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Crediti BPVi, ecco elenco società che hanno dato in pegno il 100% delle quote: ci sono Grotto, Pittarosso, Boscolo Hotel, Samia... A Mion e Viola una sola domanda: sono solvibili?

Di Giovanni Bregant Ufficio stampa Venerdi 10 Marzo alle 19:54 | 0 commenti

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30 nomi e poi più nulla. Lo scorso 20 gennaio, prima di tutti il Tg di La 7, diretto da Enrico Mentana, ha pubblicato la lista dei grandi debitori della Banca Popolare di Vicenza. Esploso il caso in molti hanno chiesto che l'elenco degli insolventi fosse completato e che fosse reso diposnibile per tutte le banche, in primis quelle in crisi. La questione è giunta fino al Parlamento ma, a più di un mese di distanza, nulla è cambiato se non il desiderio di sapere e il coro di chi pretendeva di sapere. Le regole del gioco sono rimaste le stesse e così la BpVi, ma non solo la nostra ex Popolare, mantiene il riserbo. La spiegazione ufficiale è una sola, semplice e solida come un muro di mattoni: rendere nota la lista danneggerebbe i debitori e, implicitamente, anche le banche creditrici. Chi ha chiesto un prestito, piccolo o grande che sia, ha il diritto a rimanere nell'ombra per continuare a fare affari e sperare un giorno di ripagare quanto ricevuto.

Eppure lo scorso gennaio il presidente dell'Abi Antonio Patuelli aveva tuonato: "Se le banche vengono salvate con soldi pubblici è eticamente giusto che si conoscano i nomi dei principali debitori". Nonostante gli applausi, trasversali, palazzo Madama a inizio febbraio ha fatto cadere nel vuoto l'invito. Nella legge Salva Risparmiatori è passato un altro concetto: niente nomi, ma solo i profili di rischio.
Un modo per provare a comprendere meglio gli affari della Popolare e su chi l'istituto di credito ha investito, anche prestando denaro, c'è ed è completamente legale: la visura camerale.
Il meccanismo è semplice: presso la Camera di Commercio di Vicenza sono registrate le società in cui l'istituto di credito ha una partecipazione e questo vale per tutte le Camere di Commercio e per tutte le banche che siano società di capitali.

Si tratta in molti casi di investimenti logici per una banca che acquisisce anche strategicamente quote di società terze.

Ma sotto la voce "partecipazioni" compaiono anche i nomi di chi ha dato in pegno quote societarie per avere un finanziamento così come fanno i poveri umani che, magari, impegnano le proprie gioie per andare avanti nella speranza di poterle riavere pagando il debitos ottoscritto.

Facciamo un esempio: l'azienda di Mario Rossi ha bisogno di un prestito per crescere e comprare nuovi asset o per pagare i creditori e continuare a operare. Va dalla banca che gli concede un finanziamento, pagabile a rate o a una certa scadenza. A garanzia del "prestito", però, l'istituto di credito chiede qualcosa di tangibile e cioè, finite magari le garanzie reali, solitamente titoli monetizzabili o immobili, già utilizzate per altre linee di credito, si fa dare in "pegno" parte delle quote o l'intera proprietà della società. Se Rossi non paga, la banca potrà decidere di tenersi l'azienda o di vendere le quote per rientrare, almeno in parte, del prestito concesso.

Abbiamo raccolto i dati, due visure camerali, una nel dicembre del 2015, l'altra, più recente, a gennaio del 2017. Il confronto aiuta a capire di più, non solo gli affari della banca ma anche la situazione dei presunti debitori. Nella prima "misurazione" 59 società avevano dato in pegno il 100% delle loro quote alla BpVi. A due anni di distanza alcune di queste sono tornate in possesso di parte o di tutte le loroquote, altre mantengono lo stesso debito. Complessivamente, però, la Popolare ha aumentato il numero dei pegni al 100% che riguarda ora 66 attività.

Il dato è interpretabile in più modi: potrebbe essere un buon segno, significa infatti che l'istituto di credito continua a prestare denaro. L'altra faccia della medaglia è pero più oscura. La crescità dei pegni può significare che aziende prima in salute hanno dovuto chiedere un maggior intervento della banca e che quelle indebitate al 100% sia nella prima visura che nella seconda non siano ancora riuscite a restituire il prestito. Impossibile conoscere con esattezza il valore delle transazioni "prestiti contro pegni" e, pur avendola chiesta in passato, questa informazione è stata coperta dalla "privacy".

