Quotidiano | Categorie: Politica

Achille Variati: un sindaco al comando ma incompreso e solo, sul fondo... Del mandato

Di Mario Giulianati Martedi 2 Gennaio alle 13:44 | 0 commenti

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L'ultimo giorno di un anno nel mondo della politica è costume che gli esponenti maggiori di un ente, sia esso il comune, la provincia la regione, o stato, inviino ai loro amministrati un messaggio. Cosa del tutto legittima e, direi, scontata. Così ha fatto il Presidente della Repubblica, così ha fatto il sindaco di Vicenza, Achille Variati, che non solo si trova a tirare le somme di un anno, il 2017, ma praticamente di un decennio. Quello che ha vissuto da primo cittadino a Vicenza. Ho letto le sue considerazioni sia sul Giornale di Vicenza, sia sul Corriere del Veneto e proprio da quest'ultimo traggo la prima considerazione.

Il giornalista Gian Maria Collicelli gli chiede "Mi dica un rimpianto di questi dieci anni di governo della città". Il sindaco si dice dispiaciuto per non essere riuscito a concludere la vicenda del Fondo Immobiliare e dice "penso che una buona parte della città non abbia avuto il tempo di capire fino in fondo". Naturalmente di quanto, secondo lui, importante fosse questa operazione immobiliare.

Non entro nel merito della vicenda stessa. Ho una opinione diversa dalla sua ma il caso, almeno nei termini in cui venne presentato, non esiste più, quindi inutile parlarne. Quello che mi colpisce è proprio il contenuto della frase riportata tra virgolette. In altre parole il sindaco dice che i vicentini non hanno compreso, quindi la "colpa" è loro. Ma non fa cenno alcuno al fatto che a spiegarlo eventualmente ai concittadini doveva essere proprio l'amministrazione comunale. Cosa che, evidentemente, non è avvenuta, e se è avvenuta deve essere stata fatta assai malamente.

Due assessori hanno affermato che ci hanno lavorato per due anni. Ma durante questi due anni non hanno trovato, né loro né il sindaco né altri della amministrazione, il tempo per spiegare alla città con chiarezza e assoluta trasparenza di cosa si trattava. Ora si scarica la responsabilità di un no al Fondo sulla popolazione.

Torno a un vecchio ritornello ma, ancora una volata valido: mai che vi sia un amministratore di questa Giunta che si assuma una piena responsabilità ammettendo di aver compiuto, per lo meno, un errore di comunicazione. Insomma vi è sempre un responsabile, un terzo soggetto, e nessun addetto colpevole di nulla. Proprio come sta avvenendo con la classe dirigente della Banca Popolare di Vicenza.

Sul Giornale di Vicenza, il giornalista Gian MarcoMancassola su una analoga domanda, raccoglie un frutto ancora più pungente. Dice il sindaco che l'aver fermato l'operazione del Fondo l'ha rattristato: "Pensavo che nel mondo politico vicentino e dentro al mio partito (il PD) fosse maturata la consapevolezza dell'utilità di questo progetto per la città. E invece mi sono sentito solo e per questo mi sono fermato".

Chiaro che qui abbiamo un soggetto terzo in buona parte individuato quale colpevole: il mondo politico vicentino e specificatamente il PD. Se non sono riusciti, il sindaco e i vari amministratori, a convincere della bontà del progetto nemmeno la loro maggioranza, ovverossia il partito di appartenenza, mi richiedo che cosa hanno fatto gli assessori incaricati del progetto per far sì che questo enorme progetto fosse compreso e approvato?

Cosa vi era di così delicato da non potere essere divulgato? Se le cose stanno come dice il sindaco che non è sicuramente uno sprovveduto va da sé che qualcuno ha delle responsabilità ma ne ha qualcuna anche un sindaco, almeno quella di non aver premuto i suoi collaboratori affinché informassero la città. È pressoché incomprensibile che di fronte a un problema molto delicato e importante e così malamente gestito, almeno per quanto riguarda la comunicazione, un sindaco debba finire con il dover ammettere di sentirsi "solo", ovverossia isolato. Non mi sembra una buona conclusione di mandato amministrativo.


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