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10 luglio a Schio, per non dimenticare

Di Redazione VicenzaPiù | Domenica 10 Luglio 2011 alle 23:50 | 0 commenti

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Riceviamo su cittadini@vicenzapiu.com da Irene Rui e pubblichiamo

Si è svolta oggi come ogni anno a Schio la contro manifestazione organizzata da Rifondazione Comunista provinciale e del circolo "P. Tresso" di Schio con altre realtà della sinistra scledense (Federazione della Sinistra, Partito dei Comunisti Italiani, Sinistra Ecologia e Libertà) in risposta all'oltraggio che abitualmente si ripete ad opera dei militanti della destra sociale, che con armamentario e simboli di morte inneggianti alla "Repubblica Sociale Italiana", commemora coloro che hanno per anni, durante il periodo fascista, perpetrato terrore e torturato civili e partigiani Qui la Photo gallery di Guido Zentile)

La Sinistra si è radunata alle 10,00 in Piazzetta Garibaldi, al microfono aperto si sono succeduti gli interventi del coordinatore provinciale PRC Giuliano Ezzelini Storti, del segretario del circolo scledense Marcello Limoli e del coordinatore locale di Sel. Alle 12,00 una delegazione ha inscenato un corteo sino a raggiungere il cortile delle biblioteca comunale, dove fu seppellito vivo dai gerarchi fascisti, Giacomo Bogotto e ha depositato i fiori sotto la lapide dei fratelli Bogotto, osservando un minuto di silenzio, seguito da un breve discorso dello storico della resistenza Ugo De Grandis. Ugo De Grandis, ha spiegato cosa accade in quel lontano 1945. A metà aprile, un paio di settimane prima della liberazione, il partigiano Giacomo Bogotto, tornato a casa per trovare la moglie, fu catturato dalle brigate nere scledensi, portato nella caserma di via Carduci e lì sottoposto a crudeli sevizie. Gli furono tolti gli occhi con una particolare e crudele tecnica usata poi anche in Cile (scaldando una pietra la si schiaccia sulla palpebra fin tanto che tutta l'orbita dell'occhio vi rimane attaccata) e infine fu sepolto, ancora vivo, nel cortile interno dell'edificio con una grossa pietra nel ventre. Si dà per quasi certo che fosse ancora vivo - afferma De Grandis -, poiché una volta riesumata la salma, la posizione degli arti era tale da far pensare che il povero Giacomo aveva cercato di graffiare la terra che lo soffocava. Nel gennaio dello stesso anno era stato ucciso dalle brigate nere il fratello Germano. Prelevato anch'egli da casa e condotto nelle carceri di Schio, fu torturato con scosse elettriche tali da provocarne convulsioni per lunghi periodi: come da testimonianze al ritorno in cella non era in grado di prendere sonno dalle convulsioni. Condotto poi alle carceri giudiziarie di Vicenza, a seguito di ulteriori torture e sevizie spirò il 18 gennaio. Natalino Bogotto l'altro fratello, invece, non fece più ritorno dalla Russia.
A seguito di questi ed altri eventi Schio liberata chiese alle autorità giustizia, una giustizia che tardava a venire per motivi politici e quando il 27 giugno del 1945 - continua De Grandis - una camionetta degli alleati scaricò in piazza l'unico sopravvissuto dei 14 antifascisti deportati a Mauthausen-Gusen e Dachau, tale William Piericchi ridotto a 38 chili, vi fu un forte moto di rabbia popolare e il giorno successivo un'enorme folla si radunò nella piazza principale del paese chiedendo giustizia; poiché giustizia non arrivava, anzi si cercò diplomaticamente di chiudere le vicende, la rabbia rimontò quando il capitano Chambers, responsabile alleato dell'ordine cittadino, accese ancor di più gli animi annunciando che se non fossero state presentate denunce entro 5 giorni le persone arrestate senza esposto sarebbero state liberate. Nel carcere vi erano gerarchi responsabili delle torture e delle morti e militanti della Repubblica Sociale. Il 6 luglio un gruppo di ex partigiani della brigata Garemi, approfittando del momento in cui il carcere fu lasciato volutamente sguarnito per ordine di Chambers, assaltò il portone, alla cui guardia vi erano solamente 6 civili, e attuarono quella giustizia reclamata a furor di popolo da una piazza gremita, ai funerali dei partigiani. Da un popolo scledense rimasto inorridito dall'esposizione nell'orto (ora cortile della biblioteca), proprio per far capire che cosa facevano le brigate nere, della salma del partigiano Giacomo Bogotto in cui si vedevano i chiari segni di tortura perpetuati e la morte orribile a cui era stato condannato.
A distanza di anni non si può comprendere la storia e cosa passasse per la testa delle tante vittime e del popolo scledense in quei giorni tragici. Ma negare o revisionare la storia di questa città oggi, come fanno molti democratici, allora comunisti, è un atto di ipocrisia. Il revisionismo storico che si vuole fare a Schio (e non solo) è un atto vergognoso e che oltraggia i tanti che hanno dato la vita per liberare Schio e l'Italia dall'oppressore. E' un atto che ci fa dimenticare un periodo storico e che ci sta portando al degrado sociale e al ripetersi degli eventi a distanza di anni.
Dopo il comunque "terribile" racconto la cerimonia si è conclusa con la canzone "O bella ciao" e lo slogan "Sempre e sempre resistenza".

