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Cinque anni di giornalismo corsaro, un record per Vicenza

Di Alessio Mannino Sabato 26 Febbraio 2011 alle 00:15 | 0 commenti

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Da VicenzaPiù e Ovest-Alto Vicentino n. 208 in distribuzione da venerdì 25 febbraio 2011, al suo quinto compleanno (nella foto la copertina del n. 1, scarica da qui le pagine dell'articolo)

di Alessio Mannino e "chiosa" del direttore

2006, si parte con entusiasmo (e un po' d'ingenuità)

Cinque anni vissuti pericolosamente. VicenzaPiù nacque come settimanale per la "lucida follia" - così la chiamò in seguito lui stesso - di Giovanni Coviello, allora patron della squadra di volley cittadina. Editore che veniva dallo sport e non viceversa, assunse la direzione editoriale e impresse immediatamente al giornale il carattere che lo contraddistingue: irregolare, vivace, a volte umorale, ma sempre responsabile.

Il nucleo storico della redazione era presentato nel gracile ma eroico numero 1 del 25 febbraio 2006 con tanto di "faccine" disegnate dal grafico Ilario Toniello per ciascun componente: Luca Matteazzi (che veniva da una dura palestra di cronista nel Corriere del Veneto), Andrea Genito (collaboratore del Gazzettino, de Il Vicenza nonché di alcune radio e televisioni) e il sottoscritto (che come Toniello avevo fatto gavetta nel settimanale Vicenza Abc, chiuso circa un mese prima). Agli albori il nuovo giornale dalla fascetta rossa in prima pagina pareva timido, perché scontava la nostra inesperienza, era appesantito da pagine regionali ed economiche esterne e l'impaginazione e il disegno erano un po' spenti. Ma i pezzi, a detta di chi li leggeva, erano ben scritti, e in terza di copertina faceva già capolino la volontà di rendersi diversi con la rubrica VicenzaPiù Viva dedicata a nascite, matrimoni e lauree (di contro alla tradizionale, plumbea pagina dei morti). Seguirono via via le rubriche Donne, Scuola, Giovani e Aziende, e la prima inchiesta a più mani, nel quarto numero, sul far west di viale Vecchia Ferriera. Si aggiunsero poi i collaboratori fissi Giuliano Corà per il cinema (destinato a diventare una colonna portante nelle opinioni) e Giovani Magalotti per i libri. Ci si buttò presto a testa bassa nelle faccende della politica cittadina, vista soprattutto in funzione degli interessi economici che la condizionano specialmente in ambito urbanistico. Ma fioccavano anche i servizi su temi più pop come il business molto vicentino del sesso a pagamento e delle lap dance. Le prime "botte" assestate dal duo Matteazzi-Mannino riguardarono la mancanza di ossigeno nell'informazione locale monopolizzata dal Giornale di Vicenza (giugno) e battaglie di nicchia come il rilievo dato al referendum del 10 settembre per introdurre la democrazia diretta nello statuto del Comune. Il principio di fondo era dare voce a tutti ma soprattutto a chi ne aveva meno, senza mostrarsi ipocriti nell'edulcorare la propria. Quell'anno al governo della città c'era il centrodestra del sindaco Hüllweck, e VicenzaPiù gli faceva le pulci come deve fare un vascello corsaro nel mare grigio di un capoluogo di provincia. Si parlava al target degli addetti ai lavori, ad esempio con la serie di ritratti-interviste ai parlamentari vicentini firmati dal giornalista romano Pasquale Di Santillo, ma si cercava pure di agganciare il lettore comune desideroso di conoscere un punto di vista critico, spiazzante, stimolante. Di qui l'intervista doppia (idea mutuata dal programma "Le Iene") e il personaggio settimanale, entrambe rubriche orientate a scovare personalità outsider e ai margini della grossa stampa. Diversità era il nostro motto, e via allora con pagine di satira, con il bisturi affondato in casa leghista (l'inchiesta sugli autonomisti esterni e avversari del Carroccio, che ebbe una certa eco), con la ricerca di rappresentare realtà dimenticate (approfondimento sulla vita degli anziani vicentini, n° 39 del 16 dicembre), e con lo sguardo all'insù sentendo giornalisti nazionali, ma di razza berica, come Paolo Madron. Il primo anno si chiuse con l'arrivo di Tommaso Quaggio, incaricato di curare lo sport, e la consapevolezza, pur fra le difficoltà iniziali, di essere una squadra. Non sapevamo cosa ci attendeva...


