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Corriere del Veneto: Consoli, doppia causa a Veneto Banca. L’ex Dg vuole 3,5 milioni di liquidazione

Di Rassegna Stampa Venerdi 21 Aprile alle 09:03 | 0 commenti

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Dal suo punto di vista, è persino coerente: Vincenzo Consoli, ex direttore generale ma soprattutto deus ex machina di Veneto Banca,vuole i suoi soldi - più correttamente, quelli che lui ritiene siano i soldi che gli spettano - e li vuole tutti. Per la precisione, sono la bellezza di 3 milioni e mezzo di euro. È questa la cifra per incassare la quale Consoli ha trascinato Veneto Banca in giudizio, davanti al Tribunale del lavoro di Treviso, con due distinti ricorsi che il giudice ha riunificato (per la cronaca, la prima udienza, interlocutoria, si è tenuta la settimana scorsa). Ciò che l'ex direttore generale, indagato (e arrestato) con le accuse di aggiotaggio e ostacolo all'attività di vigilanza, pretende dalla sua vecchia banca, è il pagamento di una serie di somme in conseguenza della risoluzione del rapporto di lavoro, avvenuta consensualmente il 31 luglio del 2015.

Dopo quella data, erano emerse nuove circostanze a carico dell'ex dg, tanto che la banca aveva deciso di liquidargli soltanto l'indennità di mancato preavviso, cioè 150 mila euro lordi. Consoli, invece, ritiene di avere diritto a una ben più nutrita sequela di emolumenti, previsti da uno schema di accordo sottoscritto con l'istituto di credito al momento di risolvere il rapporto. Nel dettaglio: 1,8 milioni a titolo di corrispettivo per il patto di non concorrenza valido per 30 mesi; oltre 760mila euro come penale per l'anticipata risoluzione del contratto; 900mila euro a titolo di transazione; qualche altro spicciolo (39mila euro) come differenza tra il dovuto e l'incassato per l'indennità sostitutiva del preavviso.

In totale, come si diceva, fanno 3 milioni e mezzo di euro. È superfluo aggiungere che la banca non ha alcuna intenzione di pagarli, non ha sottoscritto alcun accordo transattivo con Consoli e sta fieramente resistendo in giudizio contro il suo ex plenipotenziario. Tutti questi dettagli si apprendono da una corposa informativa, che Veneto Banca ha redatto e pubblicato sul suo sito, relativa alla remunerazione del personale dirigenziale e degli amministratori nel corso del 2016. Dal documento, corredato di tabella esplicativa con nomi cognomi e cifre, si evincono altre interessanti informazioni sulle politiche retributive della banca. Per esempio, sta scritto nero su bianco che l'attuale direttore generale Cristiano Carrus gode di un trattamento economico pari a 900mila euro l'anno - esattamente la stessa cifra che veniva corrisposta come stipendio al suddetto Consoli -, cui si sono aggiunti l'anno scorso ulteriori 225mila euro poiché Carrus assommava la carica di amministratore delegato. Cifre di tutto rispetto, anche a paragone di quanto guadagna l'attuale numero uno della consorella Popolare Vicenza (e consigliere strategico di Veneto Banca), Fabrizio Viola.

Quello che è andato a scendere, invece, è stato il compenso corrisposto ai presidenti che si sono succeduti nel turbolento 2016, prima e dopo l'ingresso del Fondo Atlante come socio di maggioranza assoluta. Pierluigi Bolla, l'imprenditore che ha retto la presidenza per 125 giorni nel corso dell'anno, ha portato a casa 168mila euro (l'emolumento su base annua era fissato in 360mila euro); il suo successore Stefano Ambrosini, che lo scalzò nella famosa assemblea del ribaltone ma resistette in carica per meno di 100 giorni, ha incassato 122mila euro; infine Beniamino Anselmi, presidente indicato da Atlante e protagonista di un altrettanto famoso «io non ci sto» (diede le dimissioni dopo nemmeno 150 giorni), è stato ricompensato con poco più di 100mila euro. Nel frattempo, infatti, il consiglio di amministrazione da lui stesso presieduto aveva ridotto il compenso annuale del presidente a 280mila euro, limato a 80mila l'appannaggio dei consiglieri ed eliminato del tutto il gettone di presenza, che prima veniva corrisposto, nella generosa misura di 250 euro a seduta, per la partecipazione alle riunioni.

di Alessandro Zuin - Corriere del Veneto


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"La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme...".

Purtroppo, come molte altre volte succede in questo Bel Paese mal gestito, avviene il contrario.
La vicenda delle banche venete è purtroppo nota e non stanno nemmeno più in piedi gli alibi che vogliono colpevolizzare i soci ("se la sono cercata loro perché sapevano che era rischioso ... volevano fare gli squali e adesso piangono miseria ...") perché è stato dimostrato che non è così; il prezzo delle azioni è stato taroccato ed è una truffa bella e buona che le banche hanno fatto ai loro sottoscrittori.
Raggirati da funzionari bancari senza coscienza pilotati a loro volta dai direttori senza scrupoli, che sapevano benissimo di vendere azioni fuffa ... ma l'importante è vendere e far carriera (no?).
E via col valzer delle scuse del tipo "siamo una banca solida ... non abbiamo problemi etc".
Mentre si tentava di coprire la voragine bancaria con un fazzolettino di carta, Consob e Banca d'Italia si giravano dall'altra parte per non vedere.
Il finale vede trionfare le banche che hanno fatto lo "sforzo" di avere solo la parte sana.
Come se non bastasse, i funzionari "lupi" delle due banche si sono travestiti da "agnelloni" di Intesa San Paolo, e probabilmente continueranno a perdere il pelo ma non il vizio.
Tutto apposto dunque. No?
Direi che alla luce di questo non faccio fatica a credere alla lettrice quando dice "credere nella Giustizia è diventato molto, molto difficile, quasi impossibile". E' e rimane impossibile, cara Flavia.
Molto probabilmente in un altro Paese più civile la cosa avrebbe preso una piega diversa, a favore dei risparmiatori (penso ad es. alle class action, che da noi sono solo di facciata).

Credo purtroppo, cara Flavia, che la lettera inviata ai politici cada nel nulla.
Per il semplice motivo che se qualcuno avesse voluto davvero fare qualcosa PRIMA, l'avrebbe fatto.
Ora è troppo tardi. Ed è persino patetico che i politici si proclamino adesso paladini dei risparmiatori, a babbo morto.

Mi spiace infonderle amarezza Flavia, ma mi dica forse se non ne ho motivo.

Con augurio di poter essere smentito.

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