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E' nata la Lega Democratica Comunitaria, Lovat: il suo manifesto in otto punti

Di Redazione VicenzaPiù | Martedi 21 Giugno 2011 alle 11:41 | 0 commenti

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Davide Lovat, Lega Democratica Comunitaria - Dopo aver assistito allo spettacolo penoso di Pontida, che apre le porte alla dissoluzione della Lega Nord attraverso le faide interne per la conquista del partito dilaniato da bande fameliche di poltrone e denari pubblici, resta un senso di schifo in chi ha militato gratuitamente per diversi lustri al servizio di quegli ideali che hanno mosso milioni di persone dietro a un sogno di libertà e giustizia, divenuto comune sentire per tanti nel periodo connotato dall'inchiesta di Tangentopoli che pose fine alla prima fase della Repubblica Italiana.

Rimane la questione: come può far sopravvivere quegli ideali chi non trova presso altre formazioni politiche nemmeno lo straccio di una proposta simile, ora che la Lega Nord si è snaturata e volge inevitabilmente alla fine della sua parabola, assieme al suo leader carismatico? E ancora: cosa tenere di quell'esperienza, e cosa invece rigettare, dato che non può avere successo la riproduzione di qualcosa che c'è già stato ed ha esaurito il suo ciclo. Del resto, il vino nuovo ha bisogno di otri nuovi - insegna il Vangelo, con tutto quello che consegue nella metafora....
Sulla base di queste riflessioni, condivise con molti leghisti del territorio veneto che riscontrano la decomposizione del movimento, abbiamo dato vita a un movimento culturale politico che serve da laboratorio e da contenitore per tutti coloro che non vogliono più rimanere dentro alla Lega Nord, ma anche per tutti coloro che, pur condividendo alcune impostazioni di fondo, non vi ha mai aderito a causa di alcune deviazioni inaccettabili.
Il nuovo soggetto culturale politico prende il nome, che è anche programmatico, di Lega Democratica Comunitaria - nome che si ispira alle "leghe bianche" cattoliche di inizio Novecento, come quella di Romolo Murri, ma anche al partito del premio Nobel birmano Aung San Suu Kyi - e si distingue nettamente dalla Lega Nord per le seguenti questioni: Primo: niente secessione, ma piena attuazione dello Stato Regionalista prefigurato dall'art.5 della Costituzione Italiana, con pieno riconoscimento delle autonomie locali e del decentramento amministrativo a cui adeguare la legislazione.
Secondo: niente contrasto tra Nord e Sud del Paese, poiché l'attuazione dello Stato Regionalista ovvierebbe a tutte le distorsioni che hanno causato la frattura oggi esistente.
Terzo: no al bipolarismo, ma ritorno al sistema elettorale proporzionale con fine del bicameralismo perfetto, e riforma dello Stato sul modello istituzionale della Germania.
Quarto: nessuna forma di razzismo o di esclusione, poiché incompatibili con la tradizione culturale di matrice cristiana del popolo italiano. Questo fa derivare un approccio di tipo puramente economico e politico al tema dell'immigrazione, combattendo ogni forma di ideologizzazione tanto di destra (xenofobia) quanto di sinistra (immigrazionismo e internazionalismo)
Quinto: nessuna strumentalizzazione delle religioni, poiché anche il riconoscimento delle radici cristiane serve solo per ribadire la difesa di una cultura dove politica e religione sono sfere separate e dove il diritto positivo si fonda sul diritto naturale (giusnaturalismo), in contrapposizione alla mentalità relativista che, ammantandosi di progressismo, cancella ogni vero progresso ottenuto nella storia dall'uomo.
Sesto: reazione al liberalismo spinto e all'ideologia della crescita e del profitto a ogni costo. Il Meglio - o interesse - è nemico del Bene, e la politica deve tendere al Bene.
Settimo: reazione alla globalizzazione ideologica. La globalizzazione come fatto demografico ed economico è storia, dunque la politica deve occuparsene per governarla. Ma gli approcci possono essere diversi, perché se la globalizzazione diventa ideologia dell'unico "Stato-Mondo" e dell'unico "popolo-umanità" si trasforma in pensiero totalitario (globale e totale sono quasi sinonimi). Pensare alla salvaguardia delle diversità come tutela della ricchezza umana, senza scadere in chiusure localistiche, è un modo alternativo di affrontare la globalizzazione.
Ottavo: europeismo convinto, ma nell'ottica della realizzazione dell'Europa dei Popoli e delle Nazioni dall'Atlantico agli Urali, con smarcamento progressivo dall'influenza americana e ridefinizione del Patto Atlantico, trasformatosi purtroppo da alleanza difensiva a strumento imperialista dopo la caduta del Muro e l'implosione dell'URSS.

Questo è il primo abbozzo di massima, dal quale scaturirà entro pochi mesi il Manifesto del Leghismo Comunitario. Il resto avrà un seguito se l'adesione spontanea continuerà con il fervore di questi inizi.
Provare a dare un seguito alle speranze di tante persone è un dovere che sentiamo di accogliere, poiché l'alternativa per molti sarebbe l'abbandono della partecipazione democratica. Un male per tutti, anche per chi la pensa diversamente. Sarà il tempo a giudicare questa iniziativa, figlia della passione e della buona fede di chi non smette di sognare un mondo pulito e giusto.

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