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Fiera di Vicenza in confusione: il "niet" per l'assemblea dei soci BPVi by Luigi Ugone, quello rientrato per gli under 14 all'Hit Show e le "sparate" di Marzotto e Facco contro la Vicenza di un sempre più provato Variati

Di Pietro Zanella Mercoledi 8 Febbraio alle 22:06 | 0 commenti

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"Puoi fare molta più strada con una parola gentile e una pistola che con una parola gentile e basta". Diceva Al Capone nel film Gli Intoccabili. Un monito che, ironicamente, ben si adatta al caso Hit Show e alle dichiarazioni successive a VicenzaOro January dei vertici vicentini (riminesi?) della fu Fiera di Vicenza. Sulla questione armi ed educazione alla non violenza, Amministrazione Variati ed ente Fiera hanno in un recente passato sparato, a "salve", promesse e buone parole verso le associazioni che, solo qualche mese fa, chiedevano una maggior tutela dei minori durante l'esposizione che avrà inizio l'11 febbraio. Il pasticcio del divieto di entrata ai minori di 14 anni, poi ritirato, è probabilmente la rappresentazione plastica di un percorso iniziato su pressione di ambienti para curiali e abortito sul nascere a causa delle pressioni economiche e della lobby dei cacciatori che minacciavano di trasferire la prossima edizione di Hit Show a Verona.

Facciamo un passo indietro. Lo scorso 20 ottobre, il Comune di Vicenza ha ospitato e promosso il convegno "Le armi comuni in Italia e nell'Unione Europea: dati analisi e prospettive". In sala Stucchi a palazzo Trissino erano presenti il viceministro dell'Interno Filippo Bubbico, il vicesindaco e assessore alla crescita Jacopo Bulgarini d'Elci, il prefetto di Vicenza all'epoca Eugenio Soldà, l'allora questore di Vicenza Gaetano Giampietro, il presidente della Fiera di Vicenza Matteo Marzotto, il vice presidente dell'Associazione Nazionale Produttori di Armi e Munizioni Sportive e Civili (ANPAM) Nicola Perrotti e l'analista dell'Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere (OPAL) di Brescia Giorgio Beretta.

In quell'occasione Matteo Marzotto, presentò Hit Show come. "L'evento italiano dedicato alla caccia, al tiro sportivo e alla difesa personale, di riferimento tra i leader del settore anche a livello europeo". Una fiera che secondo le parole dello stesso presidente: "Prevede un regolamento strutturato per il visitatore a tutela dei minorenni, in piena ottemperanza delle normative nazionali e propone un palinsesto di incontri informativi, culturali e formativi sui diversi aspetti inerenti il settore."
L'affermazione era suonata allora come una risposta alla presa di posizione della Diocesi di Vicenza, che  in occasione dell'esposizione 2016 aveva posto una serie di questioni rispetto alla presenza dei minori, anche accompagnati, all'interno della fiera.
Ad un anno di distanza la polemica si è repentinamente riaccesa.
Italia Exibition Group, la nuova realtà in cui è confluita in maniera fortemente minoritoria la "vecchia" Fiera di Vicenza, nel pubblicare biglietti e regolamento della manifestazione di quest'anno ha, in un primo momento, bandito dall'esposizione i minori di 14 anni. Una decisione che aveva raccolto il plauso dell'Opal e di diverse associazioni cattoliche e scontentato chi da sempre difende i cacciatori e il popolo degli amanti della caccia e delle armi. Lunedì Il consigliere regionale Sergio Berlato, ideatore di fatto e promotore della manifestazione, con significativi ritorni economici per Vicenza e per le attività economiche nazionali e non interessate ad armi e caccia, aveva infatti tuonato: "decisione indecente". 

Messaggio ricevuto forte e chiaro. Le ragioni e le pressioni di chi chiamava a raccolta il suo "popolo pronto a disertare Fiera e alberghi oltre che a trasferirsi il prossimo anno a Verona, con un ulteriore danno per l'attività fieristica locale già in prevedibile discesa dopo l'acquisizione di fatto da parte di rimini dell'ente fieristico ex vicentino, hanno, quindi, aver prevalso. Il divieto agli under 14 è rientrato in pochi giorni. Con una nota inviata alla stampa Italian Exibition Group ammetteva l'errore causato, secondo la versione ufficiale, da un "refuso" nel regolamento. Ad un giorno di distanza, la scritta "Vietato l'ingresso ai minori di 14 anni" è scomparsa dai biglietti acquistabili on-line.

La spiegazione del "refuso", però,non convince. Il fatto che la frase fosse apparsa in comunicati e materiale, che prima di essere offerti al pubblico vengono visti e rivisti da più persone indica, quanto meno, che la possibilità del divieto sia stata presa in seria considerazione da chi Hit Show lo produce. Una parola scappa, un concetto no.

