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Achille Variati loda i potenti di turno salvo poi "vergognarsi" dei flop BPVi e Vicenza Calcio. E poi? Da uomo solo al comando rischia di rimanere dal 2018 un uomo solo

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Domenica 31 Dicembre 2017 alle 17:49 | 2 commenti

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Ieri, accennando al tracollo annunciato da anni del Vicenza Calcio dell'era di Sergio Cassingena e Danilo Preto proseguita poi, dopo mille finti tentativi di improbabili e salvifiche cessioni, con Alfredo Pastorelli e Marco Franchetto e ora con Fabio Sanfilippo che ha bruciato sul traguardo, oltre che il Lane, anche la Boreas lussemburgese (ma forse anche no), Achille Variati parlava di "vergogna" per la città: «Io mi vergogno. Telenovela indigeribile. Fango sulla nostra storia». Volevamo rispondergli subito che delle tre affermazioni solo la prima trovava la nostra piena condivisione se riferita a lui.  

Visto che da anni abbiamo messo in guardia i vicentini e, quindi, anche lui, che dovrebbe esserne il più illuminato rappresentante, sul marcio del Vicenza Calcio, per altro cartina di tornasole del marcio della peggiore Vicenza, non gli abbiamo risposto subito perchè, come per la Banca Popolare di Vicenza, la sua è stata non una responsabilità diretta di cattiva gestione ma una corresponsabilità nel non, voler, vedere o una incapacità nel non sapere vedere quello che era chiaro anche a umili interpreti dei fatti cittadini come siamo noi.

Se dall'agosto 2010 abbiamo scritto (e gli abbiamo anche illustrato personalmente) quello che poi è successo alla banca disastrata dalla gestione di Gianni Zonin, sempre, comunque, riverito e osannato da Variati e dal sistema politico, come ha ufficializzato in sala Bernarda anche Jacopo Bulgarini d'Elci, il pupillo, ora bocciato, del sindaco, uscente, è da addirittura prima che su questo mezzo innumerevoli sono stati gli articoli sulla mala gestio del club biancorosso, visto che ben ne conoscevamo da tempo alcuni protagonisti per il loro "amore" per lo sport...

Ai suoi vertici, accolti trionfalmente anche nella Fondazione del Teatro Cittadino, prima che Sisa, il gruppo in cui "pesavano" arrivasse al fallimento, sono state addirittura accostate anche indagini e sequestri conservativi (tra cui quello di quote della River, allora di Cassingena e Preto e ancora titolare dell'ora negata struttura di allenamento del Vicenza moroso) da parte della procura di Palermo per legami mafiosi tra la famiglia dei Lo Piccolo e un presidente pro tempore, Danilo Preto, braccio destro di Sergio Cassingena. 

Non abbiamo risposto subito ad Achille Varaiti ma oggi ci costringe a farlo la sua insistenza mediatica nel farsi alfiere della Vicenza migliore.

Rispondendo alla domanda del collega del GdV ("da un crac all'altro. Il 2017 si è aperto sulle montagne russe della Banca popolare e si chiude sull'orlo del precipizio per un altro simbolo storico come le strisce bianche e rosse del Vicenza calcio. Sindaco, sono due buchi neri nella storia cittadina. Cosa accomuna queste vicende?") il primo cittadino nonché presidente della provincia di Vicenza, uscente in entrambi i casi come, di conseguenza, uscirà dalla presidenza dell'Upi e dal Cda di Cassa Depositi e Prestiti risponde: "Sono due storie di tradimenti. Da un lato è stata tradita la fiducia dei risparmiatori, dall'altra è stata tradita la fiducia dei tifosi...".

Ma, dove era lei, signor sindaco Variati mentre la cronaca preannunciava queste storie, quando i tradimenti maturavano in drammi, quando lei, insieme ai poteri locali tra cui quelli mediatici, sponsorizzava la fiducia ad occhi chiusi nella Banca (con annessa e connessa l'ora demolita Fondazione Roi) e nel club in cui erano evidenti e pubblicamente affermati da sempre i legami di amicizia tra Zonin e Cassingena e, poi, di stima tra lei e i penultimi o ultimi proprietari Alfredo Pastorelli e Marco Franchetto a cui il Comune di Vicenza dilazionava debiti da centinaia di migliaia di euro per il Menti mentre incassava inflessibile quelli di poche migliaia di euro a carico delle società dilettantistiche?

Anche di questo, oltre che della mala gestio lapalissiana del club biancorosso, abbiamo scritto ma lei, troppo preso da feste e festine celebrative, non se ne curava, signor sindaco nonché uomo più potente di Vicenza e del territorio, quindi con un osservatorio privilegiato e una responsabilità che andava assolta non solo da cerimoniere ma, molto di più, da accorto interprete e controllore delle azioni che potevano influire sulle sorti della città e della provincia.

E allora dove era, sindaco Variati, mentre la città subiva il terremoto della ex Popolare, i cui effetti tragici ci affliggeranno per ben più tempo di quello che servirà ad Amatrice per assorbire il suo sisma, e mentre sta per esplodere, a parte rattoppi o non rattoppi di emergenza, come quelli messi e poi saltati alla banca da Atlante (che pure non era un Franchetto o, peggio, ci perdoni, un Sanfilippo qualuque), l'ultimo bubbone del Vicenza Calcio, ben più piccolo per danni economci, ma forse altrettanto grave per il colpo che assesta al residuo orgoglio berico?

