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Dopo la BPVi il Vicenza Calcio: Sanfilippo... Variati, ovvero la politica delle promesse porta ai de profundis. Povero Lane con un ex presidente poco Franchetto e finanzieri Pastorelli, ma tutti "spilorcetti"

Di Pietro Cotròn Giovedi 11 Gennaio alle 21:37 | 0 commenti

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Dopo anni di warning sulla Banca Popolare di Vicenza, meno numerosi ma costanti e addirittura  iniziati prima su questo mezzo indipendente sono stati quelli sul club del Vicenza Calcio, inquinato dal duo Sergio Cassingena - Danilo Preto, capaci di incrinare Lane e supermercati Sisa, utilizzato per ragioni che loro sanno da finanzieri Pastorelli (che elargiscono, bontà loro, un premio com...ples...ssivo.. da 1.500 euro per un pareggio in serie C!) e da un presidente poco Franco, alias Franchetto (che però vuole indietro ogni suo Marco come da carte firmate con la Boreas e che liquida le sue società perchè... ora questo lo sa la GdF).

 

Insomma imprenditori spilorcetti come quelli che, finiti i guadagni facili con Gianni Zonin, proclamavano che avrebbe salvato la Popolare salvo darsela a gambe levate alla chiamata del portafoglio.

Per affossare definitivamente il vecchio e glorioso Lanerossi è, comunque,  servito un Fabio che non è massimo ma solo ... Sanfilippo.

Ma non troppo santo visto che con Variati ha un più di tallone d'Achille in... comune

Promette e non mantiene, ad esempio lui stipendi esibendo assegni circolari che non circolano, l'altro, che so, agitando alle telecamente accordi romani, tangenziali su cui ancora si circola solo sulla carta.

Ed entrambi arrivano nel momento immediatamente precedente ai de profundis, lui il simbolo della disfatta biancorossa, l'altro il condottiero di dieci anni di "agonia degenerativa" che ci lasciano una Vicenza che un accademico di Cà Foscari, Filippomari Pontani  ha descritto perfettamente titolando così un suo articolo su Il Fatto Quotidiano in cui, non a  caso, ci cita (non in tribuale ma come esempio di giornalismo libero...): "Città col buco intorno: anatomia di un crac. La peste di Vicenza".

Ma Sanfilippo è un solo dilettante allo sbaraglio in questo gioco al massacro per Vicenza (non a caso il Vicenza, se sopravviverà, scenderà fra i dilettanti o giù di lì), perchè il nostro sindaco è comparso negli ultimi giorni della BPVi e, poi, della nobile provinciale, dichiarando sempre come "incomprensibile", solo a lui, la situazione (senza andare molto indietro mercoledì 13 dicembre titolavamo: "Buco di 14 mln del Vicenza Calcio senza acquirenti: dopo la BPVi si profila un altro crac annunciato. Il Comune fuori di 500.000 euro, la magistratura non vede").

Certo è che se chi dal 1990 vive di politica e indirizza le sorti di città, provincia e regione ammette che i più gravi drammi per Vicenza che gli si sono parati innanzi sono incomprensibili (chiari gli ultimi ricordiamone alcuni altri, dal Dal Molin a Borgo Berga fino alla ex Fiera di Vicenza) allora si capisce perchè il sindaco uscente sia retrocesso con la sua squadra politica al terzo posto su tre alle ultime primarie.


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A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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