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Giacomo Zanella, il 7 ottobre Italo Francesco Baldo uno studio inedito del critico letterario Cesare Angelini

Di Edoardo Pepe Venerdi 6 Ottobre alle 20:46 | 0 commenti

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Domani, 7 ottobre, alle ore 17 nel salone della Villa che il poeta-sacerdote Giacomo Zanella costruì come suo buen ritiro a Cavazzale - Monticello Conte Otto e dove lo ritrae l'immagine qui pubblicata verrà presentato da Italo Francesco Baldo uno studio inedito del critico letterario Cesare Angelini (1896- 1976). A lungo il manoscritto non è stato disponibile, ora per gentilezza del Signor Fabio Maggi, pronipote dello studioso e responsabile dell'Archivio abbiamo la possibilità di conoscerlo in una edizione dell'Editrice Veneta di Vicenza nella Collana Ricerca 2000Vicenza.

La pubblicazione rientra nel quadro della valorizzazione del poeta vicentino che da più di un decennio hanno intrapreso i Sindaci (A. Zoppelletto e C. Benincà) e con l'assessore Maria Luigia Michelazzo) del Comune di Monticello Conte Otto, con un Premio intitolatolo proprio a Giacomo Zanella e la cura di diverse pubblicazioni critiche, tra cui eccelle quella della silloge Astichello con disegni di G. Rosset. L'amore per una delle voci poetiche vicentine è, lo diceva Sebastiano Rumor, un compito preciso, anche perché proprio dalle poesie, in particolare i sonetti, emerge una poesia che apre a quella del novecento ed è questo il più interessante contributo dello Zanella.

Il saggio su Giacomo Zanella del fine studioso della letteratura italiana e poeta lui stesso Cesare Angelini, cerca di individuare nelle composizioni l'incanto della poesia che attraverso le parole rimate che suscita in ciascuno di noi quella tensione forte a cogliere il bello che, quando è tale, è anche bene. Infatti, la poesia non è fine a se stessa, non è mai un solo esercizio estetico, peggio estetizzante, ma fa partecipare ogni uomo che ad essa si accosti senza il tedio, spesso oggi eccessivo, della critica al mondo della sensibilità, della cultura e della vita del poeta stesso. Bene espresse ciò Niccolò Cusano nel suo testo Tota pulchra es amica mea (Sermo de pulchritudine): "ci converrà parlare della bellezza. Per primo ci sovviene il detto di Dionigi, là dove tratta della bellezza: è da notare che il bene è chiamato kalòs ("bello"), il bello kàllos ("bellezza"), quasi a dire che bene e bello sono nozioni prossime. Ma il greco kalò ("chiamo") in latino si dice voco; infatti il bene chiama e attira a sé, e così anche il bello. Inoltre, ciò che è bello è detto anche formosum da forma ("bellezza"), e speciosum da species ("bell'aspetto"), e decorum da decus ("dignità"): perché ciò che è degno è anche amabile e bello." (N. Cusano, Tota pulchra es amica mea (De Pulchritudine), Introduzione di I.F. Baldo, Vicenza, Editrice Veneta 2012, pp.33-34).
G. Zanella sottolineò questo, ricordando che: "Abbiamo portato il gelo della critica ed il calcolo dell'interesse nell'età dell'immaginazione e dell'affetto; che generazioni si preparino all'Italia non voglio né devo dire. Senza l'elemento morale l'ingegno non frutta, o frutta più sovente vergogne. Senza gli onesti e forti caratteri una nazione non vive; ed il carattere nasce dal culto d'idee, che nell'odierno insegnamento o sono lasciate da parte o anche derise." ( G. Zanella, Della morale nella istruzione secondaria, in I. F. Baldo, Giacomo Zanella educatore, Vicenza, Editrice Veneta, 2013, p.39.
Nella prospettiva di C. Angelini il poeta vicentino risulta grande e anticipatore della poesia del Novecento, proprio quando, smessi i panni di celebrazioni, di riflessioni, ripiega su se stesso e coglie il valore, attraverso il verso, della vita, e delle cose, anche le più piccole. Proprio per questo l'Astichello risulta essere la maggior opera dello Zanella, che, interessato al dibattito tra scienza e a quello socio-politico non aveva dato in questo il massimo risultato, pur certamente avendo grande espansione culturale e poetica.
Cesare Angelini, profilo biografico

Cesare Angelini nacque ad Albuzzano (Pavia) il 2 ag. 1886 d, frequentò il seminario di Pavia; qui ricevette una formazione legata alla tradizione cristiana quale si era espressa nella letteratura e nelle varie altre parti del sapere e sempre con un preciso impianto umanistico che vede l'espressione letteraria come alto momento di riflessione. Nel 1910 fu ordinato sacerdote e incaricato nello stesso anno dell'insegnamento nel Seminario di Cesena. Nella città romagnola conobbe Renato Serra (1884-1915) che, comprendendo il suo valore, gli chiese di collaborare alle riviste "Romagna" e "La Lirica". Approdò anche alla collaborazione con la seconda "Voce" e a "La Ronda". E con lo pseudonimo di "Belvento" collaborò a tante riviste e giornali, tra cui "L'Osservatore Romano" e "Il corriere della sera". Fu tra i pochissimi a prendere le distanze dalla prospettiva critica di B. Croce che allora e per molti decenni tenne quasi un imperio nella critica letteraria. Angelini fu fautore di una prospettiva intorno alla poesia che la considera valida quando essa è essenzialmente lirica, soprattutto quando sorretta da una prospettiva di robusta cultura e di indirizzo etico. Non stupisce quindi il grande amore che Angelini manifestò per tutta la vita a I promessi sposi di A. Manzoni e comprese sempre il valore della tradizione classica come fonte di ispirazione e soprattutto "pedagoga" della letteratura italiana.
La prima guerra mondiale lo vide al fronte come cappellano e con dolore conobbe la fine dell'amico Serra; lui stesso fu ferito sull'Altipiano di Asiago. A guerra finita ritornò a Pavia, dove insegnò nel Seminario; nel 1939, venne chiamato a ricoprire la carica di Rettore del rinomato Almo Collegio Borromeo, una delle più antiche istituzioni formative a livello universitario, fondata da San Carlo Borromeo nel 1561, che tenne fino al 1961.
Per tutta la vita continuò gli studi letterari e l'Università di Pavia gli conferì la laurea honoris causa nel 1964. Morì a Pavia il 27 sett. 1976. La sua vasta bibliografia attesta lo studioso e la finezza delle sue indagini.
I suoi contributi allo studio della letteratura italiana e ai suoi Autori in particolare dell'Ottocento e suoi contemporanei sono numerosissimi e tutti riflettono quella prospettiva che ha ben indicata L.Strappini nel profilo che gli ha dedicato nel Dizionario Biografico dell'Enciclopedia Treccani: Angelici fece "dell'attività critica una essenziale capacità di lettura, di gusto, di riconoscimento di forme e impressioni ricavate dagli autori e dai testi con i quali si realizza una sintonia spirituale ed etica" Possiamo riassumere l'atteggiamento verso la letteratura di Angelini con: ascoltare i silenzi, scoprire gli incanti e quindi prioritaria, come affermava lo Zanella è sempre la lettura diretta e non vincolata a priori dalla critica, dei testi dei poeti, romanzieri, ecc.


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