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Carlo Messina di Intesa Sanpaolo a VicenzaPiù: i soci BPVi sono stati feriti dolorosamente, non mi esprimo sulle "persone per bene nel Cda ma quello che è successo qui è incredibile"

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Martedi 7 Giugno 2016 alle 18:04 | 0 commenti

Proprio nel giorno in cui abbiamo "lanciato" il nostro eBook, che a breve sarà disponibile anche nella versione stampata, con un titolo "Vicenza. La città sbancata" e un sommario ("quello che dovevi sapere sulla Banca Popolare di Vicenza noi lo abbiamo scritto. Da sempre"", che si autodescrivono, a Vicenza, anzi per la precisione ad Altavilla, a Carlo Messina, Ad e Ceo di Intesa Sanpaolo, è stato conferito l'Excellence Master in Finance dal Cuoa presieduto da Matteo Marzotto, che, presidente confermato anche della Fiera di Vicenza, è membro proprio del Cda della BPVi che ha appena reso simile a carta straccia 105 milioni di azioni passate da circa 6,5 miliardi di euro di valore a 10,5 milioni col Fondo Atlante che è dovuto correre in suo soccorso per sottoscrivere ben 15 miliardi di azioni, un numero da Germania post bellica, a 10 centesimi l'una.

Molto interessante è stata la "laudatio", una sorta di lectio magistralis, dell'Ad Messina, per altro già professore universitario e che per l'ex giovane Marzotto col suo successo sarebbe "la dimostrazione che in Italia c'è ancora spazio per i giovani"...

E molto chiare, pur se espresse ovviamente con un linguaggio prudente e misurato, ci sono parse le sue risposte alle varie domande poste dai colleghi in sala e anche da alcuni imprenditori, molte delle quali facevano riferimento ai due flop finanziari che hanno scosso il Veneto e, soprattutto, Vicenza, quelli della Veneto Banca e della Banca Popolare di Vicenza.

A seguire vi renderemo disponibile l'intera registrazione dell'intervento di Carlo Messina, ma qui vi proponiamo il video delle sue due risposte alle nostre due domande, già anticipate via twitter in tempo reale  e poi riprese dalla nostra breve cronaca.

Le prima delle nostre due domande verteva sul tempo che occorrerà al nostro territorio, sia pure più ricco e attivo di altri, come sostenuto in precedenza dal neo dottore honoris causa, per assorbire gli effetti da manovra finanziaria che è toccata al Vicentino e al Trevigiano con una perdita compessiva valutata da più fonti come prossima a 20 miliardi di euro.

La seconda si basava sulla più che condivisibile affermazione di Messina che valore aggiunto del servizio di una grande banca, in particoalre di Intesa Sanpaolo, è quello di poter contare anche ai suoi vertici su "persone per bene", per cui ci veniva spontaneo chiedere su quanto avesse pesato sul "crack" di fatto delle due Popolari la possibile "carenza" di persone per bene.

Se alla prima domanda Messina, pur confermando la sua fiducia nella capacità di reazione del territorio, osservava come la ferita per i risparmiatori sia stata grande e dolorosa, alle seconda questione posta rispondeva, in sostanza, ribadendo i valori da buon padre di famiglia che deve avere un amministratore di banca e, pur dichiarandosi non in grado, ovviamemte, di poter esprimere valutazioni sulle "persone per bene" nei due Cda delle due ex Popolari il suo giudizio diventava secco quando affermava: "certo che è incredibile quello che è successo quì".


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"La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme...".

Purtroppo, come molte altre volte succede in questo Bel Paese mal gestito, avviene il contrario.
La vicenda delle banche venete è purtroppo nota e non stanno nemmeno più in piedi gli alibi che vogliono colpevolizzare i soci ("se la sono cercata loro perché sapevano che era rischioso ... volevano fare gli squali e adesso piangono miseria ...") perché è stato dimostrato che non è così; il prezzo delle azioni è stato taroccato ed è una truffa bella e buona che le banche hanno fatto ai loro sottoscrittori.
Raggirati da funzionari bancari senza coscienza pilotati a loro volta dai direttori senza scrupoli, che sapevano benissimo di vendere azioni fuffa ... ma l'importante è vendere e far carriera (no?).
E via col valzer delle scuse del tipo "siamo una banca solida ... non abbiamo problemi etc".
Mentre si tentava di coprire la voragine bancaria con un fazzolettino di carta, Consob e Banca d'Italia si giravano dall'altra parte per non vedere.
Il finale vede trionfare le banche che hanno fatto lo "sforzo" di avere solo la parte sana.
Come se non bastasse, i funzionari "lupi" delle due banche si sono travestiti da "agnelloni" di Intesa San Paolo, e probabilmente continueranno a perdere il pelo ma non il vizio.
Tutto apposto dunque. No?
Direi che alla luce di questo non faccio fatica a credere alla lettrice quando dice "credere nella Giustizia è diventato molto, molto difficile, quasi impossibile". E' e rimane impossibile, cara Flavia.
Molto probabilmente in un altro Paese più civile la cosa avrebbe preso una piega diversa, a favore dei risparmiatori (penso ad es. alle class action, che da noi sono solo di facciata).

Credo purtroppo, cara Flavia, che la lettera inviata ai politici cada nel nulla.
Per il semplice motivo che se qualcuno avesse voluto davvero fare qualcosa PRIMA, l'avrebbe fatto.
Ora è troppo tardi. Ed è persino patetico che i politici si proclamino adesso paladini dei risparmiatori, a babbo morto.

Mi spiace infonderle amarezza Flavia, ma mi dica forse se non ne ho motivo.

Con augurio di poter essere smentito.

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