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Zaia chiede a VicenzaPiù 410.000€ di danni per inchiesta su formazione in Veneto, clan Romano e Donazzan: W autonomia... stampa. Ripartiamo da interrogazione Bozza su Irigem

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Mercoledi 18 Ottobre 2017 alle 21:00 | 0 commenti

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Pochi giorni fa ci arrivano tre buste verdi, una indirizzata personalmente al sottoscritto, Giovanni Coviello, un'altra sempre a me ma come giornalista e direttore responsabile del network VicenzaPiù, la terza a Media Choice srl, editrice di VicenzaPiù, di cui sono amministratore unico. Temo l'ennesima multa per il parcheggio fuori limiti orari in Viale Milano (ragione vera, essendo fantasiosa quella delle pressioni altrui, per cui siamo andati via da lì per approdare nella redazione, che fu la prima, di Strada Marosticana n. 3 con tanto di parcheggio libero e non multabile) ma la busta, anzi le tre buste sono grandi per cui la multa stavolta, tremo, sarà proporzionalmente galattica e tale da affossare definitivamente me, il giornale e l'editore.

Apro con l'apprensione con cui si aprivano le buste con le domande milionarie (in lire, altri tempi) n. 1, 2 e 3 di Lascia e Raddoppia, tiro fuori la multa e... alleluia, non è una multa. È solo la richiesta da parte della regione Veneto di 410.000 euro di danni che avrei arrecato alla futura autonoma regione e a tre dei suoi dirigenti o funzionari che siano, controllerò, oggetto anzi soggetti della nostra inchiesta sui fondi della formazione gestiti dal cosiddetto Clan Romano (la cui figura apicale, Santo Romano, è anche lui tra i "danneggiati").

Il clan, però, da quando ci inviò 12 diffide fotocopia l'una dell'altra ma con dodici firme diverse, ufficializzò la sua esistenza sotto le ali dell'assessore alla Formazione, appunto, Elena Donazzan, santa donna lei di sicuro.

Aperte le buste ed escluso il dramma delle mega multe da pagare subito, tiro anche un ulteriore sospiro di sollievo appena leggo che il danno richiesto sarebbe di soli 410.000 euro. Cosa volete che mi spaventi il 41% del milione o anche più che il presidente pro tempore della Fondazione Roi, allora tal Gianni Zonin, mi chiese anche se la Roi attuale continua a pagare l'avvocato solo per costringermi a pagare il mio, penso, visto che le accuse non sono non erano "dannose" ma se sollevate prima da chi di dovere avrebbero salvato la Fondazione. 

Tirato il sospiro di sollievo, mi metto ora in attesa di sapere cos'altro succederà, prima, però, che a me, che "investigo" da giornalista senza freni, magari agli "investigati" da ben altri indagatori visto che di fascicoli al loro riguardo in Procura di Venezia pare (il "pare" è giornalistico) che non ci sia carenza anche perché almeno uno è nato dal dossier presentato proprio dal governatore Luca Zaia per dovere di ufficio e, spero, di coscienza dopo gli atti per lui raccolti da Sergio Berlato, il grande accusatore del sistema Galan.

Risollevato, mi auto flagello, però, e ringrazio le tre buste verdi e chi le ha spedite perché dal 10 agosto 2017 ero stato costretto dall'eccesso di lavoro su altri fatt(acc)i a trascurare il materiale raccolto sul sempre più ufficiale clan Romano (non "de Roma", ché in tempi di referendum l'equivoco sarebbe pubblicità politica, ma sul clan che da Santo Romano prende il nome) e da oggi, se non altro per raccogliere la sfida e dimostrare che la stampa può sbagliare ma non si deve piegare alle pressioni, riprendo a svolgere la matassa e pubblico la settima puntata di quanto ci risulta.

In attesa che Venezia si muova qualcosaltro...  .

Ebbene ricostruiamo qualche antefatto e ripartiamo.

