di realtà simili ma meno frequentate ed inserite nel territorio. Per ora si tratta di una possibilità, ma è bastata l'ipotesi a mobilitare oltre un migliaio di persone qualche giorno fa, partite dal piazzale del Convento di S.Nicolò in fiaccolata, oltre alle 18000 che hanno apposto la loro firma sulla sottoscrizione sottoposta alla autorità ecclesiastiche. Promossa anche una tavola rotonda, tra i cui ospiti c'era il sindaco di Schio, Luigi Dalla Via, per cercare di proporre delle alternative alla Provincia Veneta dei frati, proprietaria del Convento. Nessuna intenzione di fare pressione, spiegano gli organizzatori delle varie iniziative, ma piuttosto la volontà di dare un segnale di vicinanza ad una comunità che tanto ha dato a chi si è rivolto a loro. "La chiusura della struttura ci rattristerebbe enormemente- sottolinea Fabio Garbin, portavoce del comitato pro-cappuccini e coordinatore del gruppo pastorale- questo è da sempre un luogo dove trovare una porta aperta alla carità, all'ascolto, alla condivisione. Da quando la crisi ha iniziato a mordere forte anche qui, purtroppo chi bussa a quelle porte è costantemente in aumento. Figure come il questuante fra Matteo, sepolto proprio a S.Nicolò, padre Ivo, che aveva creato dal nulla un solido gruppo spirituale giovanile ("Conoscersi per Donarsi") e Padre Martino, mancato da poco, sono state presenze forti e che hanno lasciato il segno. Il convento è inoltre anche rettoria, cioè luogo di incontro di una comunità cristiana viva, che si riconosce nella Chiesa tutta, ma che trova nel particolare carisma francescano una sintonia di spirito e di azione. Infine c'è anche un non trascurabile aspetto storico: il convento è il più antico della provincia, particolarmente significativo anche da un punto di vista architettonico". Il Consiglio pastorale, su invito del ministro provinciale padre Roberto Genuin, sta cercando strade alternative alla chiusura del Convento.
Voi del comitato avete avanzato proposte concrete?
"Innanzitutto ci auguriamo che venga scongiurato il trasferimento dei frati, perchè solo loro hanno titolo per gestire S.Nicolò. Ho letto di un possibile comitato laico che possa subentrare in extrema ratio. Non è una nostra proposta e non so da dove possa essere saltata fuori, perchè non siamo affatto pronti ad una simile eventualità. Noi semmai possiamo porci a supporto delle iniziative e delle tante attività spirituali e aggregative che propone la comunità francescana di Schio. stiamo parlando di gestione della comunità e non del convento, pensiamo ai gruppi ministeriali, ad esempio, di cui parla anche il nostro Vescovo. Sono percorsi nuovi che ci interrogano profondamente, che ci richiamano ad un nuovo impegno. Comunque di fronte ad una prospettiva che impoverirebbe la città, non possiamo non chiederci quale ruolo possiamo ricoprire in momenti così delicati per le scelte delle realtà religiose nel nostro territorio e della Chiesa locale. Siamo catechisti, animatori Acr, gruppi di aiuto alle coppie, anziani e componenti di vari cori che gravitano attorno a S.Nicolò e che pregano perchè questo patrimonio, costruito in tanti anni, non vada perduto. Con noi sono anche le tante famiglie assistite dai frati e dalla San Vincenzo e le decine di persone che qui hanno scelto di sposarsi o di battezzare i loro figli. Cerchiamo sempre ed innanzitutto occasioni di confronto, convinti che tante teste messe assieme possano trovare una buona soluzione a questa vicenda. Cerchiamo il contatto ed il dialogo, liberi da pregiudizi, consapevoli delle difficoltà, decisi nell‘esprimere il nostro pensiero e ciò che portiamo nel cuore".

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Commenti

eric
Inviato Giovedi 16 Maggio 2013 alle 09:30

Vedete che Qui,è assolutamente uno disastro , la fede non basta più, questo simbolo attivo de la vita religiosa attuale non farà più parte de la vita sociale de la provincia di Schio, , , gente autentica , gruppi di bambini meravigliati , e tutti gli altri amanti di questo modo di aiutare la Pace de Dio , da qui in avanti...........
? Pace e bene ?
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Marco Travaglio (interiore!). Come quasi sempre nomen omen. Travaglio esce studiato dai Gesuiti - come Berlusconi, tanto per fare un pò di colore - e da buon predestinato viene colpito subito dal travaglio interiore. Pensa che ti ripensa, matura rapidamente una chiara avversione per tutto quello che è cattolico e si scopre clericale e laico, in ciò forgiato dal suo mentore e maestro Montanelli, mica uno qualunque. Eccolo insomma galoppino al giornale di Montanelli che ne intravvede le doti giornalistiche: in effetti scrive chiaro e almeno si capisce quello che dice. Poi però anno dopo anno si intravaglia sempre più e da buon allievo gesuita matura un'avversione totale per i poteri più o meno forti, per i partiti e gli uomini di potere, facendo profferte amorose per la Magistratura italiana. Ora, la magistratura italiana, per chi l'ha assaggiata non è così male. E' semplicemente pessima nella sua struttura, organizzazione, arroganza e incapacità di giudicare bene e rapidamente, a parte casi particolari. Una vera e propria casta che si è sempre più staccata dal paese reale sino a diventare dominatrice assoluta all'interno dello Stato, condizionando spesso e volentieri la scena politica e sociale. Ad oggi un vero cancro inestirpabile. Ma il Marcuccio la ama e da anni ( lo seguo ab origine) sciorina la sua attività giornalistica come un giudice a latere: colpevoli, rimproveri, anatemi, etc. etc. Insomma è diventato un Roberspierre de noantri. Leggi il suo quotidiano malessere sul misfatto quotidiano e ti accorgi se non è vero. Lui vive e rinasce solo quando c'è qualcosa da colpire, da condannare, da intimidire. Ecco allora che il mio accostamento con tanto famoso creatore del terrore ci sta tutto.O meglio ci stava tutto. Fino a all'altra sera, quando di fronte allo scatenato e senza freni Bomba (come lo chiama lui) il nostro Marco Travaglio non è nemmeno riuscito a sostenerne lo sguardo, non lo mai guardato negli occhi, ma solo accusato. Per essere un piccolo Roberspierre, è stata una vera debacle!. Quanto al servizio doppio di cui sopra, non si capisce come mai Variati invece di guardare al disastro berico targato BPVI e altro, pensi alla Raggi. Non è che ha un debole per lei, ma non viene ricambiato.?

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