Quotidiano | Categorie: Politica

Come amare l'orco europeo

Di Redazione VicenzaPiù Giovedi 22 Maggio 2014 alle 00:14 | 0 commenti

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Il nuovo Parlamento di Bruxelles conterà molto più che in passato. Riuscirà ad avvicinare le istituzioni comunitarie ai cittadini? Potrebbe cominciare con un'assicurazione sulla disoccupazione

Di Luigi Zingales, da L'Espresso n. 20, data di copertina 22 maggio

Il dibattito elettorale è così concentrato sulla politica nostrana che molti si dimenticano che il 25 maggio eleggeremo un parlamento europeo. Sì è vero, nella mente di molti italiani il Parlamento europeo assomiglia al nostro Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro: un organismo consultivo, pleonastico e costoso, utile solo a parcheggiare qualche cariatide politica.

Questa impressione, seppur vera in passato, non corrisponde più alla realtà. Dopo il Trattato di Lisbona, faticosamente approvato nel 2007 ed entrato in vigore a fine 2009, i poteri del Parlamento europeo sono accresciuti. Volendo, il Parlamento europeo conta, eccome.
Innanzitutto sarà determinante, per la prima volta, nella scelta del Presidente della Commissione europea (il "governo" europeo). Barroso, l'attuale presidente, è stato nominato dal Consiglio europeo, ovvero l'insieme dei capi di governo dell'Unione europea (Ue). Anche se sarà sempre il Consiglio europeo ad indicare il prossimo presidente, lo dovrà fare tenendo conto dei risultati elettorali e il candidato prescelto dovrà ottenere la fiducia del Parlamento europeo.
IL TRATTATO DI LISBONA aumenta anche il potere legislativo del Parlamento. Per la maggior parte delle materie l 'Unione europea è oggi una specie di sistema bicamerale, dove il Consiglio europeo rappresenta una camera e il Parlamento europeo l'altra. Il voto alle europee, quindi, potrebbe influenzare molto la vita di tutti noi. Anzi, alla lunga, lo farà più del voto alle politiche nazionali. Ma oggi?
Se, nonostante il potere che stanno per delegare, molti italiani ignorano la dimensione europea di queste elezioni, la colpa è principalmente della politica europea. Ad eccezione della lista Tsipras e dei Verdi, che presentano un' alternativa radicale, non si capisce quale diversa visione di Europa hanno i candidati. In che modo l'Europa di Jean-Claude Junker, candidato del Partito popolare europeo, sarà diversa da quella del socialista Martin Schulz o del liberale Guy Verhofstadt? Manca un'idea forte di come ciascun candidato possa cambiare per il meglio la vita dei cittadini europei.
EPPURE UNA SEMPLICE IDEA ci sarebbe: la creazione di un' assicurazione europea contro la disoccupazione, ovvero di un'assicurazione pagata con soldi europei ed amministrata con metodi e personale europeo. La prossima commissione potrebbe proporla nel suo primo budget che presenterà al Parlamento. La sua attuazione oggi renderebbe la vita più facile a tutti i cittadini del Sud d'Europa. Ma perché mai il Nord d'Europa dovrebbe accettarla?
Perché non è una forma di ridistribuzione unidirezionale: la disoccupazione in Germania nel 2006 era più elevata che in Spagna e Italia. Perché si tratta di una forma di unione fiscale più leggera della condivisione dei debiti, che i paesi del Nord Europa rifiutano totalmente. Perché è una forma di redistribuzione fiscale necessaria per permettere ad un' area monetaria comune di sopravvivere senza eccessive tensioni sociali. Perché è un aiuto vero ai paesi in difficoltà: un rilassamento dei limiti sul deficit pubblico non farebbe che aumentare lo stock di debito dei paesi del Sud Europa, peggiorando la loro solvibilità nel lungo periodo. Infine perché è un sistema che, dando direttamente i soldi nelle mani dei cittadini, taglia fuori l'inefficienza e la corruzione presenti nelle amministrazioni pubbliche del Sud Europa. Se si temono i falsi disoccupati, basta affidare ai tedeschi l'amministrazione del sussidio in Italia e agli Italiani in Germania.
Un' assicurazione contro la disoccupazione europea renderebbe tangibile il beneficio dell'Ue. Finora l'Europa è stata usata come molti cattivi genitori usano l'orco cattivo, per spaventare i figli e costringerli a fare quello che loro vogliono. Dovremmo forse stupirci che gli Italiani abbiano smesso di amare l'Europa?
D'altra parte la Ue è arrivata, anche se in modo imperfetto, a un sistema di assicurazione europea dei depositi bancari. Perché non assicurare anche i cittadini? Altrimenti rischia di aver ragione chi dice che questa è l'Europa delle banche e non della gente.

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Purtroppo, come molte altre volte succede in questo Bel Paese mal gestito, avviene il contrario.
La vicenda delle banche venete è purtroppo nota e non stanno nemmeno più in piedi gli alibi che vogliono colpevolizzare i soci ("se la sono cercata loro perché sapevano che era rischioso ... volevano fare gli squali e adesso piangono miseria ...") perché è stato dimostrato che non è così; il prezzo delle azioni è stato taroccato ed è una truffa bella e buona che le banche hanno fatto ai loro sottoscrittori.
Raggirati da funzionari bancari senza coscienza pilotati a loro volta dai direttori senza scrupoli, che sapevano benissimo di vendere azioni fuffa ... ma l'importante è vendere e far carriera (no?).
E via col valzer delle scuse del tipo "siamo una banca solida ... non abbiamo problemi etc".
Mentre si tentava di coprire la voragine bancaria con un fazzolettino di carta, Consob e Banca d'Italia si giravano dall'altra parte per non vedere.
Il finale vede trionfare le banche che hanno fatto lo "sforzo" di avere solo la parte sana.
Come se non bastasse, i funzionari "lupi" delle due banche si sono travestiti da "agnelloni" di Intesa San Paolo, e probabilmente continueranno a perdere il pelo ma non il vizio.
Tutto apposto dunque. No?
Direi che alla luce di questo non faccio fatica a credere alla lettrice quando dice "credere nella Giustizia è diventato molto, molto difficile, quasi impossibile". E' e rimane impossibile, cara Flavia.
Molto probabilmente in un altro Paese più civile la cosa avrebbe preso una piega diversa, a favore dei risparmiatori (penso ad es. alle class action, che da noi sono solo di facciata).

Credo purtroppo, cara Flavia, che la lettera inviata ai politici cada nel nulla.
Per il semplice motivo che se qualcuno avesse voluto davvero fare qualcosa PRIMA, l'avrebbe fatto.
Ora è troppo tardi. Ed è persino patetico che i politici si proclamino adesso paladini dei risparmiatori, a babbo morto.

Mi spiace infonderle amarezza Flavia, ma mi dica forse se non ne ho motivo.

Con augurio di poter essere smentito.

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