2007, si fa sul serio (e diamo fastidio)

Assestatosi a 24 pagine, il settimanale riorganizzava la sua scansione interna raggruppando le pagine sportive nell'inserto VicenzaPiù Sport. L'occhio ai fatti nazionali trovava spazio nella rubrica "Sala stampa" (poi "Edicola"), riservata alla ripresa dai grandi media di un articolo originale e controverso, e abbellendo l'ultima pagina con citazioni divertenti o icastiche tratte dal torrente di dichiarazioni su giornali e tv. ViPiù accentuava la sua linea aggressiva mese dopo mese. Coniò la definizione, in seguito universalmente adottata, di "editto rumeno" per il nulla osta con cui l'allora premier Prodi rese pubblico il via libera del governo di centrosinistra alla base americana Ederle 2 (in quello stesso numero, il 42 del 20 gennaio, mi piace ricordare un'intervista grazie a cui ebbi l'onore di essere a tu per tu col compianto filosofo Franco Volpi). Si accapigliava, e giustamente, sulle lotte di potere andando a sfruculiare i potentati economici della città. Come quando si andò a intervistare, io e il direttore, un tormentato Marcello Cestaro della Unicomm (febbraio). Il costo di 50 centesimi ogni sabato in edicola e la pubblicità che si raccoglieva sudandosela giustificavano almeno un'informazione sociale nel senso più ampio della parola: come servizio al cittadino-lettore. Di qui il focus sulla precarietà, sulle imprese in crisi, su esempi di vitalità civica come il presidio contro la zincheria di Rosà e il tasto premuto su idee alternative. A febbraio la prima candelina fu festeggiata con un titolone forte in prima ("Mortadella alla vicentina", riferito ovviamente a Prodi) e con un editoriale della nuova firma Stefano Ferrio che si complimentava con i «raziocinanti sgobboni, ribaldi quanto basta» che ormai «avevano imparato il mestiere». E da marzo, in particolare, il via a inchiestone, magari ancora un po' rozze ma di peso, come lo sbugiardamento della truffa Tav (n° 52), la doppia puntata (n° 53-54) sui poteri forti con al centro Assindustria, le tresche d'affari intorno ad Aim (n° 56). In aprile la penultima pagina ospita una rubrica fra il serio e il faceto, dal longanesiano titolo "Carciofini sott'odio", con cui mi divertivo a prendere per i fondelli praticamente tutti. Intanto nel gruppo dei collaboratori entra perfino una vignettista: Valentina Rosset in arte "Felix".
A giugno fece scalpore una lettera di Giuliano Zoso, ex editorialista della Domenica di Vicenza e del Corriere del Veneto, che fece sobbalzare sulla sedia il direttore del Giornale di Vicenza, Giulio Antonacci, accusato di essere il timoniere di una specie di «pravda». Ci eravamo "guadagnati" qualche radicata antipatia, e ai potenti che si negavano ai nostri taccuini (Hüllweck, Calearo ai tempi capo dei confindustriali, la leghista Dal Lago presidente della Provincia) facevamo sapere cosa avremmo loro domandato nelle "interviste impossibili" (giugno). L'attenzione al tema dei salotti buoni e degli scontri di palazzo era il cavallo di battaglia che cavalcavamo forse con un poco d'incoscienza ma con sincera onestà, e costituisce ancor oggi il leit motiv d'elezione. Non mancava il gusto per l'ironia: cito come miglior scampolo lo spassoso paginone del 28 luglio coi "Simpsons vicentini" (Homer-Beppe Rossi, Reverendo Lovejoy-Nosiglia, Kent Brockman-Ancetti, Ned Flanders-Giuliari). A settembre entrano nel team, specializzati nello sport ma talvolta in azione in altri settori, Paolo Mutterle e Gianfranco Galanti. Le copertine si fanno più efficaci e succulente, come quella che spiattellava davanti al naso dei lettori una tagliata di carne a simboleggiare il taglio dei posti nei cda pubblici (6 ottobre, n° 74). Nello scorcio finale dell'anno ci si espande includendo notizie di Asiago, Bassano, Ovest e Alto Vicentino.


