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Caritas, "Io, l'altro: storie di confini, identità e relazioni". Sabato 20 maggio incontro sulla diversità, fra silent play, testimonianze e condivisioni

Di Redazione VicenzaPiù Venerdi 19 Maggio alle 10:55 | 0 commenti

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Si tiene sabato 20 maggio l'annuale incontro diocesano di riflessione sulla sofferenza e le relazioni organizzato dalla Caritas diocesana vicentina. Tema di questo terzo anno, la diversità in tutte le sue declinazioni. L'appuntamento, dal titolo "IO, L'ALTRO: storie di confini, identità e relazioni" si tiene dalle 9 alle 12 presso i Missionari Saveriani in viale Trento 119 a Vicenza e si rivolge a tutti quei volontari, gruppi, associazioni e singoli cittadini interessati a costruire relazioni e percorsi di prossimità in particolare nella sofferenza psichica. L'appuntamento prevede la condivisione di esperienze sulla profondità delle perdite di senso, individuali e collettive, che stiamo vivendo nelle nostre comunità.

"La diversità - spiega la coordinatrice della commissione Caritas dedicata alla sofferenza psichica, fatica nelle relazioni e comunità cristiana, Serena Bimbati - ci sfida e ci tocca in tutti gli aspetti della nostra quotidianità: dalla famiglia al luogo di lavoro, dagli amici al volontariato e incide nelle relazioni che persona e comunità costruiscono al loro interno. Con questo appuntamento vogliamo offrire uno spazio per sperimentare in prima persona, partendo dall'esperienza di riconoscimento della propria diversità e di quella dell'altro, per interrogarci e interrogare sulle nostre capacità di riconoscere le differenze. Vogliamo approfondire a che punto è la nostra capacità di incontrare l'altro: molto spesso infatti si preferisce la logica dello scontro, dell'espulsione o, al suo opposto, dell'integrazione intesa come la totale assimilazione dell'altro, ma la diversità che allontaniamo nell'altro è la stessa diversità che abita in noi stessi e che abbiamo grandi difficoltà a riconoscere, accogliere e soprattutto amare".

Il tema verrà affrontato utilizzando da un lato lo strumento del silent play e dall'altro ascoltando la testimonianza di chi si occupa della diversità più evidente oggi: quella culturale. I partecipanti all'incontro sperimenteranno in prima persona la propria diversità e quella dell'altro, condizione essenziale per una crescita dell'individuo e della comunità. Il programma della mattinata prevede un intervento introduttivo del direttore della Caritas Vicentina don Enrico Pajarin, a cui seguirà il silent play della Piccionaia "Memorie del nostro fugimento - partire è un po' morire?" di Carlo Presotto e Diego Dalla Via, con Diego Dalla Via, Valentina Dal Mas, Paola Rossi e Matteo Balbo; grazie al silent play sarà possibile vivere in prima persona l'esperienza di chi fugge e di chi assiste per capire in presa diretta quali sono i segni, i gesti, gli oggetti che differenziano gli "altri" da "noi". Al silent play seguirà un momento di condivisione e testimonianze di forme diverse di diversità. Seguirà l'intervento di padre Reynaldo Roman, collaboratore del progetto Caritas che si occupa dell'accoglienza nelle parrocchie e dell'accompagnamento di persone richiedenti protezione internazionale.

La Commissione Sofferenza Psichica, Fatica nelle relazioni e Comunità Cristiana. Sono sette i servizi segno della Caritas diocesana che fanno parte della Commissione Sofferenza Psichica, Fatica nelle relazioni e Comunità Cristiana: gli spazi di ascolto per le coppie e per il sostegno educativo per i genitori, lo sportello di sostegno psicologico, quello per le dipendenze e la compulsività, i gruppi di auto mutuo aiuto per il disagio psichico Davide&Golia di Malo e Piazzola sul Brenta, i gruppi di auto mutuo aiuto per il lutto, la solitudine e l'esperienza del limite. Ai lavori della commissione partecipano anche una counselor filosofica ed il Gruppo Giovani. Nel 2016 questi servizi hanno incontrato 221 persone, il 62% delle quali erano donne (a conferma della miglior capacità del femminile di chiedere aiuto); 47 volte su 100 le persone incontrate arrivavano ai servizi per la prima volta, mentre il 53% delle persone era già stato seguito in passato dai servizi Caritas. Ciascun servizio-segno intercetta fasce di popolazione differente e questo emerge anche dai dati relativi all'età: il 62% delle persone aveva più di 51 anni, il 21% fra i 41e i 50, il 12% fra i 31 e i 40 e solo il 5% fra i 18 e i 30 anni. Quanto allo stato civile, celibi e nubili rappresentavano ben il 41% delle persone incontrate, seguiti dal 29% di coniugati e il 14% da vedovi, il 16% divorziati o separati. Interessante anche il dato sulla situazione abitativa: il 30% vive solo, un altro 30% con la famiglia di origine, il 17% coppia con figli, il 9% coppia senza figli, il 7% con persone non parenti (condizione più tipica dei migranti e del mondo maschile), il 4% solo con figli (esperienza più del femminile) ed il 2% con persone parenti.


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"La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme...".

Purtroppo, come molte altre volte succede in questo Bel Paese mal gestito, avviene il contrario.
La vicenda delle banche venete è purtroppo nota e non stanno nemmeno più in piedi gli alibi che vogliono colpevolizzare i soci ("se la sono cercata loro perché sapevano che era rischioso ... volevano fare gli squali e adesso piangono miseria ...") perché è stato dimostrato che non è così; il prezzo delle azioni è stato taroccato ed è una truffa bella e buona che le banche hanno fatto ai loro sottoscrittori.
Raggirati da funzionari bancari senza coscienza pilotati a loro volta dai direttori senza scrupoli, che sapevano benissimo di vendere azioni fuffa ... ma l'importante è vendere e far carriera (no?).
E via col valzer delle scuse del tipo "siamo una banca solida ... non abbiamo problemi etc".
Mentre si tentava di coprire la voragine bancaria con un fazzolettino di carta, Consob e Banca d'Italia si giravano dall'altra parte per non vedere.
Il finale vede trionfare le banche che hanno fatto lo "sforzo" di avere solo la parte sana.
Come se non bastasse, i funzionari "lupi" delle due banche si sono travestiti da "agnelloni" di Intesa San Paolo, e probabilmente continueranno a perdere il pelo ma non il vizio.
Tutto apposto dunque. No?
Direi che alla luce di questo non faccio fatica a credere alla lettrice quando dice "credere nella Giustizia è diventato molto, molto difficile, quasi impossibile". E' e rimane impossibile, cara Flavia.
Molto probabilmente in un altro Paese più civile la cosa avrebbe preso una piega diversa, a favore dei risparmiatori (penso ad es. alle class action, che da noi sono solo di facciata).

Credo purtroppo, cara Flavia, che la lettera inviata ai politici cada nel nulla.
Per il semplice motivo che se qualcuno avesse voluto davvero fare qualcosa PRIMA, l'avrebbe fatto.
Ora è troppo tardi. Ed è persino patetico che i politici si proclamino adesso paladini dei risparmiatori, a babbo morto.

Mi spiace infonderle amarezza Flavia, ma mi dica forse se non ne ho motivo.

Con augurio di poter essere smentito.

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