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Commenti degli utenti

Domenica 20 Luglio alle 08:01 da PaolaFarina
In Farina replica a Thibault su antisemitismo e sionismo. Ma tutto il mondo subisce guerre, armate o finanziarie
Se la risposta che cercava è questa: secondo me non si può essere antisionisti senza essere contro gli ebrei. Prima che una religione gli Ebrei sono un Popolo, è scritto chiaramente nella Torà, dove solo a metà del secondo libro il popolo ebraico riceve la Legge. Non ritengo opportuno rispondere ai copia ed incolla, perché una risposta articolata richiederebbe ore ed ore di studio e lavoro che non mi posso permettere, per rendere la tematica di comprensione a tutti. Lei cita la signora Sibony, Michelle Sibony pacifista che vive in Francia ed è la vice presidente di un gruppo che si chiama "Unione Ebrei per la Pace" e non la vice presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche francesi. Da buona pacifista vive in Francia e da lì non si schioda. Il rabbino Aron Cohen è anche lui un Naturei Karta come Weiss: ergo, non si possono identificare in loro dei rappresentanti del Mondo Ebraico, caso mai delle voci, talvolta discutibili. La parlamentare arabo-israeliana del partito Balad Hanin Zobai che siede in Parlamento (israeliano) e che percepisce regolare stipendio come tutti i parlamentari in Israele odia all'unisono Israele e gli Ebrei e rigurgita dichiarazioni di odio ogni volta che apre la bocca. Il nipote, che non percepisce uno stipendio dal parlamento come parlamentare, impugnando la bandiera di Israele, il paese di cui è cittadino e di cui si sente libero, Mohammad Zoabi afferma "Sono israeliano e resterò israeliano". Tanto è bastato perché si meritasse parole di ingiuriosa denigrazione da parte della cugina Hanin Zoabi e minacce di morte anche dall'interno della sua famiglia, tanto che la polizia ha dovuto approntare un programma di protezione. Vede in Israele esiste la libertà di espressione, detto questo poiché finora il nosstro dibattito è rimasto circoscritto a pochi, io non mi sottraggo dalle risposte ed il Direttore sa dove trovarmi, ma sono poche le persone che fanno controinformazione ed in questo periodo, nel mondo ci sono dai 15 ai 18 milioni di ebrei, meno della metà vive in Israele...il resto sparso nel mondo...ed il volontariato attivo è una grande soddisfazione, ma anche una grande fatica!

Sabato 19 Luglio alle 14:49 da commentariogiornale
In Gaza: risposta ad una ... non risposta
Liberté, Egalité, Fraternité sono i tre principi cardine della rivoluzione francese senza la quale tutti noi a quest'ora dovremmo versare la gabella al nobile di turno. Mi stupisce che un francese rinneghi questi basilari concetti della democrazia moderna solo perché qualcun'altro nel corso del tempo ne ha fatto un uso strumentale. Sarebbe come dire che la Francia e' male perché possiede delle colonie, direi che è una lettura riduttiva della storia della democrazia mondiale basata sul pregiudizio ideologico . Ed infatti a questo proposito il sig. Thibault riattacca col sionismo e l'antisemitismo (dopo certi titolo su questa testata era ovvio...) che è quanto di più ideologico possa esistere e sul quale non voglio entrare nel merito. Ci sono colpe in entrambi i fronti ma quello che spesso sfugge agli analisti e' la responsabilità della classe dirigente del modo arabo-mediorientale. Basta farsi un giro in quei paesi per rendersi conto dell' immenso divario economico tra ricchi e poveri. Mentre però in Europa queste tensioni sociali sono rivolte ai governanti, la rivoluzione francese ne è un esempio, nel mondo arabo le classi povere vengono strumentalmente inviate a combattere il concorrente economico. Se Israele fosse stato uno stato povero e disorganizzato a quest'ora non avremmo nulla da dirci. Quello che invece ho potuto costatare personalmente e' che quotidianamente in Israele vivono e lavorano fianco a fianco arabi, ebrei e cristiani alla faccia dell'ideologia!
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