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Filivivi ex Lanerossi: sotto accusa il silenzio del mondo politico ed istituzionale

Di Andrea Genito | Martedi 5 Giugno 2012 alle 23:26 | 3 commenti

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Tratto da VicenzaPiù n. 235 (abbonati alla moderna versione online sfogliabile e dal prossimo numero con articoli leggibili anche in formato testo: VicenzaPiù Edicola è ora disponibile in abbonamento con due modalità. Abbonamento standard: 18 Euro all'anno Iva di legge inclusa. Abbonamento sostenitore: 30 Euro all'anno Iva di legge inclusa).
Gli operai: «la crisi è un alibi per limitarsi a prendere atto della morte lenta dell'economia del territorio. Chiediamo anche a loro di rimboccarsi le maniche»

«Non possiamo permetterci di abbassare la guardia: appena calerà l'attenzione su di noi, per 127 famiglie del territorio inizierà il dramma». Il braccio di ferro tra operai e sindacati, da una parte, e , dall'altra proprietà di Filivivi, l'ex Lanerossi di Piovene Rocchette, è appena all'inizio ed i 127 operai a rischio usano anche i social network come cassa di risonanza per tentare di sensibilizzare le istituzioni. «Visto che i politici del territorio, ma anche quelli nazionali, stanno facendo sparire nel silenzio migliaia di aziende, proviamo ad alzare la voce noi - spiega Federica Perin, una delle operaie in esubero, separata e madre di due figli-. Utilizziamo una pagina di Facebook per pubblicare le foto delle manifestazioni e per far sapere cosa sta succedendo perchè purtroppo i principali media locali stanno sottovalutando la grave situazione. Il Giornale di Vicenza ha addirittura fatto sparire il marchio Lanerossi da una foto. Sembra quasi che la Filivivi sia un'aziendina neocostituita che il mercato ha inevitabilmente stritolato; insomma una vittima come tante di questa crisi. Si è volutamente ignorato, invece, cosa rappresenta questa realtà storica per il territorio, forse per far calare il sipario in fretta. Per fortuna voi di VicenzaPiu.com e di VicenzaPiù avete raccolto il nostro appello e compreso il dramma sociale che sta per esplodere». Sì, perchè la Filivivi, partecipata a metà da Marzotto e Verzoletto, altro non è che l'erede dello storico stabilimento Lanerossi di Piovene Rocchette, datato 1868 e che, nel suo fulgore, diede lavoro ad oltre 1500 operai, tanto che lì di fianco sorse anche un moderno quartiere per le famiglie di chi vi lavorava. Il settore tessile da tempo è in difficoltà in tutta Europa, la concorrenza sui prezzi è insostenibile, ma la dirigenza, dopo aver superato un momento delicato nel 2003, tre anni fa rilanciò costituendo appunto Filivivi, che si proponeva di occupare un importante segmento di mercato. Il direttore del personale, Massimo Lolli, manifestò allora grande fiducia, salvo poi dover prendere atti di continue perdite in bilancio. «La tintoria, poi dismessa per motivi inspiegabili, costituiva uno degli stabilimenti più robotizzati d'Italia - spiega Siro Faccin, operaio e delegato interno RSU-. Sono le solite scelte "strategiche", che nascondono un progressivo disimpegno, per ridurre i costi. Per restare azienda leader sarebbe, invece, stato necessario investire in formazione e strutture produttive per far fronte alle richieste del mercato. Dopo pochi mesi hanno iniziato a portare via macchinari per altre divisioni della Marzotto e perfino in Romania, abbandonandoci al nostro destino. Dopo la ristrutturazione, e con grande senso di responsabilità, operai ed operaie hanno accettato turni massacranti, di lavorare anche la domenica, pur di aiutare l'azienda a sopravvivere, ma non è servito. Capiamo