Nell'ambito della nostra inchiesta, scrivemmo il 10 agosto, sulla «formazione in Regione Veneto, il presunto "Clan Romano" ed Elena Donazzan. 700 mln dei fondi pubblici 2007-2013 in "mano" a consulenze private..», «ci sono arrivate a fine febbraio, ve lo abbiamo raccontato, ben 12 "diffide" a non pubblicare più e a "cancellare" quanto già pubblicato con tanto di riferimenti documentali ai nomi e ai fatti riferiti». Ne avevamo preso atto e... avevamo proseguito, dopo aver compiuto alcuni passi a tutela nostra e della prosecuzione del nostro lavoro per i lettori e i cittadini veneti, con l'articolo «La formazione in Regione Veneto: il, non più, presunto Clan Romano fa "risparmiare" sui controlli dei rendiconti e i fornitori dei CFP appartengono ai CFP. Come per l'Irigem degli Jannacopulos di Rete Veneta fan di Donazzan» pubblicato il 17 marzo. Poi, a parte un suo aggiornamento del 28 maggio scorso, avevamo rallentato lo studio delle carte, la base imprescindile di ogni nostro lavoro, e avevamo, poi, pubblicato il 10 agosto, appunto una nuova puntata col titolo "Formazione in Regione Veneto, il 'complotto': per i corsi IPEA di Bassano trasferiti a IRIGEM tornano in scena Romano e Donazzan".

L'interrogazione regionale dell'ex consigliere ex leghista Santino Bozza sulla gestione dei fondi per la formazione destinata ad Irigem di proprieà della famiglia Jannacopulos
                                                                           I parte
Siamo ora agli inizi di primavera del 2015, in piena tensione per le vicine elezioni regionali, e Santino Bozza, che prima della scissione con la Lega, veniva chiamato il "Bossi della Bassa Padovana", riceve nei suoi uffici veneziani, un dossier che punta il dito sulla gestione "particolare" dei finanziamenti pubblici destinati all'Ente di formazione Irigem di Rosà, di proprietà della famiglia Jannacopulos a cui fa capo anche un "impero" di tv tra cui, allora, Rete Veneta e ora anche Antenna 3.

Nel fascicolo viene dipinto uno schema di utilizzo delle risorse regionali destinate alla formazione professionale, in cui Irigem, non avrebbe applicato le norme di gestione delle risorse pubbliche per acquisire le forniture per le proprie attività scolastiche.

A questo punto, in data 20 maggio 2015, il Consigliere regionale trasmette, alla Giunta regionale del Veneto e all'assessore Elena Donazzan, un interrogazione immediata a risposta scritta dal titolo incandescente: "Croazia e Rete Veneta le casseforti dei fondi pubblici comunitari, nazionali e regionali della formazione in Veneto".

L'istanza di chiarimenti alla Giunta Zaia riguardava la gestione e il controllo dei fondi destinati ai corsi per giovani in obbligo scolastico e disoccupati, dal 2008 al 2014, da parte della Scuola di riferimento della Famiglia Jannacopulos.

Bozza indica - nella sua esplosiva interrogazione - che i corsi sarebbero oggetto di gravi irregolarità nell'acquisizione di forniture per lo svolgimento delle attività scolastiche. Irigem avrebbe ottenuto forniture per l'affitto di locali scolastici, noleggio di attrezzature e apparecchiature informatiche, nonché promozione televisiva, da parte delle Società Immobiliare Arcobaleno srl (cassaforte della famiglia Jannacopulos), Teleradiodiffusione srl (alias Rete Veneta), Gufo.it srl e Guida Corsi srl, riconducibili sempre alla stessa famiglia Jannacopulos per un importo indicativo di quasi un milione di euro all'anno.

Traendole dai documenti in suo possesso il consigliere Bozza segnalava quelle che indicava chiaramente come delle gravi irregolarità nei Bandi di approvvigionamento delle forniture, sia nei contenuti, che nelle modalità amministrative, in cui addirittura venivano acquisite a "noleggio" strumentazioni informatiche obsolete e fuori mercato. Due i particolari dell'interrogazione regionale: l'acquisto, l'anno precedente, a gennaio 2014, di una storica discoteca dismessa a Rovigno (Croazia) per circa 850.000,00 € e il secondo, il finanziamento-garanzia di Immobiliare Arcobaleno a Rete Veneta e società controllate per circa 1.820.000,00 €. L'interrogazione di Bozza si chiudeva puntando il dito sui meccanismi di controllo e le relative procedure di valutazione da parte degli uffici regionali. La risposta a Bozza da parte dell' Assessore Donazzan arrivava, attraverso la stampa, annunciando la costituzione di una Commissione di controllo, senza specificare chi sarebbe andato a controllare e su cosa si sarebbero effettuati i controlli. Ma su questo torneremo nei prossimi capitoli.


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