Quotidiano | Categorie: Cultura

Giuseppe Laterza e la "rivoluzione pacifica della cultura"

Di Piero Casentini Mercoledi 11 Gennaio alle 14:30 | 0 commenti

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Stamane è apparsa su Il Fatto Quotidiano un'intervista di Stefano Feltri a Giuseppe Laterza, presidente dell'omonima casa editrice. I Laterza, editori ubiqui (Roma-Bari) da generazioni, contribuiscono dall'inizio del Novecento a diffondere e tradurre libri, talvolta scomodi, spesso stimolanti, quasi sempre ben fatti. Furono gli interlocutori preferiti da Benedetto Croce, capaci di gabbare la censura fascista pubblicando John Milton, Aldo Capitini e tanti altri. Oggi, nel mezzo di una grave crisi economica, politica e sociale, Giuseppe Laterza "sembra fuori fase", scrive Feltri, perché ritiene che "la cultura ci renda cittadini migliori": è convinto che i libri, mettendo in moto le idee, alimentino il "dubbio metodico" di cui è fatta la cultura, esercitando il quale "si prendono anche meno cantonate". 

Laterza dice che la politica dei tecnici non basta, perché vanno definiti i "valori di riferimento" di una società, "non basta riparare il rubinetto", e per farlo è necessaria la cultura, ma soprattutto la lettura, non solo di narrativa, ma soprattutto saggistica. Potrebbe sembrare un appello interessato, dato che nella casa editrice Giuseppe Laterza è responsabile proprio del settore dedicato ai saggi e alle pubblicazioni universitarie, ma il suo pensiero è lucido e coinvolgente: egli ritiene che vi sia in Italia una minoranza, fatta da quei 2-3 milioni di lettori, visitatori di musei e di mostre, partecipanti ai vari festival culturali, che è già una "élite potenziale che non coincide (se non in minima parte) con i parlamentari, con gli amministratori pubblici ma neanche con i manager privati". Questa minoranza, "in tutti i Paesi c'è una minoranza che guida la maggioranza", dovrebbe "smettere di piangersi addosso", farsi sentire e prendere il potere. Una parola. Verrebbe da chiedere all'editore come potrebbe fare questa piccola élite culturale ad arrivare al potere, quando i partiti sono arroccati e gestiti in maniera clientelare, i sindacati rappresentano una esigua fetta di lavoratori, l'instabilità è diventata sistemica. Molti, soprattutto tra i giovani, si accontenterebbero di arrivare alla fine del mese con uno stipendio dignitoso, senza elemosinare dai genitori e dai nonni il denaro che il lavoro precarizzato oggi non garantisce. Manca poi un accenno al mondo dell'università e della scuola, spesso in virtuoso collegamento con la Laterza, da qualche anno piegato alle esigenze del mercato e appiattito in un linguaggio di crediti e di debiti più adatto ad una filiale di banca che ad un'aula scolastica. La "rivoluzione pacifica della cultura" auspicata da Giuseppe Laterza la vorrei vedere e stimolare anch'io. Ma nell'Italia di oggi, dove con una laurea si può aspirare all'insegnamento dopo un percorso ad ostacoli pressoché infinito, ma col diploma e buone conoscenze si può arrivare ad un dicastero, chi ci crede più?

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Un popolo, una Nazione senza figli non ha futuro, è destinata ad estinguersi. Ma probabilmente, interessa a pochi. Ho lasciato la scuola da un decennio quando era al massimo dell'espansione, con poca presenza di stranieri. Nel 1988, chiusero la Scuola Media Palladio di Contrà Santa Maria Nova che aveva 10 corsi per 30 classi e quasi 1.000 Alunni. Alla chiusura mi trasferisco alla Maffei di Santa Caterina seguendo il Preside G.A. Novello anche lì con i nostri programmi, le attività, un gruppo di docenti UNITI e Validi i corsi risultarono 7 con 20 classi. Per quali motivazioni le famigli scelgono una scuola o un'altra oppure vanno nelle Paritarie? In primis l'accoglienza e la Formazione delle classi che dovrebbe essere un fatto scientifico di analisi dei bisogni delle Famiglie non tempo perso. La struttura scolastica è importante, le Maddalene hanno 100 anni, affumicate dai TIR, posta su una Nazionale. La Comunità di Maddalene, invece di progettare parcheggi farebbe meglio a pensare ad una scuola Nuova per i residenti, magari alla svedese inserita nella calma del verde e la seriola. MANCA UNA POLITICA PER LA SCUOLA quindi manca una previsione del Futuro per i Giovani. A suo tempo al sindacato scuola avevo proposto un normale orario scolastico, tutti i docenti ed alunni entrano alle ore 8 escono alle ore 16. Tutto compreso con mensa organizzata, trasporto per disabili, aula musica per concerti e orchestra scolastica, insomma un tempo pieno per tutti Alunni e Docenti. Salvati cielo dei sindacati e dei bidelli (!). Ma alla Maffei si costituì il primo Comitato Genitori legale, che ancora funziona. Ma purtroppo l'ingresso dei genitori a SCUOLA, non è tanto ben visto....Allora anche le "gamelle" hanno fallito!
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