Quotidiano | Categorie: Economia&Aziende

Bocciate a Gianni Mion le nomine BPVi di Giuseppe Barbieri e Gian Antonio Golin nel cda della Fondazione Roi in mano agli "zoniniani": altri 4 consiglieri, il commercialista Giovanni Sandrini e l'avv. Enrico Ambrosetti. Perché?

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Giovedi 18 Maggio alle 16:15 | 0 commenti

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Sul bilancio 2016 della Fondazione Roi, di cui non c'è ancora ad oggi notizia, c'è ancora la spada di Damocle della mancata denuncia dei conti dei Cda targati Zonin inclusi gl ultimi, quelli del 2015, approvati da quattro dei sette membri oggi in carica nel parzialmente nuovo, ma minoritario, Cda e cioè il Giovanni Carlo Federico Villa, l'architetto Emilio Alberti, la signora Giovanna Vigili de Kreutzenberg Rossi di Schio (alias Giovanna Rossi di Schio) e mons. Francesco Gasparini. I rischi corsi con questa "strategia della disattenzione", se non contraddetta da fatti nuovi, saranno di sicuro stati valutati dai tre nuovi consiglieri scelti dalla Banca Popolare di Vicenza al posto di Gianni Zonin, Marino Breganze e Annalista Lombardo e cioè il neo presidente Ilvo Diamanti, il suo vice, ma "uomo forte" del gruppo, Andrea Valmarana e Giovanna Grossato. Ce lo auguriamo per loro e per la BPVi, che di "colori grigi" intorno alla sua azione specifica è l'ultima cosa di cui ha bisogno.

Se, però, le mancate dimissioni dei quattro consiglieri che hanno convissuto con Zonin, molti criticabili anche per specifici motivi che qui spesso abbiamo analizzato e tutti in sospetto di stare in questo Cda come gli epigoni dell'ex presidente sono riamasti nel Cda della Popolare il maggior tempo che hanno potuto (per fare cosa ora sembra chiaro non solo a noi...) aggiungono consistenti venature di grigio ai vertici della Fondazione Roi attuale, la fino ad oggi mancata azione di responsabilità ipotizzabile verso i precedenti Cda getta un secchiata di oscurità se non direttamente sui tre nuovi consiglieri, di sicuro "brave persone", sui passi che hanno portato alla contrastatata nomina di due di loro cone abbiamo già anticipato .

Al loro posto Gianni Mion, Francesco Iorio e Salvatore Bragantini avevano, infatti, proposto, nero su bianco già in ottobre 2016, due accademici, uno della Sorbona, Gian Antonio Golin, l'altro, Giuseppe Barbieri, professore a Cà Foscari, presidente in pectore della Roi e dato per contattato anche da Il Corriere del Veneto. I due professori universitari, lo scrivevamo il 29 aprile avendone avuto conferma all'interno dell'attuale Cda, «oltre al loro prestigioso curriculum, per giunta nel settore specifico dell'arte, e alla vicentinità, qualità che con l'onestà condividono con Diamanti e Grossato, vantavano anche una opportuna maggiore "distanza" dalla melma locale che ha invaso la Roi (cfr. il nostro libro/dossier appena uscito "Roi. La Fondazione demolita")». 

Questo abbiamo scritto senza smentite, che non ci possono essere avendo noi rappresentato i fatti così come sono avvenuti, e allora facciamo una domanda a Gianni Mion, uomo schietto ma molto meno di basso profilo di quanto ami mostrarsi lui che da presidente della BPVi, posseduta ad oggi dal Fondo Atlante, che dovrebbe essere totalmente estraneo ai poteri e alle influenze locali che, tra l'altro, ben poco hanno fatto per salvare la nuova banca, potrebbe risponderci.

Eccola: "Egregio presidente, perchè ha cambiato le designazioni iniziali di Giuseppe Barbieri alla presidenza e di Gian Luigi Golin in Cda?. Se lia veva scelti, per iscritto, ne avrà avuto ottome ragioni. Chi e perchè ha fatto cambiare le sue determinazioni a dicembre 2016? Grazie, presidente."

Senza questa risposta e senza, magari, qualche cenno concreto di reale cambiamento di rotta (le dimissioni dei 4 ex zoniniani e l'esposto sui "conti senza carte" e con molti movimenti cash come ci ha dichiarato Valmarana) quale significato chiarificatore e certificatore avrebbe il bilancio 2016, predisposto, anche questo come in passato, dal dr. Giovanni Sandrini, dell'omonimo studio?

