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Il Giornale di Vicenza e la BPVi, compagni di merende dal 1867? Lo dice La storia della Banca Popolare Vicentina di Gabriele De Rosa

Di Ferdinando Marcolin Venerdi 8 Aprile 2016 alle 22:38 | 0 commenti

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A chi non è capitato, appena arrivati a scuola, di incontrare il bulletto che ti tormentava a scuola e di essere difesi dall’amico che ti dava una mano nei momenti di bisogno? La stessa situazione, seppur paradossale, si potrebbe ricostruire in ciò che è avvenuto in due episodi nel 1867 e nel 1879 riiportati nel libro “La storia della banca Popolare Vicentina” di Gabriele De Rosa edizione Laterza, regalato ai soci in edizione speciale da..., sì proprio da lui, dall'ex presidente Gianni Zonin oggi quasi "scomunicato" dal vescovo Pizziol, ndr. I due episodi mettono insieme la Banca Popolare di Vicenza e il sostegno ricevuto già allora dal Giornale di Vicenza.

Il primo episodio vede il giornale “Il Berico” attaccare la neonata amministrazione della Banca accusandola di eccessiva cautela e carenza di iniziativa, in un articolo datato 20 ottobre 1867 che riportiamo a seguito.

“Mentre a Padova ed in altre città minori le banche popolari, le società operaie, le casse di risparmio pel popolo vanno prendendo uno sviluppo sempre maggiore […] Vicenza come sempre dorme un sonno profondo […]. La banca popolare sorta nei primi giorni del nostro riscatto vive di vita fittizia, in mano d’uomini del passato. Essa non è che un inconcludente banco di sconto e di deposito, senza altro scopo che del poco utile, che dagli scarsissimi affari che fa viene ritraendo: bandita è da essa ogni idea di giovare al piccolo artista, al piccolo manifatturiere, onde renderlo indipendente dal monopolista imprenditore ed aumentare i mezzi a vantaggio dell’industria locale. Simili idee non sono né alla portata, né tornano gradite a chi regge quella istituzione. Da ciò la nessuna fiducia che essa inspira: da ciò il diniego del piccolo capitalista d’aumentarne i mezzi: da ciò l’ignoranza quasi della sua esistenza […] Perciò non un resoconto, non un segno qualsiasi di vita, solo la emissione irregolare di biglietti, al cambio dei quali ha posto condizioni illegali, che tolgono alla banca ogni credito”.
Il Giornale di Vicenza a seguito di questo intervento si prodigò a difendere l’istituto bancario dalle accuse de “Il Berico” il quale a circa un mese di distanza, il 17 novembre 1867, ritentò di stuzzicare la già allora stampa amica rincarando la dose:
“Ma chi lo conosce lo Statuto della banca popolare di Vicenza alla quale si è negata ogni pubblicità? Chi è avvertito, fuorchè da una piastra esterna apposta ad una casa quasi sempre chiusa, che qui c’è una Banca Popolare?”.

“Il Berico” accusava la Popolare di una vita semiclandestina e poco definita, dell'adozione da parte del consiglio dell’amministrazione dell’epoca di metodi considerati gretti e della mancanza del rispetto delle più elementari norme di corretta contabilità. A seguito di queste polemiche fu provvidenziale la pubblicazione da parte del Giornale di Vicenza di una lettera datata 16 novembre inviata da Fedele Lampertico, il quale utilizzava il giornale come portavoce della sua posizione e dei liberalmoderati vicentini, qui riportata:
“L’articolaccio del Berico, non è che una banale ripetizione di vecchie e volgarissime accuse: non si conoscono o non si vogliono conoscere i fatti e per poco io per certuni non divento il nemico delle Società operaie, delle banche, delle casse di risparmio, di tutto insomma ”.
Il risultato di tutto questo crescendo di critiche sollevate da “Il Berico” ebbe un esito positivo per la Banca Popolare di Vicenza la quale diede uno scossone alla dirigenza che risulterà decisivo nella crescita dal 1868 fino a tutti gli anni ’70 dell’800 per poi arrestarsi al 1879, l’anno del secondo episodio di protezione del Giornale di Vicenza nei confronti dell’istituto bancario vicentino.
Nel febbraio del 1879 all’assemblea ordinaria dei soci tutto appare tranquillo, la relazione annuale dell’allora presidente Francesco Pischiutta evidenzia i risultati positivi dell’anno precedente senza tirare in ballo un grave problema presente all’interno del consiglio d’Amministrazione.
La Banca Popolare tentava di ignorare, o forse “coprire”, la situazione finanziaria precaria di uno dei consiglieri della banca, tale Filippo Dalla Pozza che all’assemblea dei soci citata poc’anzi fu nominato amministratore della banca per il terzo mandato consecutivo.
Il problema nasceva dal fatto che l’imprenditore serico Dalla Pozza aveva contratto grossi di debiti nei confronti della Banca Popolare di Vicenza per somme che erano comprese tra le 50 e le 100.000 lire (una cifra che all’epoca era considerata notevole considerando che con la stessa cifra si era costruita la sede storica della Banca di palazzo Thiene nel 1872).
A scoprire la situazione fallimentare di Dalla Pozza fu il giornale democratico-progressista “Il Paese” che il 3 marzo 1879  invocava il “giudizio degli azionisti” sullo scandalo coperto dalla Banca Popolare di Vicenza.
Il giorno seguente fu pronta la risposta del Giornale di Vicenza che in cronaca annotava il fatto del fallimento di Dalla Pozza e spiegava il coinvolgimento marginale della banca popolare nella situazione creatasi.
L’intento della stampa amica appariva ovvio: rassicurare comunque i depositanti che, qualunque cosa fosse successa all’interno del Consiglio d’Amministrazione, non ci sarebbero state ripercussioni, di fatto, sui risparmiatori.
Un tentativo da parte del giornale vetero-amico che purtroppo per la banca non funzionò in quanto si assistette, nei giorni successivi allo scandalo, ad una vera e propria corsa agli sportelli, con in prima fila i risparmiatori che ritirarono circa 1.500.000 di lire, ponendo la banca in una seria situazione di illiquidità.
La banca Popolare di Vicenza riuscì, comunque, nel giro di poco tempo a superare la crisi del 1879 grazie alle partite attive e cambiò il Consiglio d’amministrazione della Banca grazie soprattutto al sostegno del Giornale di Vicenza che fornì una lista di nuovi amministratori.
Un accoppiata di lunga data quella del Giornale di Vicenza e della Banca Popolare di Vicenza che, come ci hanno fatto notare i nostri lettori , pare continui ancora ai giorni nostri.
Comunque, storicamente parlando, il Giornale di Vicenza di allora, piuttosto che occuparsi dei problemi dei cittadini, spesso si schierava dalla parte di chi appariva come un interessato compagno di merende. 

Colui che, non solo metaforicamente, ancora oggi ha fatto il bullo sfruttando la debolezza delle “matricole", gli azionisti, per rubare tutte le merende, i soldi, lasciando a loro solo la carta che le avvolgeva...


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