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Clamoroso: in attesa di Antonino Cappelleri, trasferito a Milano su richiesta del Gip di Vicenza un filone dell'indagine sulla BPVi di Gianni Zonin. La risposta agli appelli dei soci?

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Martedi 30 Maggio 2017 alle 10:16 | 0 commenti

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La notizia apparsa oggi su Il Corriere del Veneto mette sotto una nuova luce la "visita" del 24 maggio presso la Procura di Milano dei sostituti procuratori di Vicenza Gianni Pipeschi e Luigi Salvadori che da oltre un anno indagano sul crollo della Banca Popolare Vicenza che ha azzerato il valore delle azioni di 118.000, 70.000 circa dei quali "ristorati" poi con 9 euro invece che con i 62.50 della valutazione pre crollo e per giunta con la spada di Damocle della tassazione su cui l'Agenzia delle Entrate non ha dubbi mentre la BPVi ha avanzato le sue contro deduzioni in un comunicato.

La notizia, infatti, è che i due pm vicentini non sono andati a Milano per scambi tecnici di informazione ma perchè, scrivono Andrea Priante e Federico Nicoletti, "anche la procura di Milano ha aperto un'inchiesta sulla Banca Popolare di Vicenza".

"Stando alle indiscrezioni trapelate fino a questo momento - aggiungono i colleghi del CorVeneto - , l'indagine si focalizza sul reato di ostacolo all'attività degli organi di vigilanza e sarebbe relativa a presunte manovre, compiute dagli ex vertici dell'istituto di credito, per mascherare alcune operazioni illecite agli occhi della Consob. A questo nuovo filone investigativo, trasferito a Milano per questioni di competenza territoriale (pare su indicazione del gip di Vicenza), sarebbe legata la «visita» al palazzo di giustizia del capoluogo lombardo, compiuta il 24 maggio dai sostituti procuratori di Vicenza Gianni Pipeschi e Luigi Salvadori, gli stessi che da oltre un anno indagano sul crollo di PopVicenza che ha travolto migliaia di risparmiatori. I due magistrati avrebbero infatti incontrato i colleghi del Primo dipartimento della procura di Milano che si occupano di diritto penale dell'economia, affari civili societari e reati fallimentari. L'indagine della procura berica, che pare ormai prossima alla chiusura, vede finora l'iscrizione sul registro degli indagati di nove persone (gli ex vertici dell'istituto, compreso l'ex presidente Gianni Zonin) accusati di aggiotaggio e - appunto - di ostacolo all'attività degli organi di vigilanza, oltre alla banca stessa alla quale si imputa una responsabilità di tipo amministrativo. A questo punto è probabile che, almeno in parte, gli stessi nomi compaiano anche nell'indagine appena avviata dalla procura di Milano".
Questa notizia, che potrebbe preludere a una svolta clamorosa nel caso di una non peregrina possibilità di richiesta di riunificazione delle indagini, che, ricordiamo il procuratore capo di Vicenza Antonino Cappelleri lo scorso anno aveva assicurato ai nostri microfoni che si sarebbero concluse entro maggio 2017 (domani?), fa da risposta a molte mail che ci sono giunte in questi ultimi mesi.

Tra queste ne scegliamo uan arrivataci proprio ieri e che descrive lo stato d'animo di chi in passato aveva ripsoto la sua fiducia nella banca vicentina.

 

Salve Direttore, mi è venuta voglia di scriverle nuovamente, l’'ho fatto già alcune volte e lei ha pubblicato un paio di mie mail. Sono quel Paolo di Torino a cui hanno rifilato azioni BPVi per la concessione di un mutuo tra l'’altro già promesso da un’'altra banca, senza neppure dirmelo. Lo hanno fatto ma molto dopo, a cose quasi fatte. Da più di un anno quasi giornalmente li riempio di reclami, con mail e lettere, al loro ufficio reclami, ai loro dirigenti, in filiale, ai loro uffici stampa, in sede centrale ecc. Sono come la gomma, rimbalzano. Mando sempre a loro copia di tutta la pubblicità negativa che gli faccio, comunicando il mio caso a giornali, TV, Politici, Comuni, Circoscrizioni, parrocchie, Forum e in molte altre parti. Se solo lo 0,01 % di questa pubblicità negativa raggiungesse potenziali loro futuri clienti che a causa di queste notizie desistessero dal diventarlo, probabilmente avrebbero un danno forse 100 o 1000 volte più grande di quello causato a me di poche migliaia di euro a cui loro non vogliono porre rimedio. Sono talmente stolti e incapaci che hanno anche preferito che io portassi via il conto da loro, l’'accredito pensione e che effettuassi la surroga del mutuo. Detto questo penso anche al Procuratore Cappelleri: indaga da molti mesi su una truffa conclamata e senza ombra di dubbio che tale sia. Migliaia di clienti spinti o costretti ad acquistare, finanziandole, azioni non quotate per avere fidi o mutui, questo quando c’è una legge la 2358 che lo vieta. Poi azioni supergonfiate di valore senza controllo, come fossero false, tipo banconote false, solo questo basterebbe ad annullare tutti i contratti. Addirittura la banca è stata multata per comportamenti scorretti dall’Antitrust e dalla Consob. Che altro deve succedere per risarcire totalmente tutti? Qualche persona in malafede asserisce che chi acquista azioni è consapevole del rischio. Certo ma la cosa è diversa se tale azioni te le impongono. Io perdo molto di più dal ribasso di altre azioni, ma lì nessuno mi ha obbligato ad acquistarle. Un discorso a parte per i Ponzio Pilato della Consob e di Banca d’'Italia, sono anch’'essi in parte responsabili, ma non fanno niente per aiutare le vere vittime di questa enorme truffa. Anzi vanno a rallentatore con le cause e gli arbitrati finanziari. Io ne ho uno in corso per questa faccenda alla Banca d’Italia dal giugno del 2016 . Ti vogliono praticamente stancare. Se la definiamo la Repubblica delle banane pensa, direttore, che sia esagerata la cosa? Concludo con il consiglio che ho dato più volte alla Banca: non hanno una sola possibilità su un milione di rifarsi una verginità, neanche cambiando nome; potranno resistere ma non a lungo. Visto che per avere i clienti che avevano ci hanno impiegato decine di anni, non ne possono aspettare altrett’anti, e non se li possono nemmeno cercare in Congo o in Somalia. A mio avviso esiste solo un patto con i vecchi clienti, pregarli, scusandosi, di rimanere ancora clienti della banca per un certo numero di anni da stabilire, poi sequestrare tutto il sequestrabile ai responsabili, familiari e prestanome, e infine restituire tutto ma tutto alla clientela derubata, anche ratealmente a breve e medio termine, iniziando dai più piccoli azionisti e dai più disagiati. Questo resta da fare, il resto è dabbenaggine, utopia e la fine della banca.
Cordiali saluti

Paolo 

 

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