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A proposito di fascismo e antifascismo: da idiota a politicamente corretto, Pier Paolo Pasolini

Di Italo Francesco Baldo Lunedi 12 Febbraio alle 22:42 | 0 commenti

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Pier Paolo Pasolini non è stato solo un autore di romanzi e poesia, ha sempre interpretato anche un ruolo pubblico e con una visione politica lucida che non ha mai esitato di fronte "alla moda" di dire ciò che pensava e soprattutto di indicare come vi sia troppo spesso un uso strumentale di idee e di atteggiamenti che non portano a quel bene civile cui lui stesso agognava. Proprio le vicende del cosiddetto ‘68 lo hanno visto protagonista di una dirittura che possiamo certo definire morale con la quale ha evidenziato come la stessa sinistra non era stata capace di comprendere fino a fondo il movimento dei giovani, ma lo aveva rivestito di una strumentalizzazione che non le faceva certo onore.

Con una serie di articoli pubblicati sul settimana Il Mondo e il quotidiano Il Corriere della Sera, poi raccolte nel volume Lettere luterane, lo scrittore intervenne con chiarezza contro il conformismo borghese e della sinistra stessa, della televisione e di tutta la politica italiana che più che di analisi si serviva di slogan. I Cosa di cui ancora oggi residui di quel passato si servono per cercare di stare a galla, magari percependo lauti stipendi e vitalizi, come il protagonista Mario Capanna, emblema di tutti i carrierismi dei protagonisti di quel periodo.

Pasolini intervenne con la gamba tesa di fronte ai giovani contestatori i quali più che l'interesse verso la società e i suoi bisogni umani (spirituali e materiali) arraffavano protagonismi, spesso ben protetti dal ceto sociale che dicevano di contestare. Inneggiavano a Karl Marx senza aver né letto né soprattutto studiato, e di Marcuse conoscevano, di Eros e Civiltà, solo l'eros solipsistico.
Bene si espresse Pasolini in Gennariello: "Ma cosa vuoi farci, preferisco la povertà dei napoletani al benessere della repubblica italiana, preferisco l'ignoranza dei napoletani alle scuole della repubblica italiana, preferisco le scenette, sia pure un po' naturalistiche, cui si può ancora assistere nei bassi napoletani, alle scenette della televisione della repubblica italiana. Coi napoletani mi sento in estrema confidenza, perché siamo costretti a capirci a vicenda. Coi napoletani non ho ritegno fisico, perché essi, innocentemente, non ce l'hanno con me."
In altro articolo difese i figli del popolo che facevano i poliziotti ed erano sbeffeggiati se non attaccati anche fisicamente dai giovanotti borghesi. Invitava al vero studio non al pressapochismo ideologico che cantava "bella ciao", ma nulla sapeva di Dario Fo, militare nella X MAS.

Si identificava nel popolo palestinese, non per le sue ragioni ma per un antisionismo che puzzava e puzza ancor oggi di razzismo. Difendeva con Soccorso Rosso i poveri kompagni vessati dalla giustizia ma che mai hanno preso posizione contro gli assassini del commissario Calabresi colpevole, soprattutto per Lotta Continua, di essere l'uccisore dell'anarchico Pinelli, su cui visse e incassò la pièce teatrale sempre di Dario Fo.

Esempi molteplici, su cui insigni accademici ammannivano le loro idee, comprensibili solo dagli angeli in su, ma alle quali, era obbligo, si tributava l'onore dell'eccellenza, almeno fino a quando il professore portava acqua al mulino dei politici di professione, che hanno ereditato la poltrona dal padre, dopo aver fatto qualche molotov all'Università di Pisa, allora frequentata anche da D'Alema.

Intanto Berlinguer dalla sua poltrona, come lo descrisse Forattini, si godeva il possibile potere e pontificava di questione morale, per gli altri, ma non per i conti che avrebbe dovuto fare con i gulag dei suoi compagni sovietici. Tacque lui e a bocca cucita sono rimasti fino ad oggi i kompagni, che si proclamano antifascisti, ma del fascismo sanno poco o nulla e invece di studiare la storia dove comprenderebbero che il fascismo è nato, come il nazionalsocialismo, dalla opposizione al comunismo che fu il primo tra i totalitarismi, nato nel 1917, seguito dagli altri totalitarismi.

Ma lo slogan è quello di essere senza se e senza ma, di maniera all'epoca di Pasolini e anche oggi. Morì assassinato Pasolini e si impadronirono della sua icona con un rosso più rosso del suo sangue, ma non l'hanno ascoltato. Come sempre si servono, Montanelli lo ricorda, di chi porta acqua al loro mulino, in realtà a quello dei loro politici di professione. Ben indossano questi modaioli della politica l'espressione sugli idioti di Lenin, ma forse sarebbe meglio l'etichetta di politically correct. che sarebbe piaciuta anche a Pier Paolo Pasolini.
Also sprach Zarathustra

P.S. Fascismo e antifascismo

"Mi chiedo, caro Alberto, se questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi a fascismo finito, non sia in fondo un'arma di distrazione che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per vincolare il dissenso. Spingere le masse a combattere un nemico inesistente mentre il consumismo moderno striscia, si insinua e logora la società già moribonda".
(Pierpaolo Pasolini ad Alberto Moravia, 1973).

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