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Donazzan e Dalla Valle, maretta bipartisan per Lonigo

Di Marco Milioni Sabato 30 Giugno 2012 alle 00:19 | 0 commenti

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C'è maretta nel Pdl dell'Ovest Vicentino. Il motivo? La nomina di Serena Dalla Valle nel consiglio di amministrazione del teatro di Lonigo. La Dalla Valle non è un personaggio qualunque, ma è la potentissima segretaria dell'assessore alla formazione Elena Donazzan, una delle punte di diamante del partito nel Veneto.

I maggior enti del Pdl a Lonigo sono in fibrillazione perché hanno percepito la nomina come una combine tra il sindaco Beppe Boschetto (sostenuto da una coalizione centrista vicina a Udc e Pd) e l'entourage della stessa Donazzan.

L'imperatore Gaius Caesar Caligula famoso per aver nominato senatore il suo cavalloL'obbiettivo? Assicurarsi in regione, tramite la presenza della Dalla Valle, un trattamento adeguato in termini politici e di finanziamenti, proprio al civico di Lonigo.

Epperò il Pdl della città leonicena avrebbe mal digerito di essere stato completamente bypassato nell'operazione. Soprattutto perché la cosa avrebbe spinto in secondo piano «il ruolo positivo» che i notabili del Pdl locale attribuiscono alla condotta del loro movimento in ambito locale, specie in materia di fondi per il teatro. Ne sarebbe scaturita una lettera dai toni molto decisi in cui un paio di esponenti di spicco del Pdl locale avrebbero espresso dubbi e riserve in merito all'operazione. La lettera, datata 11 giugno, sarebbe stata inviata alla segreteria provinciale del Pdl che starebbe ancora decidendo sul da farsi. E al contempo sembra che anche nel Pd dell'Ovest Vicentino si siano levate diverse voci contro la nomina della Dalla Valle. Nomina che avrebbe avuto invece l'avallo di alcuni big democratici in senso al consiglio regionale.

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Commenti degli utenti

1 ora e 54 minuti fa da pachiara9
In A Vicenza due famiglie su tre hanno subito le conseguenze del disastro BPVi. Ma tutto e tutti sono fermi, come per la Fondazione Roi
C'è in effetti di che sorprendersi, e molto, che questa scia postcrack - che ha avvolto Vicenza e il suo territorio di competenza (Veneto, Friuli, etc.), ma soprattutto Vicenza città e provincia- sia rimasta buia e pressochè silenziosa. Si dice qui sopra, correttamente, che un danno così ingente ed economicamente massacratorio, inferto a tantissimi, avrebbe dovuto far suonare le famose trombe capponiane della "rivolta" determinata da parte di tutti coloro che a vario titolo sono stati beffati. E invece, appunto, poco o niente. Sulle ragioni di questa, chiamiamola eufemisticamente, apatia vicentina vengono elencate alcune cause, senz'altro plausibili, ma che non danno una risposta esauriente. Una risposta che rimane parziale. A parte quello sparuto gruppo di soci penalizzati che hanno alzato forte la voce - e lo stanno ancora facendo - tutti gli altri soci silenti o rassegnati costituiscono per me un mistero. Non si riesce a capire un simile atteggiamento direi "omertoso sui generis". Nè purtroppo riesco a trovare altre ragioni di tali comportamenti. Un vero e proprio mistero, senz'altro un rompicapo, questa assuefazione patologica che fa da pandant con quell'assuefazione altrettanto patologica dimostrata nel corso del ventennio zoniniano, quando nessuno (a parte pochi casi, rapidamente tacitati o minacciati) chiedeva di approfondire la gestione del dominus vinaiolo. Un padre-padrone a cui deferenza e obbedienza cieca erano dovute per volere divino (Bacco nel caso nostro!). Anche questo rimane un mistero! Quando verrà svelato?
Forse mai, rimarrà sepolto ai piedi di Monte Berico.

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