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Ex Popolari venete, la proposta di ristoro coinvolge enti religiosi e fondazioni

Di Rassegna Stampa Mercoledi 11 Gennaio alle 08:58 | 0 commenti

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La proposta di transazione avanzata dalle due ex Popolari non riguarda solo i singoli azionisti e le piccole società ma anche una serie di soggetti che spaziano dagli enti religiosi, alle fondazioni, alle Onlus. Nel Vicentino le fondazioni con maggiore stazza nell’elenco dei soci della Banca popolare di Vicenza sono la Fondazione Roi, che possiede 510 mila azioni, di cui 426 mila acquistate dopo il 2009 che, a 9 euro ciascuna, valgono un rimborso teorico di 3,8 milioni contro i 50 mila euro di oggi, e la Cassa di Risparmio di Prato, titolare di altre 355 mila e «accontentabile» con 3,2 milioni di euro. Anche la diocesi di Vicenza, presente fra i soci con 26 mila azioni attraverso il settimanale La Voce dei berici , accogliendo la proposta potrebbe recuperare 234 mila euro contro le poche migliaia che ha ora in cassa.

Ragionamento analogo per l’Ordine dei servi di Maria, che porterebbe a casa 270 mila euro. Sono ovviamente esclusi dalla pacificazione i grandi soci. Cattolica Assicurazioni e Generali sono proprietarie, nell’ordine, di 890 e 361 mila azioni, 234 mila sono intestate a Soges, 168 mila a Banca Ifis e altre 54 mila sono nei portafogli di Maltauro Costruzioni e Partecipazioni. Seguono le 55 mila di Fiamm, società di Stefano Dolcetta, ultimo presidente di Bpvi prima di Atlante, le 34 mila di Blackrock e le 22 mila di Finanziaria Internazionale. Per loro una eventuale composizione dovrà essere cercata per altre vie. Tornando all’offerta di transazione, sul fronte Veneto Banca fra i soci ammessi all’opzione si distingue la Fondazione di Venezia, con 280 mila azioni le quali, fossero nella migliore delle ipotesi valutate ciascuna 6 euro, varrebbero quasi 1,7 milioni. Di peso, fra gli azionisti, c’è anche la Cassa di risparmio di Fabriano, con 561 mila azioni, le quali porterebbero ad un valore massimo di risarcimento di 3,36 milioni. La Curia vescovile di Treviso detiene oltre 50 mila azioni di Montebelluna, quasi tutte prese dopo il 2007, dunque un tesoretto che, nella conciliazione, varrebbe circa 300 mila euro. Ma intanto i giudizi tra le associazioni dei soci restano divisi. L’Associazione soci sostiene di «accogliere positivamente la proposta di rimborso. Può costituire un valido punto di partenza», sostengono Enzo Guidotto, Fabio Bello Francesco Celotto, che rilanciano però la proposta dei bond da distribuire ai soci legati al recupero delle sofferenze. Dice invece Andrea Arman, del Coordinamento Don Torta: «Questa mattina abbiamo accolto al nostro “Centro di primo soccorso” un centinaio di risparmiatori, ansiosi di comprendere meglio l’offerta delle banche ma delusi, per non dire offesi, dal modo e dai contenuti della proposta. Se ancora manca la trasparenza sulle responsabilità e sul reale stato delle banche non si può dire se il 15% sia una quota ragionevole e la nostra valutazione è perciò negativa. Non accetteremo e aspettiamo un’offerta migliore». Patrizio Miatello, che rappresenta l’associazione Ezzelino III, esprime però un «sincero parziale apprezzamento» per lo sforzo compiuto dalle due banche per rimediare ai danni provocati dalle precedenti gestioni. Un tentativo tuttavia ancora imperfetto per il quale viene rivolto l’invito a «compiere ulteriori sforzi per smussare quelle criticità comunque ancora presenti per consentirne la quanto più vasta adesione». È prudente e possibilista anche l’approccio delle associazioni artigiane. «Se la fusione facesse saltare le garanzie salterebbero anche molte aziende — riflette Renzo Sartori, presidente della Confartigianato di Treviso — e su questo abbiamo incontrato pochi giorni fa gli amministratori delegati di entrambi gli istituti, i quali ci hanno manifestato disponibilità nell’aprire tavoli tecnici dedicati. Per cui, pur nella massima libertà dei singoli, riterrei controproducente inasprire il clima». Toni e temi analoghi per la Cna. «Richiamiamo l’attenzione degli imprenditori sugli affidamenti in essere — è l’invito di Giuliano Rosolen, direttore generale di Treviso — e su quanto sia fondamentale che, dopo la fusione, il loro importo complessivo sia confermato. Le proposte di risarcimento arrivano da istituti di credito ancora fragilissimi, condizione che ha come conseguenza la scarsa disponibilità di risorse per i risarcimenti. Ma in futuro le banche potranno continuare a svolgere una funzione positiva e auspichiamo che il ministero del Tesoro possa intervenire con risorse proprie per accrescere i rimborsi».
Di Gianni Favero, da Corriere del Veneto


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Giovedi 14 Dicembre alle 14:25 da Lucia
In La lettera di una socia di Veneto Banca per accelerare il "ristoro" ai risparmiatori truffati dalle banche venete
Leggendo la lettera di Flavia mi è venuto tornato alla mente l'articolo 47 della Costituzione, nel passaggio dove recita:

"La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme...".

Purtroppo, come molte altre volte succede in questo Bel Paese mal gestito, avviene il contrario.
La vicenda delle banche venete è purtroppo nota e non stanno nemmeno più in piedi gli alibi che vogliono colpevolizzare i soci ("se la sono cercata loro perché sapevano che era rischioso ... volevano fare gli squali e adesso piangono miseria ...") perché è stato dimostrato che non è così; il prezzo delle azioni è stato taroccato ed è una truffa bella e buona che le banche hanno fatto ai loro sottoscrittori.
Raggirati da funzionari bancari senza coscienza pilotati a loro volta dai direttori senza scrupoli, che sapevano benissimo di vendere azioni fuffa ... ma l'importante è vendere e far carriera (no?).
E via col valzer delle scuse del tipo "siamo una banca solida ... non abbiamo problemi etc".
Mentre si tentava di coprire la voragine bancaria con un fazzolettino di carta, Consob e Banca d'Italia si giravano dall'altra parte per non vedere.
Il finale vede trionfare le banche che hanno fatto lo "sforzo" di avere solo la parte sana.
Come se non bastasse, i funzionari "lupi" delle due banche si sono travestiti da "agnelloni" di Intesa San Paolo, e probabilmente continueranno a perdere il pelo ma non il vizio.
Tutto apposto dunque. No?
Direi che alla luce di questo non faccio fatica a credere alla lettrice quando dice "credere nella Giustizia è diventato molto, molto difficile, quasi impossibile". E' e rimane impossibile, cara Flavia.
Molto probabilmente in un altro Paese più civile la cosa avrebbe preso una piega diversa, a favore dei risparmiatori (penso ad es. alle class action, che da noi sono solo di facciata).

Credo purtroppo, cara Flavia, che la lettera inviata ai politici cada nel nulla.
Per il semplice motivo che se qualcuno avesse voluto davvero fare qualcosa PRIMA, l'avrebbe fatto.
Ora è troppo tardi. Ed è persino patetico che i politici si proclamino adesso paladini dei risparmiatori, a babbo morto.

Mi spiace infonderle amarezza Flavia, ma mi dica forse se non ne ho motivo.

Con augurio di poter essere smentito.

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