2008, andiamo forti come treni

Il 2008 si apre con il moltiplicarsi di collaborazioni: sia di giovani talenti (Andrea Alba, Giulio Todescan) che di opinionisti prestigiosi (Francesco Di Bartolo, Matteo Rinaldi, Alberto Belloni). Il primo numero, del 12 gennaio, spara due cartucce mica male: il retroscena sulla guerra fra Zonin della Banca Popolare Vicentina e gli Amenduni re dell'acciaio Valbruna, e la lente d'ingrandimento sull'influente ruolo della forzista Lia Sartori su nomine e appalti delle Asl venete. Zoso, aggiuntosi nel gruppo degli editorialisti, picchia duro su politica e informazione. E' un continuo crescendo: a gennaio il giramondo Daniele Binaghi comincia a scrivere vividi reportages dai quattro angoli del pianeta, Alba firma un profetico servizio sulle comunità montane destinate alla falce, nel n°90 chi scrive pubblica lo scoop sul famigerato "piano Borra" (con tutta probabilità all'origine della caduta del cda Aim di Rossi&co), a marzo Matteazzi sforna un'inchiesta sugli sfratti, ad aprile, una settimana prima del doppio voto per le comunali e le politiche, il nostro è il giornale distribuito in occasione della calata a Vicenza di uno straripante Beppe Grillo ed è l'unico che senza fare la verginella fa "outing" mettendo nero su bianco le preferenze elettorali di coloro che vi scrivono. A maggio il buon Luca fa luce sullo scempio delle cave in provincia, a giugno intervisto Gianni Giglioli, ex advisor e allora assessore del neo-sindaco Variati, che per la prima volta consegna la sua verità all'opinione pubblica sull'affare Aim-Marghera. Alba cucina per bene le cooperative, che paiono aver perduto l'antico rispetto per i lavoratori, e a giugno, dopo la morte dello scrittore Mario Rigoni Stern, Corà gli dedica uno struggente e penetrante ricordo. Aim continua a tenere banco e diamo due pagine a una lunga intervista all'ex presidente Rossi («sono stato usato», era la sua tesi). Arriva l'estate, io scrivo una sorta di sarcastico addio all'ex primo cittadino Hüllweck ("il segretario particolare del segretario particolare", ossia del ministro Bondi fedelissimo di Berlusconi) e l'ultimo "carciofino". Al rientro dalle ferie la svolta grafica. Potenziata la parte pubblicitaria, l'aspetto diventa più gradevole, il colore dominante, la titolazione più grande e squillante, la carta di migliore qualità. La prima pagina viene rivoluzionata: abolito il fondo in alto a sinistra, sostituito da un corsivo non firmato in taglio basso ("Ciacole"); la testata da rossa passa a blu; direttore responsabile diventa Matteazzi, garanzia d'equilibrio. A pagina 3 ora c'è sempre un biagista "fatto" in primo piano, alla rubrica denominata "popcorn" di Corà e Magalotti si affianca la "movida" (musica e spettacoli) affidata alla scrupolosa Francesca Danda, in penultima un "botta e risposta", tipo questionario di Proust, a un personaggio noto. La sezione opinionistica è suddivisa a rotazione fra le quattro firme di punta, una a settimana (Corà, Di Bartolo, Rinaldi e Belloni), e la rubrica fissa, nuova di zecca, inventata per dare sfogo alla vena polemica del sottoscritto ("Dalla parte del torto"). Le pagine salgono a 32, si tenta di aumentare il volume delle informazioni utili, delle curiosità e delle notizie di servizio con l'inserto "L'Altro tempo", con due pagine settimanali sui quartieri, e con gli speciali commerciali. Seguitiamo a mettere a segno buoni colpi: Casarini intervistato dà la sua visione di no-global federalista (n° 120), Matteazzi è autore di una memorabile inchiesta sulla "provincia di cemento" (n° 123), lo sport s'irrobustisce con un altro giovane, Francesco Cavallaro, il fotografo Marco Zorzanello porta in dote bellissimi reportages visivi (il primo sui campi nomadi, a dicembre). Andiamo come treni.

