Quotidiano | Categorie: Musica

Guderzo canta con Paolo Rossi e Don Backy

Di Redazione VicenzaPiù Sabato 12 Dicembre 2009 alle 18:20 | non commentabile

Redazione di VicenzaPiù   

 

La campionessa del mondo di ciclismo incide una canzone per beneficenza

 

Tatiana Guderzo in sala d'incisione (Foto Ciclismoweb)Tatiana Guderzo, la ciclista di Marostica che ha vinto il campionato del mondo di ciclismo a Mendrisio e il bronzo delle Olimpiadi di Pechino, ha inciso una canzone al ritmo della bossanova, Lo sguardo sul traguardo, scritta per lei da Massimo Bizzarri con il suo amico Apo, al secolo Roberto Ambrosi: «La bici corre senza far rumore, solo quello delle gocce di sudore, che cadono dall'alto sulla strada come fossero gocce di rugiada. Ma questa corsa finirà e alla fine ci sarà il mio sguardo sul traguardo, come un kamikaze che sfida il sole che tramonta dietro sé ...»
La campionessa del mondo ha avuto al suo fianco Paolo Rossi, Don Backy, Claudio Pasqualin, Massimo Bizzarri e altri amici. La canzone è inserita nel cd Voci dal Cuore 2, che racchiude 12 canzoni.
Il ricavato della vendita sarà destinato all'associazione onlus Conca d'Oro di Bassano del Grappa, che si occupa dell'inserimento sociale delle persone con handicap mentali.

 




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A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

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O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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