che c'è crisi, ma siamo arrabbiati perché di fronte alle voci di chiusura ed alle nostre preoccupazioni, poco tempo fa hanno minimizzato. Parlavano al massimo di 57 esuberi, invece ora vogliono chiudere e lasciare in mezzo ad una strada 127 persone. Il 70% di queste forze lavoro che non servono più sono donne, molte vicine ai 50 anni, con figli, mutui, in famiglie monoreddito: insomma non ricollocabili sul mercato. Una tragedia per tutto il territorio, perchè veniamo tutti da Piovene e dintorni, ma il nostro sindaco Maurizio Colman non ha mosso finora un dito. Alla manifestazione di martedì scorso non ha mandato nessun rappresentante della Giunta, mentre non mancano mai a sagre e feste patronali». Presenti invece gli amministratori dei paesi vicini, come Valdastico, Arsiero, Chiuppano, Tonezza. L'onorevole Daniela Sbrollini, parlamentare Pd vicentina, ha promesso un interessamento diretto ed un'interrogazione sulla questione. «Sono sostegni importanti, ma ci si sarebbe aspettato di avere come capofila il primo cittadino di Piovene, visto che la Filivivi è nata qui, sulle ceneri della storica Lanerossi, dove hanno lavorato anche i suoi genitori, per farlo laureare - tuona Natalino Montoro, operaio arrivato qui nel '96 da Imperia -. Invece l'ingegner Colman ha allargato le braccia, parlando di logiche di mercato. Su nostra pressione ulteriore ha promesso di scrivere una lettera alla dirigenza Marzotto, ma non è certamente quello che serve per sbloccare la situazione». Una proposta concreta la lancia Renato Omenetto, sindacalista Cgil, che di situazioni simili purtroppo ne sta affrontando parecchie, ultimamente. «Il sindaco potrebbe almeno sospendere il pagamento dell'Imu per quelle famiglie che resteranno senza portatore di reddito - spiega il rappresentante Filctem -. Con 800 euro al mese chissà fino a quando, questa gente è già tanto se riuscirà a fare la spesa. Inoltre lui e gli altri colleghi del territorio potrebbero azzardare un tavolo con le banche locali, per rinegoziare i mutui, in modo da dare un pò d'ossigeno finchè non si trovano alternative occupazionali. All'azienda invece chiediamo di parlare chiaro e di cercare alternative percorribili nel lungo periodo. Inutile riassorbire 30/40 operai, per poi lasciarli nuovamente a casa tra pochi mesi. Non ci interessano interventi tampone, nè vogliamo illudere nessuno. Chiederemo anche all'azienda di finanziare corsi di riqualificazione del personale, perchè questi operai sono specializzati in una mansione che oramai il mercato non cerca più». In attesa dell'esito dell'incontro programmato col prefetto "poichè si tratta di un problema dal drammatico impatto sociale, in prospettiva futura - conclude Omenetto - debbono essere coinvolte tutte le istituzioni che possano fare pressione o dare un aiuto all'economia di un territorio che fino a ieri era il motore del Nordest. Si è dormito sugli allori, ora non si può più chiudere gli occhi. La mobilità di due mesi e mezzo, proposta da Filivivi, non risolve nulla. Tra poco finirà ed esploderà il dramma, bisogna almeno arrivare ad una cassa integrazione straordinaria di due anni, così da consentire ad alcuni di questi operai di trovare alternative, se la crisi rallenta. Ma bisogna fare presto perchè le risorse economiche per questa soluzione sono ridottissime e ovviamente piovono richieste da tutta Italia».

Commenti

fabiana
Inviato Giovedi 7 Marzo 2013 alle 22:44

http://youtu.be/hotvZopV_5g
fabiana
Inviato Giovedi 7 Marzo 2013 alle 22:45

http://youtu.be/hotvZopV_5g
fabiana
Inviato Giovedi 7 Marzo 2013 alle 22:45

http://youtu.be/hotvZopV_5g
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