 

2009, fra consolidamento e continuità

Pur con tutti i nostri limiti, le divergenze interne (quanti altri giornali possono permettersele?), le continue resistenze a pressioni inaccettabili, che aggravano l'asfissia del mercato pubblicitario, il giornale all'alba del 2009 ha ormai una solida fama di indipendente e simpatica canaglia, guadagnandosi un suo posto nel panorama vicentino. Facciamo il possibile per non lasciarci sfuggire un rumor, un non-detto o un'iniziativa fuori dai canoni e ci costruiamo un'analisi, un'inchiesta, un affondo. La presunta "congiura dei pazzi" della corrente più moderata del Pd contro Variati la registriamo seduta stante tramite il discolo consigliere comunale Luca Balzi (gennaio), la provocatoria campagna contro Palladio dei giovani architetti la sottolineiamo con soddisfazione, a febbraio bocciamo con largo anticipo le mire assessorili di Claudio Cicero scopertosi contrario al Dal Molin americano e contemporaneamente iniziamo a segnalare i sintomi della crisi del movimento No Dal Molin. Il terzo anno di vita (n° 138) viene salutato con una testata web, Vicenzapiu.com, rinnovata e maggiormente interattiva, che oggi, quotidianamente aggiornata, costituisce il fiore all'occhiello di VicenzaPiù (pur avendo una gestione distinta insieme alle quattro consorelle Schiopiu.com, Thienepiu.com, Montecchiopiu.com e Bassanopiu.com). Le incursioni delle nostre penne all'arrabbiata spaziano dall'Aim di Fazioli ("Quel gran pezzo dell'Emilia") alla denuncia delle presenze mafiose (Guidotto dell'Osservatorio Veneto Antimafia, Italia dei Valori con Carlo Rizzotto), il direttore Matteazzi si spinge fino a suggerire un ritorno all'agricoltura come antidoto alla crisi economica, si cerca di smuovere le acque stagnanti del dibattito pubblico descrivendo Vicenza come una "vecchia babbiona" senza giovani audaci. A luglio si chiude la prima metà dell'anno intervistando Marco Travaglio sul berlusconismo sempre più impudico e tracotante e mandando in stampa un "Appello alla dignità", mio e del freelance Marco Milioni, che vuol essere un contraltare di pura contrarietà alla base americana rispetto al mercanteggiante "Patto per Vicenza" di Alifuoco e soci.
La galoppata è stata talmente a perdifiato che quando torniamo in edicola a settembre ci presentiamo un po' smagriti (16 pagine), ma sempre combattivi. Il 12 di quel mese riveliamo, grazie a una fonte anonima, che in privato il presidente della Provincia, Titti Schneck, non è per niente favorevole alla Ederle bis, smentendo così la posizione ufficiale del suo partito, il Carroccio. L'interessato non fa una piega, ma neppure smentisce. Alba in ottobre disegna la mappa delle zone a rischio frane e alluvioni: letto adesso, fa impressione. Alcune rubriche se ne vanno, altre arrivano: hobby, finanza&mercati, fiabe (a cura di un nostro affezionato lettore, il professore Roberto Amato). Milioni, "testa calda" dell'informazione sotto i Colli Berici con il suo rovente blog "La Sberla", si aggiunge al gruppo.

