Quotidiano | Categorie: Fisco

GdF, sequestrati 5 immobili e quote azionarie per oltre un milione di euro a imprenditore conciario

Di Redazione VicenzaPiù Martedi 4 Febbraio 2014 alle 17:51 | 0 commenti

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Comando Provinciale Guardia di Finanza Vicenza  -  I militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Vicenza, delegati dall'A.G. di Vicenza a cristallizzare le prove di un giro di fatture false per evadere l'IVA nelle dichiarazioni di un'impresa conciaria di Arzignano, relative alle annualità d'imposta 2007 e 2008 (per un importo complessivo pari ad oltre 7,8 milioni di euro), hanno raccolto importanti indizi in ordine all'iniziativa assunta dall'imprenditore per sottrarsi al pagamento delle imposte evase.

Il titolare dell'azienda conciaria, infatti, consapevole che le contestazioni formulate in sede di verifica fiscale avrebbero determinato l'aggressione del proprio patrimonio mobiliare ed immobiliare, prima che l'ispezione fiscale si concludesse ha provveduto a costituire un fondo patrimoniale destinandovi i cinque fabbricati di proprietà della famiglia, di cui tre ubicati nella Valle del Chiampo e due sull'Altopiano dei Sette Comuni, per un valore che l'Osservatorio del Mercato Immobiliare fissa in non meno di 950 mila euro.
La condotta sopra descritta è stata segnalata alla magistratura che ha iscritto nel registro degli indagati l'imprenditore per il reato di "sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte". Infatti, il fondo patrimoniale è uno strumento che, per orientamento prevalente dei giudici tributari, è idoneo a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione da parte dell'Erario. Ciò ha indotto la Procura della Repubblica di Vicenza ad avviare le iniziative cautelari che hanno portato al sequestro dei citati immobili, oltre che di quote azionarie fino alla concorrenza di 1,3 milioni di euro.
La misura a carattere reale, disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Vicenza, trova fondamento in una rilevante evasione portata alla luce dall'Agenzia delle Entrate, Direzione Regionale Veneto, Ufficio Antifrode di Venezia e resa possibile grazie alla condivisione del materiale investigativo raccolto dallo stesso Nucleo di Polizia Tributaria nel corso dell'operazione denominata DIRTY LEATHER.
Anche per quest'ennesima impresa operante nel settore del commercio di pellame greggio e lavorato, gli accertamenti hanno puntualmente dimostrato come la stessa sarebbe ricorsa nell'ormai noto meccanismo fraudolento basato sulla costituzione di società ad hoc utilizzate per l'importazione delle pellame, le quali, avvalendosi dell'agevolazione fiscale prevista per legge (ovvero, la possibilità di differire il versamento dell'I.V.A. all'atto dello sdoganamento delle merci), acquisivano la proprietà formale delle pelli e le immettevano nel mercato nazionale vendendole, senza però mai corrispondere l'imposta dovuta, ad altre imprese conciarie, risultate essere le effettive beneficiarie della frode.
In particolare, la Guardia di Finanza di Vicenza ha messo sotto la lente di ingrandimento i rapporti economici intercorsi tra la società vicentina e due imprese, una con sede in Umbria e l'altra con sede in Lombardia, i cui amministratori di fatto e diritto sono già stati rinviati a giudizio dalle competenti AA.GG. umbre e lombarde perché responsabili della emissione di false fatture.


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