Quotidiano | Categorie: Informazione

Fontana del CorSera, Mentana di La7 e Ippolito di Twitter: le tre generazioni dell'informazione a confronto

Di Giulia Biasia Sabato 2 Aprile 2016 alle 19:00 | 0 commenti

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Nel contesto suggestivo del Teatro Olimpico, una delle maggiori opere d'arte che Vicenza può vantare, si è svolto, oggi, 2 aprile 2016, uno dei numerosi eventi previsti da Festival Città Impresa, che ha animato questo primo weekend d'aprile. Ospiti di questo incontro dal titolo "Carta stampata, tv, Twitter: il grande ingorgo" e condotto dal giornalista Stefano Menichini, capo ufficio stampa alla Camera dei Deputati, sono Luciano Fontana, direttore de Il Corriere della Sera, Salvatore Ippolito, country manager di Twitter Italia, ed Enrico Mentana, direttore Tg La7.

LaUna discussione, come ben si può intendere dal titolo, su old media e new media. Prima di cominciare Menichini ha voluto ricordare la scomparsa, avvenuta oggi di Fabrizio Forché, giornalista de Il Sole 24 Ore. 

Menichini spiega per sommi capi la storia del giornalismo: la carta faceva da campione, unico veicolo di informazione, affiancata, successivamente, dalla televisione, grande concorrente grazie al suo boom, e, in ultima battuta, anche da internet e dai social, che offrono informazione gratuita. La domanda che introduce il dibattito è questa: le nuove forme di informazione online sono un vantaggio per i quotidiani di carta o porteranno alla chiusura? Luciano Fontana, per rispondere, racconta che non parlerà più di giornalisti di "carta" o del Corriere di carta. "Parlerò di sistema d'informazione del Corriere della Sera. Mai come in questa era chi scrive un articolo viene letto così tanto perché viene letto su carta, sul sito e sui social. Noi contiamo 30.500 abbonati digitali oltre a quelli su carta." Un augurio quindi che nonostante i cambiamenti i lettori possano seguire in un modo o nell'altro il CdS, che quest'anno festeggia i 140 anni. Enrico Mentana dal canto suo spiega che la televisione è il modello novecentesco dell'informazione. "Siamo nel pieno di una rivoluzione, soprattutto tecnologica, che come le crisi finanziarie, ha contagiato l'informazione. Noi resistiamo perché abbiamo un pubblico coetaneo che continua a guardarci. La logica di un giovane, invece, è stile Ikea, che non capisce la bellezza di un mobile d'antiquariato stile impero. Si accontenta di sentire qua e là le notizie e ci ignora gentilmente. Io vedo il cambiamento velocissimo e so che saremo destinati a morire. Ma vale la pena vivere. Ho quattro figli e mi accorgo che i giovani, anche se avessero un quotidiano online gratis, non lo leggerebbero, così come non guarderebbero un telegiornale. Si è abituata la gente, tramite i social media, ad avere l'informazione gratis." Una distruzione di valore dei giornali e telegiornali, sintetizza Menichini, che chiede al country manager di Twitter se concorda con questa visione. "Io ho una visione ottimista. C'è immediatezza, sintesi, immagine, video. L'istantaneità secondo me è un valore aggiunto. Non c'è un rapporto peer to peer, ma è un rapporto aperto. Twitter è un microfono e una finestra sul mondo. Diciamo sempre che ciò che non succede su Twitter non succede nemmeno nel mondo. E si può anche dialogare." Per Twitter che un contenuto abbia qualità è uguale o fa la differenza, domanda Menichini. "Noi lasciamo all'utente la capacità di scegliere le sue fonti e chi seguire. Sulla mia timeline vedo ciò che voglio vedere e sapere. Tutto dipende dagli interessi che ognuno ha e al flusso informativo che seleziona", spiega Ippolito. Menichini si rivolge di nuovo a Mentana e gli domanda se Twitter non possa essergli di aiuto. "Un conto è essere utente, un conto è essere qualcuno di peso nel mondo dell'informazione, perché allora diventa un lavoro" risponde il direttore del Tg La7. 
Una continua trasformazione dell'informazione, insomma, dove ognuno cerca di fare il meglio e cerca di "tirare acqua al proprio mulino". Un libro ha affermato che l'ultima copia cartacea del New York Times venduta in edicola sarà nel 2043. E in Italia? Non resta che aspettare e vedere cosa succederà. Luciano Fontana dice: "se un domani i giornalisti del Corriere della Sera scriveranno solo sul digitale e porteranno avanti il sistema Corriere e i suoi valori io ne sarò contento". 


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