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Hit Show, l'unica fiera europea delle armi aperta ai minori

Di Rassegna Stampa Martedi 14 Febbraio alle 08:31 | 4 commenti

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A Vicenza, dall’11 al 13 febbraio, si svolge l’unica fiera dell’Unione Europea in cui i ragazzini possono entrare e ammirare le novità in fatto di armi e munizioni, con tanto di «spazio esperienziale». A nulla sono valse le proteste della Diocesi, delle associazioni pacifiste e del mondo cattolico (dall’Azione Cattolica alle Acli, da Pax Christi all’Associazione Papa Giovanni XXII). È il mercato, bellezza! Sì, infatti la città veneta incassa ospitando «i top brand del settore armi e munizioni», mirando «a diventare l’appuntamento di riferimento in Italia e in Europa per il comparto armiero made in Italy».

HIT Show: un nome, un programma: è l’acronimo di Hunting, Individual Protection and Target Sports ma “hit” è il verbo inglese per “colpire” – è la più grande fiera internazionale per la promozione delle armi per il pubblico generalista, con 36.000 visitatori l’anno scorso (+16% rispetto al 2015) e 413 espositori italiani ed esteri. Non solo caccia e sport, ma anche pistole per la protezione personale. «Quest’anno», annunciano fieri gli organizzatori dell’Italian Exhibition Group, «la novità è la nuova edizione della canna». Già nelle fiere degli anni scorsi (siamo alla terza), la Chiesa di Vicenza era in prima linea nell’esprimere totale disappunto, sia con il settimanale diocesano La Voce dei Berici, sia con la Pastorale Giovanile e la Commissione per la Pastorale sociale. Va dritto al punto don Matteo Pasinato, che per la Diocesi guida quest’ultimo ufficio: «Far sapere quali e quanti danni provocano nel mondo le armi è un dovere educativo». Un’idea, però, non in linea con gli interessi economici di certi settori. Lo psicologo e psicoterapeuta Claudio Riva, sulle pagine della Voce dei Berici, ha spiegato: «È necessario domandarsi che tipo di educazione la nostra società vuole trasmettere dando in mano a dei ragazzini degli strumenti volti all’eliminazione dell’altro. Quando si parla di educazione alla pace non si intende impedire ai bambini lo scontro nei rapporti con il prossimo, ma far capire che l’aggressività e la rabbia devono essere gestite in un’ottica di confronto, con lo scopo di arrivare a un epilogo sereno. Il litigio rappresenta il momento di riconoscimento del coetaneo. Le armi, invece, portano a un’unica e irrevocabile conclusione, ovvero alla soppressione fisica». Quest’anno la battaglia si è concentrata proprio sulla presenza dei bambini. Sembrava si fosse arrivati a una svolta: dopo le richieste del fronte pacifista al Comune di Vicenza, che è azionista della Fiera ed è guidato dal sindaco Pd Achille Variati, gli organizzatori si erano impegnati a non far entrare i minori di 14 anni, scrivendolo pure nel Regolamento del Visitatore. Il triste epilogo lo racconta Giorgio Beretta dell’Osservatorio Opal di Brescia: «Su pressioni politiche del consigliere regionale Sergio Berlato (Fratelli d’Italia–An) e dell’associazione di cacciatori Convavi, è stato reintrodotto il permesso d’ingresso ai bambini». La decisione è stata tanto incredibile nella sua goffaggine quanto patetica e inaccettabile nella motivazione: si è trattato – hanno scritto gli organizzatori in un comunicato – di «un refuso dovuto a uno spiacevole equivoco». Nel Regolamento in vigore, lo stesso degli anni scorsi, si fa «espresso divieto da parte dei minori di maneggiare le armi esposte». Eppure, nella pratica, le foto delle passate edizioni provano il contrario: i minori le maneggiano tranquillamente e anzi spesso sono gli addetti agli stand a porgerle. Spiega Giorgio Beretta: «Non è vietato dalle leggi italiane farli entrare, ma HIT è l’unico caso di un’esposizione nell’Ue dove ci sono tutte le tipologie di armi, tranne quelle propriamente “da guerra/militari”, a cui è permesso l'accesso ai minori. La maggior fiera di queste armi è l’IWA Outdoor Classic di Norimberga ma è riservata ai soli “operatori di settore” (non a cacciatori o sportivi). E in ogni caso lì è espressamente vietato l’ingresso ai minorenni». L’appuntamento di Vicenza, inoltre, è stata l’occasione per proporre una cultura “pro-armi”, tra convegni e messaggi contro le “restrizioni” europee sul tema. Spiace che siano anche le istituzioni pubbliche – oltre al Comune, anche la Provincia di Vicenza e la Regione Emilia Romagna sono azionisti – ad avvallare questo messaggio diseducativo. Nell’articolo 2 dello Statuto Comunale di Vicenza si parla di pace e cooperazione: «Sarebbe bene fare qualcosa di più per concretizzare questo principio», ha detto don Pasinato. Viene in mente Papa Francesco quando dice: «Tutti parlano di pace, tutti dichiarano di volerla, ma purtroppo il proliferare di armamenti conduce in senso contrario. Possiamo unire le nostre voci nell’auspicare una nuova stagione di impegno coraggioso contro la crescita degli armamenti e per la loro riduzione».
Di Stefano Pasta, da Famiglia Cristiana  


Commenti

Inviato Martedi 14 Febbraio alle 14:24

Dalla nascita mi considero un Cristiano. Leggo Famiglia Cristiana, partecipo ed organizzo convegni sull'Art. 29 della Costituzione, la Famiglia Naturale, partecipo con i miei figli all'educazione dei nipoti che frequentano gruppi sportivi. Senza tante storie, abbiamo visitato il Salone fieristico HIT Show, senza tante problematiche o dinieghi o peggio censure della Pax Christi o Cristiani per la Pace, i quali dovrebbero sapere che gran parte del finanziamento delle loro attività arriva dagli armamenti. Ma in corso d'opera non ho mai sentito una Voce di protesta contro la Guerra. Niente di niente! Solo per la Fiera? Troppo poco..cari amici! Il fronte pacifista? Chi, dove, come, quando si faranno riconoscere come "benemeriti della pace"? Degli spacciatori, dei pedofili, non parliamo? La fiera con cani, gatti, sport, tiro a segno, natura e altro This is the problem? Amen, con la speranza che si concluda, arrivederci alla Fiera dell'ORO...Aurum per tutti!
Inviato Mercoledi 15 Febbraio alle 07:52

Dio ci liberi dai pacifisti vicentini!
Inviato Mercoledi 15 Febbraio alle 11:38

Oggi, in una lettera alla stampa, Bepi Magrin definisce i preti che vietano la lettura della preghiera dell'Alpino durante le esequie religiose come "Pacifondai", altrettanto dicasi per quei movimenti "sociali" che sputano sentenze in ogni momento o che ci fanno la grana alle spalle degli altri vedi le cooperative per i migranti. Questi personaggi sanno che cosa ci è costata l'Unità d'Italia, la Difesa del Tricolore? Non lo sanno! Spero che il Governo approvi il Servizio Civile durata un anno per 300 mila giovani con contributo circa 500 € al mese. Almeno invece di fare i portaborse dei vari "pacifisti" impareranno ad usare una pala meccanica per il soccorso civile. Il resto? Viene dopo.
Inviato Mercoledi 15 Febbraio alle 12:00

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