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Fino a quando? Riflessioni su Barcellona e non solo

Di Redazione VicenzaPiù Venerdi 18 Agosto 2017 alle 16:54 | 0 commenti

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Fino a quando l'Europa riuscirà con la sua decaduta civiltà e il sempre più diffuso singolarismo nei suoi abitanti, singolarismo che, un tempo, era facilmente chiamato egoismo, a porsi con chiarezza e determinazione contro coloro che ne hanno minato e minano le basi della sua stessa esistenza? Domanda che non otterrà risposta, più facile rifugiarsi nelle cosiddette ragioni storiche. Ad esempio, i cristiani di Spagna, detta ancor oggi l'Andalusia che dovrebbe far parte del mondo islamico, sono colpevoli di aver organizzato la Reconquista, ma non si ricordano altrettanto che furono "i Mori che d'Africa passaron il mare" ad eliminare i cristiani della Spagna? Quindi all'origine i cristiani subirono, ma si preferisce dimenticare.

Ora il problema non è quello storico, se lo discutono gli onesti storici senza ideologismi di maniera che leggono il passato con le categorie del presente e mai con la specificità dell'epoca in cui gli avvenimenti accaddero. Ora il problema è quello di una reale e pacifica convivenza.

Chi mina questa convivenza? Chi invade l'Europa non con finalità di terrorismo, di abbattimento delle istituzioni che una debole Europa non sa far funzionare e nemmeno sanno suscitare quelle più internazionali come l'ONU che di fronte alle cosiddette migrazioni nel Mediterraneo nulla ha fatto, nulla fa e nulla farà.
Ad ogni attentato terroristico, ora quello di Barcellona, insorgono specialisti di ogni genere che dissertano sulle cause, su questo e su quello, cercando non la doverosa comprensione, ma soprattutto la ideologica giustificazione con la quale mettersi dalla parte del politicamente corretto e mai indicando soluzioni, evitando accuratamente di attribuire la colpa a chi l'ha.

In fondo i terroristi sono" delinquenti" e così si evita di affrontare la vera questione, che è l'Islam e la sua realizzazione in territori al di fuori di dove esso è nato e sviluppato, eliminando tutta la popolazione cristiana. Dobbiamo, per onor di storia, ricordare, che tutti i territori del Vicino Oriente, dell'Africa settentrionale erano cristiani e che fine hanno fatto?
Ma le secolari difficoltà d'incontro con il mondo islamico hanno avuto vari episodi, Poitiers, le Crociate, la citata Reconquista, l'occupazione e islamizzazione dell'Europa dell'est fino a Budapest e Cividale del Friuli, gli assedi di Vienna, e altri episodi ancora, tanto che il grande fautore della pace Erasmo da Rotterdam finì con l'invocare una guerra contro i Turchi, lui che considerava i mussulmani dei "semicristiani" seguaci dell'eresia nestoriana e in parte monofisita, elaborate nel V sec. d. C.
Dalla decadenza dell'Impero Turco, alla fine del settecento, agli anni settanta del secolo scorso il mondo islamico non ha suscitato aspetti fortemente problematici per l'Europa.

L'inizio di una ripresa di affermazione dell'Islam inizia con la questione palestinese, che sembra essere solo una questione politica. L'attentato/massacro a Monaco durante le Olimpiadi nel 1971 e quelli successivi attestano come il terrorismo sia stata l'arma della quale ci si è serviti contro l'Occidente, e che ha trovato l'apice nell'attentato alle due torri di New York. Ma dal 1970 la questione palestinese non è che uno degli aspetti della ripresa di attenzione dell'Islam verso se stesso e la nascita della visione integrale del Corano, quasi una considerazione "alla lettera" del dettato coranico, che non erra in nessuna sua parte e non è interpretabile. Una visione presente anche in diverse sétte del cristianesimo. I fedeli mussulmani non si incontrano o dialogano con le altre forme religiose. Alcuni, anche in Italia tentato l'incontro, ma sono tentativi difficili anche da valutare perché coinvolgono più il mondo cristiano che non quello islamico.
Situazione difficilissima perché alla civiltà islamica fondata sul Corano non si può opporre né la religione cristiana, in profondissima crisi anche di identità e non solo nel mondo protestante, ma anche in quello cattolico, dove non si sa più bene quale sia la prospettiva, perché nemmeno il papa viene più considerato come "la guida" (basti verificare i vari dileggi che vengono fatti all'attuale pontefice dagli ambienti cosiddetti tradizionalisti, per non parlare dei "consigli" di cambiamento che ben orientate comunità dispensano a loro uso e consumo, senza tener nemmeno in conto una millenaria dottrina).
Situazione difficilissima dicevamo e che non trova un'adeguata sponda nelle comunità mussulmane d'Europa, che si limitano a dichiarazioni generiche di solidarismo da parte degli esponenti più in vista, ma non sembra esserci vera collaborazione - con la polizia - quando si tratta di catturare i terroristi. Nessuno ricorda "i balletti" palestinesi subito dopo l'attentato del 2011, meglio far finta di nulla.
Che sia l'opportunismo, l'auri sacra fames degli Europei e non solo?

Urge un cambio di prospettiva, dove sia le istituzioni religiose europee, quelle che ancora possono intervenire, le istituzioni statali e sovrannazionali si muovano all'unisono contro il terrorismo islamico e ciò con una finalità di costruzione di una convivenza, dove non sia il particolare a prevalere su tutto; ovvero in Italia decide il modo della convivenza tra i cittadini e gli ospiti, che non hanno però diritto di dettare leggi, lo Stato Italiano e chi non è d'accordo può andare nel vasto mondo dove potrà trovare un luogo nel quale vivere secondo quanto desidera. È tempo di uscire dalle illusioni e ribadire che uno è lo Stato, una è l'Europa, e dove non vale nemmeno più il comandamento,  la legge cristiana, nemmeno quella di altri credi deve essere imposta, direi nemmeno richiesta, perché non è la sopportazione, detta erroneamente tolleranza, a essere il modo prevalente di vivere, ma le leggi accettate e rispettate da tutti e tutti debbono concorrere al bene vivere insieme. Lo Stato muova contro chi non vuole accettare le leggi dello Stato dove vive e in modo deciso e netto, perché non è mai consentito a nessuno di imporre allo Stato ciò che egli desidera sia il modo di vivere.
Una prospettiva difficile che deve coinvolgere tutti, ospiti compresi e pure i richiedenti asilo.

Proprio ciò però potrà avvenire se almeno i cittadini italiani sapranno essere uniti, ma è proprio di questo che dubitiamo.

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