Il professionista vicentino oltre ad essere stato, lo si legge proprio nel sito dello studio, "docente, a contratto, nel maggio 2008 al corso di perfezionamento in impresa Vitivinicola e Competizione Internazionale presso il CIVE (Centro Interuniversitario per la Viticoltura e l'Enologia) dell'Università degli Studi di Verona", settore molto... gambellarese, ha fatto, soprattutto, parte come "consigliere di amministrazione e componente del comitato Finanza della Società Cattolica di Assicurazione S.c.r.l.", grazie a Gianni Zonin che in quel consiglio il 19 luglio 2012 indicò lui oltre all'avvocato Enrico Ambrosetti, legale sempre della Fondazione Roi, oltre che avvocato di fiducia dello stesso pluri presidente.

Caro Mion, una sua risposta chiara e le azioni conseguenti sarebbero molto gradite dai vicentini che ad oggi vedono la "nuova" Fondazione voluta dal "povero" marchese Giuseppe Roi gestita da un cda "gattopardesco" composto da 4 membri in quota Zonin e da tre consiglieri di cui due non da lei inizialmente indicati, affiancati, per giunta, da da un commercialista in vecchi rapporti con la vecchia banca e rappresentata da un legale che per Zonin, ma con i soldi rimanentu della Roi, ha presentato anche denunce che non esitiamo a definire temerarie, per lo meno per quella milionaria che ci riguarda e che ci sta danneggiando e costando non poco.

P.S. Quei magnifici sette hanno già sottoscritto l'adesione alla transazione della BPVi rinunciando ad ogni azione legale nei confronti di Zonin & c. ma questo non deve voler dire che tutto vada nel dimenticatorio anche per la mala gestio della Fondazione su cui noi siamo sicuri che lei e i tre nuovi, più o meno designati consiglieri, non abbia patteggiato...

Noi no, ma i vicentini?

 

 


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Giovedi 14 Dicembre alle 14:25 da Lucia
In La lettera di una socia di Veneto Banca per accelerare il "ristoro" ai risparmiatori truffati dalle banche venete
Leggendo la lettera di Flavia mi è venuto tornato alla mente l'articolo 47 della Costituzione, nel passaggio dove recita:

"La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme...".

Purtroppo, come molte altre volte succede in questo Bel Paese mal gestito, avviene il contrario.
La vicenda delle banche venete è purtroppo nota e non stanno nemmeno più in piedi gli alibi che vogliono colpevolizzare i soci ("se la sono cercata loro perché sapevano che era rischioso ... volevano fare gli squali e adesso piangono miseria ...") perché è stato dimostrato che non è così; il prezzo delle azioni è stato taroccato ed è una truffa bella e buona che le banche hanno fatto ai loro sottoscrittori.
Raggirati da funzionari bancari senza coscienza pilotati a loro volta dai direttori senza scrupoli, che sapevano benissimo di vendere azioni fuffa ... ma l'importante è vendere e far carriera (no?).
E via col valzer delle scuse del tipo "siamo una banca solida ... non abbiamo problemi etc".
Mentre si tentava di coprire la voragine bancaria con un fazzolettino di carta, Consob e Banca d'Italia si giravano dall'altra parte per non vedere.
Il finale vede trionfare le banche che hanno fatto lo "sforzo" di avere solo la parte sana.
Come se non bastasse, i funzionari "lupi" delle due banche si sono travestiti da "agnelloni" di Intesa San Paolo, e probabilmente continueranno a perdere il pelo ma non il vizio.
Tutto apposto dunque. No?
Direi che alla luce di questo non faccio fatica a credere alla lettrice quando dice "credere nella Giustizia è diventato molto, molto difficile, quasi impossibile". E' e rimane impossibile, cara Flavia.
Molto probabilmente in un altro Paese più civile la cosa avrebbe preso una piega diversa, a favore dei risparmiatori (penso ad es. alle class action, che da noi sono solo di facciata).

Credo purtroppo, cara Flavia, che la lettera inviata ai politici cada nel nulla.
Per il semplice motivo che se qualcuno avesse voluto davvero fare qualcosa PRIMA, l'avrebbe fatto.
Ora è troppo tardi. Ed è persino patetico che i politici si proclamino adesso paladini dei risparmiatori, a babbo morto.

Mi spiace infonderle amarezza Flavia, ma mi dica forse se non ne ho motivo.

Con augurio di poter essere smentito.

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