Rassegna stampa | Categorie: Banche

BPVi, lungo consiglio su azione di responsabilità e all'uscita il silenzio. Veneto Banca, primi passi verso l'aumento, sindacati critici

Di Rassegna Stampa Mercoledi 11 Maggio 2016 alle 08:13 | 0 commenti

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Popolare di Vicenza, l’azione di responsabilità scuote il consiglio. Quasi sei ore di riunione, ieri pomeriggio, e all’uscita la consegna del silenzio. Bastano probabilmente questi due elementi per rendere evidente quale debba esser stato il tenore della discussione sull’incarico a un consulente legale che metta insieme gli elementi su cui costruire la proposta di azione di responsabilità sulla passata gestione Bpvi, da portare poi in approvazione alla prossima assemblea degli azionisti, quella che dovrebbe certificare il passaggio del controllo al Fondo Atlante. Da quel che si capisce, in via Battaglione Framarin nessuna decisione e qualche passo avanti. E che in cda la divisione sia verticale paiono esserci pochi dubbi.

Insomma, l’ultimo pezzo di strada prima dell’arrivo di Atlante rischia di farsi tutta in salita. E a riaprire le ferite dell’aumento di capitale ci ha pensato ieri Unicredit. L’amministratore delegato Federico Ghizzoni è tornato a parlarne, commentando la trimestrale: «Abbiamo fatto una presentazione al cda, su quale è stata la posizione di Unicredit dal giorno uno all’ultimo giorno». Ghizzoni ha ripetuto la linea, scaricando tutto su Vicenza: «La nostra era un’operazione di mercato per cui avevamo firmato un pre-underwriting agreement (un accordo preliminare, ndr) non una garanzia. Le condizioni previste dal giorno uno non si sono realizzate e quindi noi non avremmo avuto la necessità di chiudere l’operazione, avendo la possibilità di esercitare clausole che era nel nostro diritto esercitare. Non l’abbiamo mai detto al mercato, perché siamo gente responsabile: se l’avessimo detto un mese fa potete immaginare quali sarebbero state le conseguenze sul sistema». Intanto, in prospettiva già si ragiona con Atlante. Che avrebbe dato l’incarico ad un cacciatore di teste di selezionare il nuovo cda. A cui si aggiungono indicazioni, lanciate ieri sera dal quotidiano on-line VeneziePost, che vedrebbero il già direttore di Popolare di Vicenza, Luciano Colombini dato in predicato per tornare a Vicenza. Si vedrà. Intanto, sul fronte Veneto Banca, si chiariscono gli elementi del percorso che attende il nuovo cda guidato da Stefano Ambrosini. Primo passo, dopodomani, la visita a Francoforte dei nuovi vertici in Bce. Poi, lunedì, il cda che dovrebbe ridare il via libera al piano industriale del direttore generale Cristiano Carrus, di recente rivisto con il precedente cda. A seguire il via al premarketing, slittato a giovedì 19, primo passo dell’aumento di capitale da un miliardo; la forchetta di prezzo è attesa a fine mese, l’offerta delle azioni in partenza a inizio giugno e la quotazione a fine giugno. Indiscrezioni ieri davano quattro banche interessate alla partita Veneto Banca, tra cui in prima battuta Ubi e Bper, con colloqui intorno all’aumento di capitale tra gli advisor che coinvolgerebbero già Atlante. Interesse per altro smentito da fonti vicine a Ubi, che archivierebbero tutto come il tentativo di tirar in ballo la popolare sulle operazioni di fusione. L’altro passaggio nell’immediato potrebbe essere il primo incontro tra i nuovi vertici e i dipendenti dell’ex popolare, sabato. Rilevante, anche perché i rapporti con i sindacati, schieratisi apertamente in assemblea con il cda uscente guidato da Pierluigi Bolla restano tesi. Lo mostra la nota unitaria di Fabi, First-Cisl, Cgil, Uilca e Unisin dell’altro ieri: «La vera sfida per questo nuovo cda - vi si legge - è di non disattendere gli obiettivi di risanamento della banca». E ancora che la fiducia dell’assemblea dovrà tradursi nella sottoscrizione dell’aumento di capitale «per raggiungere almeno la quota del flottante» per la quotazione. «Data la brevità del tempo a disposizione - concludono i sindacati - il nuovo cda faccia uscire Veneto Banca da questo impasse».
Di F.N., da Il Corriere del Veneto


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