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Esposto il Triregno di Leone XIII

Di Redazione VicenzaPiù Venerdi 13 Novembre 2009 alle 11:51 | non commentabile

Museo Diocesano Vicenza

ESPOSTO il TRIREGNO di LEONE XIII
DOPO UN DELICATO RESTAURO

 

Il Triregno di Leone XIIIL'interesse del pubblico ha confermato come l'esposizione lo Stile di un Papa, voluta dalla Diocesi di Vicenza, Museo Diocesano e Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici come uno degli appuntamenti di Gloria e Segni del Contemporaneo, sia stata un'iniziativa importante per approfondire la conoscenza di due pontefici molto vicini alla gente: Paolo VI e Giovanni Paolo II.

Grazie alla sinergia nata tra il Museo Diocesano e l'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, per la prima volta al mondo, abbiamo l'esposizione dei preziosi paramenti liturgici indossati dai due papi, anche in occasione del Grande Giubileo del 2000. Il gusto contemporaneo per i paramenti diventa di grande interesse per comprendere come la ricerca avviata dopo il Concilio Vaticano II (che ricorda la necessità di adottare i mezzi espressivi contemporanei nell'evangelizzazione), abbia trovato piena applicazione.

I tre pezzi forse più riconoscibili dal pubblico, grazie ai media e alla comunicazione che ha caratterizzato i pontefici della seconda metà del ‘900, sono la Mitria e la Casula di papa Paolo VI mantenuta per tutto il suo pontificato, ma soprattutto il solenne Piviale di papa Giovanni Paolo II, indossato per l'apertura della Porta Santa nel Grande Giubileo del 2000 (24 dicembre 1999), tripudio di colori e di capacità sartoriale. Il simbolismo di questo Piviale è dato dai tre colori: il blu, simboleggiante l'umanità di Cristo; il rosso la divinità e la gloria del martirio; l'oro colore della luce.

In omaggio alla tradizione orafa vicentina mons. Guido Marini, Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, grazie all'autorizzazione della Segreteria di Stato Vaticana, ha concesso l'esposizione del triregno pontificio realizzato per il 25° di pontificato di papa Leone XIII e usato poi da San Pio X e da Pio XI, dal 1903 al 1930 circa.

Il prezioso triregno, è stato restaurato dall'oreficeria Soprana di Vicenza, dove l'orafo Giovenzio Posenato ha proceduto ad un paziente lavoro di sgrassatura, pulitura, rinforzo e risaldatura delle parti preziose.

Le infule in stoffa di filo d'argento, con ricami floreali in filo d'oro e lo stemma di Leone XIII, che scendono dal triregno per appoggiarsi sulle spalle del papa, sono state restaurate con pazienza dalle monache carmelitane del convento di Monte Berico di Vicenza. completato l'intervento di restaruro il triregno sarà in esposizione al Museo Diocesano fino al 10 gennaio 2010 per ritornare poi alla Sagrestia Pontificia.
Da questo fine settimana, la tiara papale arricchirà la sezione dedicata a lo Stile di un Papa.

 

 

 


DESCRIZIONE (fonte: scheda di archivio dall'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice)

Il triregno venne realizzato dall'artista bolognese A. Milani tra il 1902 e il 1903 e donato dalla diocesi di Bologna a papa Leone XIII (1878-1903) in occasione dei suoi 25 anni di pontificato (1903). Fu usato pochissimo dal papa che morì dopo pochi mesi dal dono avuto, ma venne impiegato nei pontificati di Pio X (1903-1914) e Pio XI (1922-1939), come ci è dato di sapere dalle cronache e dalle immagini fotografiche.

 


INFORMAZIONI per la MOSTRA:

5 settembre 2009 - 10 gennaio 2010
da martedì alla domenica
10.00-13.00 / 14.00-18.00

Esposizione aperta fino al 10 gennaio 2010
Ingresso compreso nel biglietto del Museo o nella Card Musei.
(Sono previste le stesse condizioni e riduzioni valide per l'accesso ordinario).

Mostra in italiano e inglese.

 

CONTATTI:

Museo Diocesano
Tel. 0444 226400
Fax. 0444 226404
[email protected]
www.museodiocesanovicenza.it
face book: museo diocesano

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Commenti degli utenti

Sabato 13 Gennaio alle 18:56 da kairos
In Lettura di Parolin e Formisano su Vittorio Emanuele II, Indipendenza Veneta Vicenza Città: irrispettoso ricordare a Vicenza "il re infingardo che sottomise Terre Venete"
A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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