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Comitato Insegnanti: sconcerto su reclutamento dei docenti e su chiamata diretta

Di Redazione VicenzaPiù | Lunedi 20 Febbraio alle 11:43 | 0 commenti

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Direttivo Nazionale C.I.P. Comitato Insegnanti - I CIP sono sconcertati dalle ultime proposte sul reclutamento dei docenti e sulla stantia ipotesi di chiamata diretta. In tal modo, invece di assumere secondo i meriti e l'esperienza accumulata, i docenti sarebbero scelti dai dirigenti scolastici senza alcuna garanzia di trasparenza e qualità. Con una gestione privatistica dei dipendenti pubblici si accentuerebbe il rischio di caporalato, nepotismo e clientelismo già latente nelle nostre scuole, pretendendo di affidare ad esse un ruolo troppo più oneroso rispetto alla ordinaria gestione delle supplenze brevi e dei servizi essenziali che oggi faticano a fronteggiare.

Secondo i CIP la proposta è dissennata e scriteriata, del tutto avulsa dalla conoscenza della condizioni reali nelle quali versano le istituzioni scolastiche. La ventennale politica dei tagli di personale e risorse economiche ha impoverito l'offerta formativa, ha sottratto tempi e strumenti didattici irrinunciabili, ha limitato continuità e libertà di insegnamento, ha ridotto, congestionato e reso più insicure le strutture, ha ridotto, delegittimato e mortificato il personale docente, precarizzando quello in ruolo, espropriando certezze e aspettative di quello precario. Tutto nell'ambito di amministrazioni sempre più povere, di un quadro normativo sempre più compromesso da interventi raffazzonati, contraddittori ed insulsi, ispirati dal rancore ideologico di ministri incapaci, incompetenti e livorosi.
I CIP confidavano in una inversione di tendenza, in un accrescimento di competenza e coraggio. Invece si ritrovano, di fronte, volti nuovi che sostengono idee vecchie, presunti tecnici che non dimostrano perizia tecnica in materia scolastica, che non hanno focalizzato le criticità del sistema istruzione ma danno ad intendere che si possa fare di più e meglio con meno e nel modo peggiore.
Nei docenti precari sale l'ansia e nella scuola lo sconcerto per l'ennesimo carosello di dichiarazioni e ritrattazioni, illazioni e intimidazioni. I precari avvertono il rischio concreto di essere espropriati del loro diritto alla persistenza nella graduatoria ad esaurimento, che non scorre ma resta l'unica certezza che resta loro. Paradossalmente i precari sono tenacemente legati al loro diritto alla precarietà che, in attesa di meglio, li accompagna da sempre. S'aspettano di convertirla in stabilità lavorativa certa e immediata, non in un ennesimo esproprio.
Il ministro dichiara che ci sono proposte, ma ancora poco si conosce e nessuno degli interessati le può negoziare, condividere o, nel caso, rigettare. Tra essi i precari, parte lesa ed offesa ma, inspiegabilmente, esclusa dalle consultazioni. Eppure il calvario professionale, frutto di politiche scellerate, ha reso i precari straordinariamente esperti, sia per gli innumerevoli cambi di sedi scolastiche e generazionali sia per il possesso di una o più lauree e per aver brillantemente superato svariati concorsi a cattedra, corsi abilitanti, specializzazioni, master, perfezionamenti e, soprattutto, per il valore aggiunto di decenni di esperienza didattica ottenuta sul campo, nelle scuole di frontiera sostenendo situazioni di disagio personale e sociale.
Come si può ipotizzare che i diritti e i meriti acquisiti possano essere barattati col favoritismo di un dirigente scolastico? E come si pensa di garantire la libertà d'insegnamento, d'azione e giudizio del docente "nominato" dal suo, di fatto, datore di lavoro?
Ma davvero si può pensare che l'esperienza non sia titolo di merito per aspirare ad una cattedra?
È proprio quella intrapresa dal ministero la strada per accrescere la qualità della nostra istruzione e la competitività del Paese?

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