Quotidiano | Categorie: Fatti, Ambiente

Cresce l'export vino veneto ma i pesticidi? Ne parla il consigliere della regione Zanoni

Di Comunicati Stampa Venerdi 12 Gennaio alle 22:25 | 0 commenti

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"Vendite record per i pesticidi. La Regione anziché distribuire fondi a pioggia per la viticoltura si preoccupi della salute dei cittadini e dell'ambiente. I dati trionfalistici di Veneto Agricoltura sulla crescita dell'export vitivinicolo andrebbero analizzati a 360 gradi; l'incremento della produzione va di pari passo con l'aumento dell'impiego di sostanze chimiche. Nel 2016, secondo quanto emerge dallo studio del Wwf effettuato sui numeri di Arpav, nella nostra regione sono state vendute 16.920 tonnellate di pesticidi, di cui 4.085 nella sola provincia di Treviso - 4,6 chili per abitante contro una media veneta di 3,4 - dove sono stati irrorati 222mila chili di glifosate. Nonostante lo sbandierato aumento delle produzioni bio, in realtà, sta crescendo l'utilizzo dei pesticidi". È quanto dichiara il Consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni che, commentando le cifre fornite dall'associazione ambientalista, chiama direttamente in causa la Giunta Zaia

"Mi chiedo se gli assessorati all'Agricoltura e all'Ambiente parlino con quello alla Sanità: un incremento di sostanze chimiche di sintesi dovrebbe preoccupare e portare a una serie di misure preventive a tutela dei cittadini e del territorio. Possibile che il disastro sanitario-ambientale dei Pfas non ci abbia insegnato nulla?".

"La somma totale degli erbicidi venduti nel 2016 ammonta a 469.816 chili" - continua l'esponente democratico - "con il famigerato glifosate che rappresenta una buona fetta. Si tratta di sostanze che inquinano le acque e possono avere effetti cronici sulla salute. Il problema principale della Regione, però, sembra essere quello di non disturbare la potentissima lobby mondiale della chimica, lobby che, come nel caso del glifosate, ha vinto anche in Ue ottenendo una proroga dell'utilizzo per altri 5 anni. Il Consorzio Doc l'ha messo al bando per la vendemmia 2018, ma questo non significa che non verranno utilizzati altri erbicidi. La Regione continua a dare contributi a pioggia alla viticultura, spesso a fondo perduto, dimenticandosi delle altre coltivazioni, favorendo l'irrorazione di pesticidi da un lato e la distruzione di boschi e siepi di pianura, in modo da far spazio a nuovi vigneti, dall'altro".
"La provincia di Treviso, secondo quanto riportato da Veneto Agricoltura, è quella con la maggior superficie destinata a vigneto, 38.625 ettari con la produzione di Prosecco che è raddoppiata dal 2010 a oggi. Un incremento che non è ‘neutro': per questo a fine dicembre avevo presentato un emendamento al bilancio chiedendo la realizzazione di uno studio che verificasse gli effetti sulla salute e sull'ambiente dell'impiego massiccio di fitofarmaci nella coltivazione dei vitigni, specialmente di Prosecco. La proposta però è stata bocciata dalla maggioranza, che non sembra avere particolarmente a cuore la questione. Eppure" - conclude Zanoni - "i dati dell'Ispra sull'aumento dei pesticidi nei fiumi e nelle acque - due campioni su tre fra quelli superficiali contengono sostanze inquinanti, contaminata anche una falda sotterranea su tre - dovrebbero far riflettere. E, soprattutto, agire".


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A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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