Se l'azienda di Mario Rossi è una multinazionale, le quote date in pegno dovrebbero avere molto valore, se la società del nostro Rossi è un piccolo negozio di quartiere, meno. Ma vale anche un'altra considerazione: il pegno di un'azienda è proporzionale al finanziamento ricevuto e, quindi, pegni al 100% su quote di società di rilievo significano grandi prestiti con relativi rischi. Per la stessa ragione, in termini assoluti, potrebbero essere considerate grandi debitrici, società di cui la banca possiede in pegno solo il 2,5 % delle quote. Ancora una volta dipende dall'entità del prestito e anche dalla capacità presunta del debitore di pagare.
Elenchiamo, per il momento, solo i casi in cui la Banca Popolare di Vicenza è in possesso del 100% delle quote societarie delle aziende debitrici. Molte delle aziende presenti risultano essere in liquidazione, alcune in fallimento. Solo due delle società che al tempo della prima visura avevano dato in pegno il 100% delle quote dell'azienda hanno migliorato il loro status. L'impresa è riuscita alla Stroili oro spa (che passa dal 100% a solo un 33%) e la Artigianpiada che scende al 90%.

In nove invece hanno aumentato la quota data in partecipazione alla banca e molte sono da tempo ferme al 100%.

In questo elenco di aziende "impegnate" al 100%, tanto per fare alcuni nomi noti, ci sono Pittarosso spa, la nota catena padovana di negozi di calzature (data inizio pegno il 20 maggio 2016), Grotto spa, l'azienda chiuppanese del marchio Gas Jeans (data inizio pegno il 7 novembre 2012), Boscolo Hotel Spa (pegno risalente al 23 giugno 2015), Samia spa (concia arzignanese con pegno datato al  1° giugno 2011).

E, in aggiunta per non poche di queste aziende totalmente "impegnate" la BPVi (e lo stesso succede per la Veneto Banca) condivide la garanzia con altre banche... 

Ecco la lista completa: G&H Real Estate srl, Windsol Srl, Ambrasol 2 srl, Ambrasol 3 srl, Fratelli Brunello srl, Grotto spa, Room Rose srl, Colorificio Zetagi srl, Progetto Luxury srl, Progetto Winwe srl, Pittarosso spa, Biogreen Rrl società agricola, GMF Holding Srl, PFG Holding Srl, Italiaturist Srl., Euro Fiditalia spa, srl San Daniele, Fri-El Sermide Srl, Diquigiovanni srl, Boscolo Hotel spa, Group Edil srl, Immobiliare Gorizia srl, Profilitec spa, Roberta Bioenergia srl, Iumagas Bionergy Società agricola rl, Pezzutti Aldo Srl, Boato International spa, Samia spa, Viscolube srl, Luigi Perego srl, Pizziolotto srl, Francesco srl, Amarnato srl. Acquapark Cassola Srl, Ares MP srl. Nuova Giunas Srl, Isem srl, Cim Italia srl, Scapa Italia srl, Pegaso 2000 srl, Unigrà Srl, BMG Barberino srl, Msm Solar srl, Tamata Holding spa, Ebs srl, T.R.E. srl, Compagnia italiana Investigazione, Gezzo srl, Eolica Monopolare Basilicata srl, Grand Hotel Molino Stuky srl, Cerved Group spa, Ely Bio Varese srl, Nuova beni Immobiliari srl, Eurolites spa, Sviluppo 21 SRL, Disinfecta Sspa, Porto Allegro srl, Compagnia Dell'arancio srl, Ghms Venezia Srl.

L'elenco merita ulteriori approfondimenti per gli importi in gioco, mentre suscitano perplessità anche altri pegni di società in relazione diretta o indiretta anche con membri del Cda, come la Marzotto SIM il cui 9,8% è in pegno alla Banca fin dal 16 febbraio 2012.

La speranza è che ora, regnanti Gianni Mion e Fabrizio Viola, venga fatta quella chiarezza che nell'era post Gianni Zonin targata Francesco Iorio si arenò con la motivazione del non poter rispondere per motivi di privacy o riservatezza interna...

Una motivazione che i 94.000 soci corteggiati per la transazione non capiscono.


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