Dove era signor sindaco, per fortuna uscente, anche se non oggi, giorno destinato alle cose vecchie da buttare", ma fra poco, troppo, tempo ancora?

Dove era mentre tutto questo avveniva visto che ora se ne vergogna davanti ai risparmiatori e ai tifosi che con le sue lacrime, da alligatore, al solito, vuole riportare dalla sua indifendibile parte?

Signor sindaco, era a Rimini a costruire con la cessione di fatto a quella città la Fiera di Vicenza, presieduta da Matteo Marzotto, condannato a dieci mesi sia pure in primo grado per reati fiscali (e che, magari, per questo era a suo agio con colleghi del cda della BPVi ora imputati), la gestione delle sue perdite milionarie sui derivati sottoscritti sotto i suoi mandati, durante i quali la nostra ex Fiera non solo si era indebitata di 40 milioni con la BPVi a favore dei soliti costruttori noti ma aveva anche perso già più di cinque milioni di euro in quegli strumenti finanziari definiti di "rischio", ma notoriamente solo per i sottoscrittori?

Oppure, signor sindaco, era a decidere a Roma, sponsor gli industriali gestiti da Luciano Vescovi, ex vice presidente della zoniniana Banca Nuova e proconsole "cementiero" di Giuseppe Zigliotto, ora indagato per il flop della BPVi, l'attraversamento devastante di Vicenza da parte dei binari della Tav e non certo dei suoi treni, perchè quelli dei collegamenti veramente veloci e non stop con le città che interessano, Roma e Torino, ad esempio, non si fermeranno di certo a Piazzale Roma o vi faranno capolino con un misurino usato tanto per poi... vergognarsene?

C'è da dire che almeno in questo caso la città o, almeno, la sua parte meno dormiente e meno plagiata, ha impedito agli interessi che da tempo governano Palazzo Trissino, sua pure sotto bandiere apparentemente cangianti, lo sconquasso ulteriore di un stazione distruttiva in quel Borgo Berga la cui cementificazione ancora oggi grida vendetta e che pure lei, signor sindaco, solo al solito davanti ai fasconosi e affascinanti media, nel caso le telecamere di Rai, aveva detto che avrebbe voluto cancellare del tutto se solo avesse avuto una bacchetta magica...

E ancora, ben sapendo di non averla, era tornato sempre a Roma, mentre i successori di Zonin completavano l'opera di distruzione della banca, a provare a riesumare la stazione della Tav che non si fermerà in quella zona Fiera che lei ha venduto a terzi che ne decidersanno al sorte e in cui terreni e capannoni da espropriare, maagri poco utilizzati e, soprattutto, ultra inquinati, fanno sognare i legittimi prorpietari?

Oppure era sempre da quelle parti a studiare da due anni, senza informarne il consiglio comunale, il progetto di cessione a un fondo immobiliare di palazzi di pregio della città senza una adeguata discussione con i suoi cittadini, che poi sarebbero i prorietari veri dei palazzi ceh lei amminsitra ancora pro, parvo (poc, ndr), tempore?

Oppure, infine, mentre quì, nella città e nella terra che lei vuole meno provinciale, si consumavano i delitti della BPVi e del Lane e si attendono gli effetti di varie altre sue decisioni, con la speranza che non faccia in tempo almeno a vendere a Verona il gruppo Aim, oppure, dicevamo, lei, signor sindaco, era in Acque Vicentine, ora Viacqua, per condividere finalmente una buona novella: le falde quest'anno sono vuote, ma le sue lacrime possono riempire quella sottostante il Parco della Pace, destinato a diventare, così, il più grande parco europeo.

Di... coccodrilli.

P.S. Caro sindaco, lei un giorno del 2009, quando fui colpito da quei "poteri" che lei, in una versione o nell'altra, ama frequentare, mi fece una telefonata che ancora oggi ascrivo a suo merito: "non so quello che lei ha fatto, ma di sicuro la ha fatto per il bene della squadra di pallavolo di Vicenza". E io, poi, le ho sempre riconosciuto che le sue azioni, anche quelle più criticabili, non le ha di certo fatte per "vil denaro".

Se la sua frase a me rivolta le è stata confermata dai fatti e se la mia nei suoi confronti la confermo io stesso, come personale convincimento, lei, signor sindaco, può dire di essere sicuro di aver fatto per il bene di Vicenza quello che dal 2008 a oggi ha fatto e, peggio, non fatto?

Oppure si è fatto prendere dal gusto del potere dell'uomo solo al comando?

Oggi, il 31 dicembre del suo ultimo anno da plenipotenziario di Vicenza, è il giorno adatto per buttar via anche qualche peso: se non lo farà, dal 2018 in poi rimarrà esclusivamente un uomo solo.


Commenti

Inviato Domenica 31 Dicembre 2017 alle 18:30

Pert tutti viene l'ora della pensione, probabilmente Variati pensa di godersela nel Parco della pace che è da dieci anni in fase di realizzazione e che a breve lo vedrà completato anche con delle belle panchine e svaghi di ogni genere sulla bella erba che sta già crescendo (non mancheranno i fiori di loto, quelli del canto IX dell Odissea,)
Inviato Martedi 2 Gennaio alle 00:45

Gli"egocentrici" sono sempre SOLI
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Commenti degli utenti

Sabato 13 Gennaio alle 18:56 da kairos
In Lettura di Parolin e Formisano su Vittorio Emanuele II, Indipendenza Veneta Vicenza Città: irrispettoso ricordare a Vicenza "il re infingardo che sottomise Terre Venete"
A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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