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La Neuropsichiatria Infantile smembrata e aggregata all'area psicosociale, Piera Cipresso Fracassi dell'Aias: progetto veneto fa impallidire

Di Lettere al direttore Giovedi 12 Ottobre alle 08:55 | 0 commenti

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Pubblicato l'11 ottobre alle 12,24, aggiornata il 12 alle 8.55

Caro direttore ti allego una lettera aperta della Presidente dell'A.I.A.S. di Padova che è anche la Vicepresidente Nazionale della mia associazione. Grazie per l'attenzione. Vittorio Corradi, presidente Sezione A.I.A.S. (Associazione Italiana Assistenza Spastici Onlus) San Bortolo di Vicenza 

E così i giochi sono fatti: la Neuropsichiatria Infantile verrà smembrata, declassata, ed aggregata all'area psicosociale, compresa nelle Unità operative Infanzia, Adolescenza, Famiglia del Dipartimento di Salute mentale. Insomma, risulta più importante una integrazione sociale e scolastica che una visione a tutto tondo di interventi sanitari ed altamente specialistici fin dalla più tenera età, come i tecnici hanno da sempre richiesto.

Dubito che soloni regionali abbiano mai visto uno spastico, mai vissuto accanto ad un autistico, si siano mai chiesti quanta fatica ed impegno la famiglia con un bimbo disabile metta nel cercare di recuperare abilità possibili, quanta speranza ripongano in un processo di recupero del loro piccolo affidato a menti esperte, preparate che lavorano in Neuropsichiatria Infantile, un  centro altamente specialistico dove la riabilitazione che interessa la psiche, il movimento, il linguaggio, trova una èquipe multi professionale di esperti, che collaborano, che si consultano, che respirano un ambiente, un mondo in cui si approfondiscono conoscenze ed innovazioni per giungere alla specificità delle cure del singolo bambino."  
"L'inclusione scolastica e sociale sono aspetti di interventi che senza dubbio giovano, ma alla base di una vita non deve mancare l'impegno, la continuità di un servizio complesso, a più mani ed a più voci, a più esperienze scientifiche per far salire a poco a poco, ai piccoli pazienti, gradini che portano all'autonomia. Tutto questo, da quanto stabilito dalla Regione, verrebbe a mancare. Il "modello veneto" ricorda da vicino altri modelli che poi sono saltati.
Ora io mi pongo alcune domande: in una struttura di Unità Operativa Infanzia Adolescenza Famiglia, che s'interessa di povertà, di migrazione, di famiglie in difficoltà, che c'entra la disabilità che afferisce per gran parte al dipartimento della sanità? Chi farà la diagnosi ai nostri piccoli e dove verrà fatta? Dovremo girare più servizi senza che i tecnici possano comunicare progressi o regressi? Chi stenderà il progetto riabilitativo individuali, il direttore dell'Unità operativa infanzia adolescenza famiglia? E costui sarà un Neuropsichiatra infantile o uno psicologo? Chi sceglierà di troncare il trattamento o chi sceglierà quello migliore?

Il progetto veneto fa impallidire chi come noi famiglie AIAS, 46 anni fa abbiamo ottenuto l'attenzione della Comunità scientifica organizzando un Centro riabilitativo multidisciplinare , ceduto poi alle ULSS di competenza, obbligati da una legge regionale. Abbiamo creato una piccola struttura spinti dalle necessità dei nostri figli che poi l'Ente pubblico, fino ad un decennio fa, ha migliorato e completato. Oggi invece è in pieno declino, dimenticato e soggetto a continui tagli di risorse... Purtroppo siamo convinti che chi si occupa di politiche sanitarie in Regione , abbia dimenticato il valore e l'esperienza di quanto fatto in passato,dei progetti innovativi e tecnologici a portata di mano ed ora inaccessibili, non abbia in mente la qualità degli interventi per una piccola vita che deve essere conquistata E mentre la scienza vola, si tengono ben presenti solo i costi, distruggendo anche le speranze di chi non riesce ad accedere alle cure di cui ha necessità e che si troverà in età adulta appesantito da una disabilità che poteva almeno essere contenuta. Ci stanno negando anche la speranza. Ma noi ci siamo, con coraggio da vendere.

Piera Cipresso Fracassi
Presidente dell'A


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"La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme...".

Purtroppo, come molte altre volte succede in questo Bel Paese mal gestito, avviene il contrario.
La vicenda delle banche venete è purtroppo nota e non stanno nemmeno più in piedi gli alibi che vogliono colpevolizzare i soci ("se la sono cercata loro perché sapevano che era rischioso ... volevano fare gli squali e adesso piangono miseria ...") perché è stato dimostrato che non è così; il prezzo delle azioni è stato taroccato ed è una truffa bella e buona che le banche hanno fatto ai loro sottoscrittori.
Raggirati da funzionari bancari senza coscienza pilotati a loro volta dai direttori senza scrupoli, che sapevano benissimo di vendere azioni fuffa ... ma l'importante è vendere e far carriera (no?).
E via col valzer delle scuse del tipo "siamo una banca solida ... non abbiamo problemi etc".
Mentre si tentava di coprire la voragine bancaria con un fazzolettino di carta, Consob e Banca d'Italia si giravano dall'altra parte per non vedere.
Il finale vede trionfare le banche che hanno fatto lo "sforzo" di avere solo la parte sana.
Come se non bastasse, i funzionari "lupi" delle due banche si sono travestiti da "agnelloni" di Intesa San Paolo, e probabilmente continueranno a perdere il pelo ma non il vizio.
Tutto apposto dunque. No?
Direi che alla luce di questo non faccio fatica a credere alla lettrice quando dice "credere nella Giustizia è diventato molto, molto difficile, quasi impossibile". E' e rimane impossibile, cara Flavia.
Molto probabilmente in un altro Paese più civile la cosa avrebbe preso una piega diversa, a favore dei risparmiatori (penso ad es. alle class action, che da noi sono solo di facciata).

Credo purtroppo, cara Flavia, che la lettera inviata ai politici cada nel nulla.
Per il semplice motivo che se qualcuno avesse voluto davvero fare qualcosa PRIMA, l'avrebbe fatto.
Ora è troppo tardi. Ed è persino patetico che i politici si proclamino adesso paladini dei risparmiatori, a babbo morto.

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Con augurio di poter essere smentito.

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