Quotidiano | Categorie: Politica

Le chiamano primarie... per cambiare tutto senza cambiare nulla, a Vicenza

Di Mario Giulianati Venerdi 24 Novembre 2017 alle 09:31 | 0 commenti

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Chi mai avrà inventato lo splendido gioco delle primarie, non lo so. Ma gli americani, di quelle degli USA, ne hanno fatto una macchina straordinaria, con regole e sistemi ben precisi. Da qualche tempo è diventata una moda anche per la Sinistra italiana. Non tutta ma quella che l'ha usata in nome di una partecipazione democratica alla scelta del candidato per una qualsiasi competizione. Con un paio di varianti rispetto all‘originale. Non è che le primarie siano riservate ai soli aderenti, o comunque votanti, di un partito. Quindi una scelta in casa. NO. Si fanno le primarie di coalizione. E poi aperte, per la sola espressione di voto, all'universo intero, o quasi intero.

Il risultato quale è? Semplice. Non passa giorno che i mass media locali non facciano apparire poche o tante notizie relative alle primarie del PD. Mi si potrebbe far notare che vi è uno dei candidati non iscritto al PD, cosa formalmente vera, ma la sostanza non cambia. Ma, se serve per far felice qualcuno, d'ora in poi, per un poco almeno, parlerò di coalizione. I mass media, evidentemente fanno il loro lavoro, in questo aiutati dal silenzio quasi totale, almeno fino a qualche giorno fa, del resto dell'universo politico, del nostro piccolo mondo antico. Mi permetto di avanzare qualche dubbio sul fatto che l'obiettivo, quello vero, o almeno uno degli obbiettivi, dell'agitarsi del terzetto della coalizione, sia quello di arrivare, ognuno, per primo al traguardo. Ovverossia a giocarsi poi la mano con chi ci sarà della poltrona di Palazzo Trissino. Mi sono convinto, leggendo in queste settimane quanto generosamente elargiscono al popolo del loro sapere i nostri tre personaggi (della coalizione) che la partita è doppia. Da un lato ognuno pretende la palma, dall'altra tutti assieme allegramente stanno anticipando di un bel po' una campagna elettorale all'insegna del grande motto "cambiare tutto per non cambiare nulla"- Prassi consolidata in Italia dai tempi del Gattopardo. Probabilmente anche prima. Una campagna elettorale che consente di dire tutto quel che si vuole senza contradditorio alcuno. Ogni candidato della coalizione enumera come elementi forti e pregnanti di novità un insieme di carenze esistenti a Vicenza e lo fanno in piena tranquillità auto convincendosi che non hanno alcuna responsabilità sul passato perché loro rappresentano il futuro. Ma intanto parlano di viabilità carente, di sicurezza del cittadino, e dei beni, carente, di degrado pauroso, di assistenza sociale al limite, di verde maltrattato e mal curato, di impegno culturale parcamente inesistente ecc. ecc. Il tutto presentato come un programma per il futuro ma senza mai ammettere che, in realtà, stanno dicendo che tutto questo in dieci anni di governo, loro ovverossia, a guida del PD, forse, non è stato fatto che in minima parte e piuttosto male. Eppure sono tutti e tre personaggi importanti per la vita, si fa per dire, della città. Erano presenti e attivi quando veniva ceduta la Fiera di Vicenza, ora riminese. Quando il tesoretto dell'autostrada veniva in gran parte spalmato sulle nostre strade e trasformato in una specie di emmenthal. Quando la Banca Popolare di Vicenza stava affondando e con essa decine di migliaia di vicentini e tutti se ne stavano zitti zitti per scoprire solo oggi delle improbabili fantasiose soluzioni. Un po' come chiudere la stalla quando i buoi sono fuggiti. Anzi, quando la stalla non esiste più. L'elenco potrebbe continuare sia per quel che riguarda le cose fatte male e quelle non fatte per niente. Ma ora al terzetto è stato assegnato il compito, urgente, di piantare la bandiera una volta ancora su Palazzo Trissino che, guarda caso, qualcuno, sempre della stessa famiglia politica, vorrebbe, almeno in parte, metterlo in fondo a... un Fondo immobiliare. Questo palazzo, ovverossia la Casa dei Vicentini, con tanta altra roba, sempre dei vicentini. Tutto in fondo al Fondo in attesa dei grandi miracoli dei prossimi venti, o trenta anni a venire. Le chiamano primarie, ma sono anche qualche cosa d'altro. Sono un potente strumento di conservazione (del potere) usato da chi si dichiara progressista, rinnovatore, riformista, moderno. Esattamente come lo descrive Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo.

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