L'attuale regolamento, modificato e corretto, cita: "I minori non possono accedere agli spazi espositivi se non accompagnati da un adulto. E' fatto espresso divieto, in ogni caso, da parte dei minori, di maneggiare le armi esposte. Gli accompagnatori dei minori si rendono personalmente responsabili della vigilanza sugli stessi."
In totale quattro righe, su cui appunto la distinzione tra under 18 e 14 non c'è più. Dal punto di vista delle associazioni presenti al convegno dello scorso ottobre, il regolamento appare misero. Molto più dettagliate, ad esempio, le voci che riguardano l'uso dei telefonini e la possibilità di scattare foto. Anche il programma non sembra tener conto del fascino che pistole e armi da fuoco possono avere sui minori. Un indizio in più per i detrattori della teoria del refuso. Tra i diversi focus e convegni organizzati durante la tre giorni, infatti, non c'è mai la parola educazione. Nemmeno un evento o un piccolo appuntamento che richiami la linea dell'incontro tenutosi in comune ad ottobre. Hit Show, insomma, appare per quello che è: un'esibizione ad uso di chi con le armi lavora, fa sport, si difende. Decisione legittima ed economica, visti gli interessi in campo, ma che svela una certa schizofrenia di chi ad alti livelli intrattiene rapporti con associazioni, lobby, gruppi  e interessi a volte contrastanti.

Lo stesso nervosismo che, uscendo dalla mera questione Hit Show, sembra aver contagiato Marzotto e il suo entourage. Ai lettori più attenti non sarà sfuggita, infatti, la polemica di qualche settimana fa, quando l'imprenditore vicentino si era, giustamente, scagliato contro un tassista colpevole di non aver fornito il suo servizio a due donne del Ruanda ospiti della fiera, perché di colore. La denuncia fatta al TG locale da Marzotto venne ripresa anche da importanti quotidiani nazionali, ma non trovò mai riscontro nelle indagini della cooperativa dei tassisti della città. L'episodio scatenò un'accesa discussione sui media tradizionali e sul web, regalando al resto del Paese non proprio una bella cartolina di Vicenza. Una fotografia  non certo utillissima a chi fa mercato con tutto il mondo che, forse in un tempo pre IEG, sarebbe stata sottoesposta o comunque non evidenziata dallo stesso Marzotto.

Ma le cose, magari, cambiano e allora sparare, non con le pistole ma con le armi della parola, porta a dubitare che le critiche del futuro presidente di IEG, mai immaginabili quando era il boss della Fiera locale, sia state il "lancio" per la raffica di parole anti Vicenza (preludio a un graduale disimpegno locale?) di un altro beneficiato dalle scelte di Achille Variati, che come sindaco e presidente della Provincia di Vicenza, ha promosso la "delocalizzazione" della Fiera di Vicenza contemporaneamente alla promozione di Matteo Marzotto al vertice del cda di Rimini e di Corrado Facco, che da dg di Vicenza è diventato dg della 5 volte più grande IEG (Vicenza ha il 19% delle azioni della IEG, ndr).

Il "riconoscente" Facco, infatti, dopo anni di "stazionamento" felice e silente a Vicenza, ha dichiarato a Il Corriere del Veneto: "Come VicenzaOro, forse per la prima volta, abbiamo registrato un gradimento totale . Abbiamo invece ricevuto alcune critiche per i servizi non gestiti dalla Fiera: ovvero per i taxi, il livello degli hotel, i collegamenti dei mezzi pubblici con il centro città, le difficoltà legate al traffico. Percepiamo lo stridore tra ciò che riguarda la Fiera e il resto e questo ci dispiace perché l'Italia (Vicenza in questo caso), dovrebbe poter garantire una qualità di accoglienza al pari del suo nome e della sua fama, invece i servizi sono sembrati insufficienti. Stiamo parlando dell'appuntamento più internazionale della città, con un indotto importantissimo. Un momento in cui potremmo valorizzare le nostre eccellenze, sia nel turismo quanto nello shopping".

Chissà come sarà rimasto il sindaco di Vicenza per questi "apprezzamenti" per la città da lui gestita...

Male a giudicare dalle parole di Marzotto e Facco (insieem nella foto, ndr), peggio riascoltando le accuse di inerzia se non di complicità rivolte al sindaco, presidente della Provincia di Vicenza e dell'Upi oltre che membro del Cda di Cassa Depositi e Prestiti, da Luigi Ugone e dai soci traditi dalla vecchia Banca Popolare di Vicenza radunati sabato scorso 4 febbraio al palasport di Via dei Cavalieri di Vittorio Veneto.

Ma se i "decisi" e decisionisti vertici della ex Fiera di Vicenza hanno cambiato idea dopo le proteste della "comunità" di Berlato sul divieto a visitare l'Hit Show agli under 14 accompagnati, altrettanto hanno fatto, in senso inverso, prima promettendo e poi negando l'affitto dei 709 posti della Sala Palladio agli organizzatori dell'assemblea di "Noi che credevamo nella BPVi".

Per il niet di Variati o dei suoi "piccoli" supporter?

Mah, visto che a trasferire la loro rabbia contro il sistema politico locale, il cui dominus è indubbiamente i pluripoltronato sindaco vicentino, non sono stati i 709 che sarebbero "entrati" in Fiera, ma i circa 1.200 che ha accolto il ben più grande, e più economico, impianto privato di Via dei Cavalieri di Vittorio Veneto.

Anche in questo caso i condizionamenti della politica locale sono stati... lungimiranti.


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