 

2010-2011, la nave pirata è ancora in mare

E siamo a un anno fa. Fra le aziende che secondo gli inquirenti sono coinvolte nel giro di fatture false del "sistema Ghiotto" di Arzignano c'è la Arco, un'immobiliare in cui è presente il dominus privato dell'autostrada Brescia-Padova, Rino Gambari. Ebbene, il 30 gennaio 2010 uscì un nostro articolo che spiegava il ruolo di questa società nel business autostradale. Come di regola, nessuno si scompose. Questo per dire come nel clima di una cittadina di provincia come Vicenza la reazione abituale di fronte a fatti scomodi, imbarazzanti o semplicemente sgraditi, è il muro di gomma. Non ce ne siamo mai fatti un problema, e abbiamo continuato a scandagliare i bassifondi delle notizie. Un filone che abbiamo seguito parecchio fu appunto quello del concia-gate, definito da Milioni come un vero e proprio "sistema" di corruzione (aprile). Nel frattempo riportiamo come evento significativo, dopo la presa della Bastiglia di Assindustria da parte di Roberto Zuccato, l'avvicendamento alla direzione del quotidiano assindustriale GdV fra Antonacci e Ario Gervasutti. Intervistato nel n° 190 a inizio maggio, il nuovo direttore promette che il suo non sarà un giornalismo scritto fra le righe, cioè per pochi, poichè «fra le righe ci dev'essere solo uno spazio bianco». Oggi quelle parole, a nostro parere, attendono ancora di trovare totale compimento.
Non siamo teneri con l'amministrazione Variati (vedi il dito puntato contro l'inciucio fra Comune di sinistra e Provincia di destra sui centri commerciali all'ex Cis e nel nuovo stadio previsto a Vi Est, n°192) né ci creiamo patemi d'animo a criticare pesantemente i no-base se lo riteniamo giusto (la mia lettera aperta contro il Parco della Pace del luglio scorso, che ha molto stizzito il Presidio). Frattanto Coviello assume con rinnovata determinazione la direzione responsabile e consegna quella editoriale a Matteazzi, preparando il ritorno post-agostano con un'edizione non più settimanale ma quindicinale. La crisi c'è per tutti, e si fa quel che si può, ma decidiamo di non abbandonare l'edizione cartacea e potenziamo, aprendolo a tutti ancora di più, il web. Caporedattore è Enrico Soli, che viene dal Gazzettino. Lui e Milioni, con gli editorialisti Paolo Mele Senior e Renato Ellero, forniscono energie fresche con cui continuare l'avventura, che a ottobre si estende con appositi inserti ad Arzignano-Montecchio e successivamente all'Ovest e all'Alto Vicentino (per il quale torna in pista anche Genito). Il resto, come si suol dire, è storia degli ultimi mesi (ricca di inchieste taglienti sulla "cricca" veneta, sul Vicenza Calcio, su Aim-Ecoveneta, di ficcanti flash sul mondo del lavoro a firma di Langella, di spazi più soft come le pagine sulla "vicentinità" e di opinioni raccolte nelle rubriche Ground Zero e Outsider). Conclusione, molto personale. Se dovessero chiedermi qual è per me il senso di VicenzaPiù, risponderei con questa parola: rottura. Ha rotto gli schemi, dimostrando che non ci dev'essere per forza una cordata politicamente orientata per dare vita a un newsmagazine a Vicenza. Ha rotto certe uova nel paniere, facendo nomi e cognomi di centrali di potere e di consenso giudicate, documenti alla mano, troppo invasive e pervasive. Avrà rotto quindi le scatole a molti, ma in modo doverosamente bipartisan.
Alessio Mannino

 

... e senza preconcetti e scelte di campo. Se, però, VicenzaPiù è ancora qui, nonostante tutto, superando la soglia dei cinque anni con lo sguardo rivolto in avanti, col doppio delle copie, almeno 10.000 diffuse a numero, e con oltre 110.000 utenti unici al mese sul web, vuol dire che questa città e questa provincia hanno bisogno di media senza referenti che non siano i lettori. Grazie a voi, quindi, e agli inserzionisti, "coraggiosi" ma gratificati dai nostri stessi lettori, una comunità variegata ma amante della libertà in tutte le sue pur contrastanti sfaccettature. Grazie per i nostri primi 5 anni. E arrivederci ai prossimi.
Il direttore

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